DOPO-PRIDE: LE IMMANCABILI POLEMICHE

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A fronte dell’enorme affluenza di gente, certamente in grado di competere con quella del Family Day, l’immancabile codazzo di polemiche.

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ROMA – Se le stime diffuse dalla Questura sono un indicatore (in difetto) di quante persone partecipano a una manifestazione è forse opportuno ricordare che per il Family Day del 12 maggio scorso parlavano di circa 250mila persone, mentre per il Pride di sabato si parla di cifre comprese tra le 3/400mila. Per ammissione dello stesso portavoce Savino Pezzotta il Family day era stato organizzato per dire un netto "no" ai Dico e dunque ai diritti delle coppie omosessuali. Inevitabilmente il Pride è diventato così una risposta, chiara, a chi voleva dimostrare che riempiendo una piazza si volesse seppellire una volta per tutte l’aspirazione a quei riconoscimenti e uguaglianza che sono già realtà appena al di la dei nostri confini nazionali.

Ora Pezzotta, sulle pagine di La Stampa, fa l’offeso: «Mi ero commosso al Family Day vedendo la nostra gente. Gente che lavora. Manifestare è sempre sacrosanto, ma del Gay Pride mi feriscono l’offesa, l’attacco alla mia Chiesa, la parodia della sensibilità cattolica, la profanazione dei simboli religiosi e di quella piazza.» Ma gay, lesbiche e trans non lavorano forse? E quella particolare piazza cattolica non è forse offensiva quando sostiene che chi non rientra nella categoria ‘eterosessuale-coniugato’ non ha diritto a pari trattamento e considerazione da parte dello Stato? «Si lamentano posizioni omofobiche – continua Pezzotta – ma quando si offende il sentire comune con forme esibizionistiche poi nessuno può controllare le reazioni. Il Gay Pride ha svelato il vero obiettivo: le nozze gay. I Dico erano solo una copertura, quindi abbiamo fatto bene col Family Day a difendere la famiglia fondata sul matrimonio naturale, di un maschio e una femmina, aperto alla procreazione. Non si può fare pari fra diversi.»

Per la verità il movimento GLBT italiano aveva digerito malamente il compromesso al ribasso dei Dico in quanto era un ulteriore compromesso al ribasso rispetto ai Pacs. Visto che persino i Dico, ‘campioni’ di moderazione e ragionevolezza, sono stati comunque propagandati come un attacco alla Famiglia e alla Costituzione allora è comprensibile, e giusto, tornare a chiedere matrimonio e unioni civili. In risposta una nota del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, che dice a Pezzotta «che il dente che gli fa male è dovuto al fatto che la manifestazione del Gay pride ha portato in piazza lo stesso numero di persone senza per questo aver dovuto investire milioni di euro, ma solo grazie alla buona volontà di cittadini e cittadine».

Per la ministra della Famiglia Rosy Bindi è l’ora di dire basta “alle piazze contrapposte”, aggiungendo che «La piattaforma per il matrimonio omosessuale è irricevibile, ma ciò non toglie che non condivido neppure la posizione del ministro Mastella», il quale notoriamente è contrario a ogni provvedimento legislativo che cerchi di avvicinare l’Italia al resto d’Europa. Per Bindi «se si fosse andati avanti con serenità, senza impiccarsi ad una formula e senza lanciare anatemi, la manifestazione dell’altro ieri avrebbe avuto altri obiettivi.»

Seppur presentate in veste non ufficiale le dichiarazioni di solidarietà al Pride dei tre ministri Pollastrini, Ferrero e Pecoraro Scanio hanno fatto scattare il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè, secondo cui «Le dichiarazioni, insensate e false, di ministri della Repubblica pro privilegi gay, dimostrano solo l’urgenza di una seria valutazione sulla loro sanità mentale. Pollastrini, sfortunata coi matrimoni, afferma il falso. Non ha fornito dati al Parlamento su discriminazioni, per il semplice fatto che non esistono. Pecoraro è in chiaro conflitto di interesse sul tema dei Dico. E Ferrero tutela solo le minoranze che chiedono privilegi.»

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Da Maurizio Chiocchetti, responsabile Ds italiani nel mondo, sostegno alla Pollastrini e agli altri ministri attaccati da Volontè: «Esprimiamo la nostra solidarietà alla ministra – dice Chiocchetti – e il nostro pieno sostegno alla sua battaglia politica per l’affermazione dell’uguaglianza e della non discriminazione di tutte le coppie, etero e gay. Il Gay Pride di Roma è stato una grande manifestazione che non chiede privilegi, come spesso viene dichiarato faziosamente dal centrodestra, ma che rivendica diritti largamente e pacificamente riconosciuti in tutti i nostri vicini paesi europei. Gli italiani all’estero, così come i tanti cittadini stranieri che osservano le vicende politiche italiane, rimangono stupiti e sbalorditi di fronte al clima di intolleranza e derisione che in Italia viene fomentato in maniera strumentale da alcuni esponenti politici desiderosi di guadagnarsi il loro piccolo spazio di visibilità. Questo – conclude l’esponente Ds – non solo viene fatto sulle spalle dei tanti cittadini tutt’ora privi di una tutela giuridica, ma sicuramente non giova neanche all’immagine che l’Italia da’ di se nel mondo».

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