Dolce e Gabbana ci ricascano: di nuovo contro le famiglie rainbow

In un’intervista a Panorama, i due condannano l’omogenitorialità. Ma qualche anno fa…

C’è chi, col passare del tempo, invece di fare passi avanti, sui diritti, fa passi indietro. Vistosi, enormi. E non stiamo parlando delle solite associazioni di ispirazione cattolica, dei loro ideologi o di qualche formazione politica di centrodestra. Stiamo parlando di due nomi che rappresentano un fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo: Dolce & Gabbana.

In un’intervista rilasciata al Panorama e pubblicata sul numero in edicola oggi, i due stilisti si schierano dalla stessa parte dei più acerrimi nemici del riconoscimento dei diritti delle persone lgbt dicendosi contrari ai “figli della chimica”. “La vita ha un percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate” hanno dichiarato D&G al settimanale aggiungendo che “la famiglia non è una moda passeggera, è un senso di appartenenza”. “Non si vive di cool, fashion e app, questa generazione ha paura di investire sugli affetti” aggiungono, proprio loro che sul cool e il fashion hanno creato un impero economico e che ormai anni fa hanno smesso di investire sul rapporto di coppia che li legava .

QUANDO GLI STILISTI VOLEVANO DIECI FIGLI

Come ricordano in queste ore molti utenti sui social network, nel 2005 la coppia aveva rilasciato un’altra intervista , quella volta a Vanity Fair, in cui entrambi confessavano un forte desiderio di paternità, sebbene oguno per sé e con metodi diversi. E non di un solo figlio. Dolce parò allora di “una squadra di calcio“. “Siccome nella vita ho avuto tutto quello che potevo avere, ma ho il piccolo handicap di essere gay – aveva dichiarato Dolce – avere un figlio non mi è concesso, e me ne sono fatto una ragione. Potrei adottarlo, o farlo in qualche modo all’estero, ma mi paralizza la paura che il bambino si possa sentire strumentalizzato”. Gabbana si era addirittura detto alla ricerca di una donna con cui portare avanti la fecondazione assistita, convinto che un bambino abbia bisogno di una madre “che può anche abitare al piano di sopra, come succede alle coppie separate”.

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I PRECEDENTI

Non è la prima volta, però, che D&G rilasciano dichiarazioni controverse, per usare un eufemismo. Nel 2006, ad esempio, Stefano Gabbana aveva definito il matrimonio egualitario “una sorta di caricatura” dicendo di preferire i Pacs (di cui allora si discuteva anche in Italia). “Non occorre secondo me firmare un contratto per essere fedeli – aveva dichiarato a Repubblica -. Non occorre andare in comune, scambiarsi gli anelli. Sì, se ti piace fare una grande festa, falla, ma il matrimonio gay è una sorta di caricatura. E anche il matrimonio tradizionale, a ben vedere, è una caricatura. Per come la vedo io l’impegno dovrebbe essere per tutta la vita, ma poi non è mai o quasi mai così”. Nonostante questo, anche in quell’occasione, lo stilista aveva ribadito il desiderio di paternità.

Qualche settimana fa, sul profilo ufficiale dell’azienda su Instagram era stata pubblicata una delle immagini della campagna di lancio della collezione Primavera – Estate. Una foto (qui accanto) con tanti bambini, i due stilisti ed un modello. Il testo di Stefano Gabbana, diceva: “Amore, famiglia e risate. Questa è l’essenza dell’estate 2015″.

Qualcuno aveva intravisto in quella foto un’apertura alla comunità. Ma probabilmente si trattava solo di un ammiccamento al mercato gay, niente a che vedere con le istanze delle persone, delle coppie e delle famiglie.

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