Donna trans umiliata e arrestata con manette rosa dalla Polizia di New York

E’ stata inizialmente fermata per non aver dato il suo vero nome, non ancora modificato all’anagrafe.

Questo caso di discriminazione risale al 18 aprile 2018, ma la notizia è stata resa pubblica solo nei giorni scorsi, a seguito della denuncia da parte della vittima. Protagonista di questa brutta storia è Linda Dominguez, una donna trans di New York. Come ogni sera, stava tornando a casa in autobus. Arrivata alla fermata, scende con le solite persone che abitano nelle vicinanze, e assieme ad alcune di queste attraversa un parco dopo l’orario di chiusura, risparmiando qualche centinaia di metri. A differenze delle altre sere, però, 3 agenti della Polizia decidono di fermarla.

Sapendo come sarebbe andata la situazione, essendo una donna trans, ha deciso di riferire agli agenti entrambi i suoi nomi, sia quello maschile che quello femminile. Ma i poliziotti non si sono convinti, e l’hanno arrestata e portata in centrale. Qui inizia l’umiliazione, con insulti nei confronti del suo genere. Gli agenti si domandavano tra loro “E’ un uomo, non è un uomo. che cos’è?“. Hanno anche utilizzato delle manette rosa, non in regola, per ammanettarla. Le ha tenute ai polsi per tutta la notte che è rimasta in cella.

Accusata di aver dato un’identità falsa

Linda Dominguez è stata inizialmente denunciata per aver dato una falsa identità agli agenti. In realtà, aveva dato semplicemente il nome con il quale si faceva chiamare. Gli agenti non hanno voluto ascoltarla, e hanno proceduto alla denuncia. Tutte le accuse sono stat rigettate ad agosto, dopo la sentenza di un tribunale, dando quindi ragione a Linda. La donna ha reso noto il fatto alla New York Civil Liberties Union, che ha denunciato la Polizia di New York per suo conto.

Linda ha spiegato che mai era stata tanto umiliata in vita sua, e che dopo l’arresto aveva anche pensato al suicidio. L’arresto per aver dato una falsa identità, l’umiliazione di portare delle manette rosa e l’umiliazione erano pesi troppo grandi da portare. E continuare a vivere. Fortunatamente, ha deciso di denunciare gli agenti. E di lottare per i suoi diritti.

La risposta della Polizia di New York

Il portavoce della Polizia ha affermato che tutti gli agenti hanno il dovere di collaborare con la comunità LGBT, e di difenderla dagli atti di discriminazione. Ha specificato poi che hanno “attentamente progettato e implementato delle politiche efficaci, dei protocolli di formazione, delle iniziative di sensibilizzazione e dei processi disciplinari” per evitare ogni forma di discriminazione.  Ha continuato spiegando che “la polizia di New York continuerà a comunicare e collaborare con la comunità LGBTQ ,mentre noi tutti cercheremo di rafforzare ulteriormente le nostre relazioni con tutte le comunità in tutta la città che proteggiamo e serviamo“.

Donna Lieberman, direttrice esecutiva della New York Civil Liberties Union, ha affermato: “Le linee guida della polizia proibiscono la discriminazione contro le persone trans di New York, ma chiaramente il Dipartimento di Polizia non riesce a garantire che gli ufficiali seguano le proprie regole e onorino la dignità di tutti i newyorkesi“. Sottolinenando però che dal 2012 (anno in cui sono entrate in vigore) queste norme sono state rispettate solo poche volte.