Dopo Grosseto, Pistoia: niente comunione ai “gay conclamati”

Il Vescovo Emerito di Pistoia, fa da eco al suo collega di Grosseto e definisce l’omosessualità un disordine dal quale si uò guarire. Solo cambiando vita si può ottenere il perdono.

Dopo il Vescovo Emerito di Grosseto, è il turno del suo collega pistoiese nel lanciare strali contro la comunità lgbt.

In un’intervista all’ormai noto Pontifex, monsignor Simone Scatizzi ha dichiarato: "La pratica omosessuale e la ostentata e dichiarata omosessualità impediscono l’amministrazione della comunione, secondo quanto dice la Chiesa e nessuno sicuramente é in grado di contraddire questo precetto". Ci risiamo: i gay, in quanto peccatori, non possono ricevere a comunione se non si pentono del proprio peccato.

"L’omosessualità in quanto tale é un disordine. E su questo non ci sta discussione – incalza l’ottantenne monsignore in pensione, senza curarsi minimamente della posizione dell’Oms da più anni a questa parte -. In ogni caso con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze". Niente sentenze, dunque. Eppure sembrava proprio di leggerne.

Ma gli strali del monsignore si spingono oltre, su sollecitazione dell’intervistatore (lo stesso che ha intervistato il Vescovo di Grosseto, per la precisione). Anche i divorziati e i conviventi non possono ricevere la comunione "ma non per cattiveria della Chiesa – specifica Scatizzi – e i divorziati mai devono sentirsi emarginati o esclusi dalla comunione con la Chiesa, ma esiste una oggettiva situazione incompatibile con il sacramento e la sua ammnistrazione".

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Insomma per potere rivendicare di nuovo il diritto a ricevere la comunione, bisogna pentirsi e cambiare vita, che siate divorziati, gay, lesbiche o che abbiate deciso di convivere, "ma occorre che questo cambiamento sia reale ed effettivo, sincero".