Doppio premio per Bruce Labruce al Festival Mix

Il Canada sbanca la cinemanifestazione milanese trionfando in tutte le categorie.

Doppia vittoria per una delle voci più originali e meno allineate del cinema queer contemporaneo: il cinesperimentatore canadese Justin Stewart in arte Bruce Labruce si aggiudica il primo premio al Festival Mix milanese non per uno ma per ben due film, “Gerontophilia” e “Pierrot Lunaire”. La giuria composta da Luca Andreotti, Alessandro Beretta, Mario Galasso, Elisabetta Longari, Davide Oberto, Vincenzo Patanè e Vincenzo Rossini ha giustamente evidenziato un autore che va in direzione opposta a una certa omologazione di un diffuso cinema lgbt ‘appiattito’ su stilemi convenzionali (e spesso di stampo televisivo). Se in realtà può sembrare più un premio alla carriera che non all’intrinseca qualità artistica, perlomeno di “Gerontophilia” che non ci sembra tra i suoi più riusciti, troppo addomesticato e incapace di osare, l’insolito verdetto ha il pregio di onorare un autore che continua a fare ricerca alla scoperta di nuovi tracciati espressivi: la motivazione parla infatti di “percorso di costante messa in questione dell’identità dei corpi e dei generi e del suo stesso cinema.

Due opere che evidenziano come l’anarchia del desiderio possa trovare le sue strade attraverso forme diverse e speculari”. Si premia così una vera idea di cinema, in grado di mettere a confronto un prodotto più mainstream (sebbene discutibile) come “Gerontophilia” a un curioso esperimento in bianco e nero, “Pierrot Lunaire”, che riscopre l’omonima composizione espressionista atonale di Arnold Schoenberg risalente al 1912, divenuta l’accompagnamento di un’opera teatrale tratta da una raccolta di poesie del belga Albert Giraud, trasformandola in cine-avanguardia gender: una ragazza berlinese travestita da maschio (Susanne Sachse) seduce un’altra ragazza ignara della sua vera identità.

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Sensata la menzione speciale alla dinamica creatività del greco “Xenia” di Panos H. Koutras “per la ‘pazza idea’ di avere creato una Odissea camp che attraversa le numerose contraddizioni dell’Europa contemporanea. Alla ricerca del coniglio bianco”.

Tra i documentari è stato preferito il canadese “My Prairie Home” di Chelsea McMullan sulla folksinger transgender Rae Spoon, “un percorso tra le identità di genere che riesce anche ad attraversare più generi cinematografici arrivando al pubblico più vasto” come motivano i giurati Massimo Basili, Andrea Inzerillo, Luigi Locatelli, Enza Negroni e Chiara Reali.

Una menzione speciale va al francese “Violette Leduc: In Pursuit Of Love” di Esther Hoffenberg, definito “il ritratto appassionato di un’artista libera, fuori dall’ordinario, che cercava nella disperazione dei suoi amori impossibili una voce per la sua scrittura”.

È ancora il Canada – cinematografia emergente tra le più interessanti: vedi il successo di Dolan e Cronenberg a Cannes – a trionfare tra i cortometraggi, col primo premio a “Stormcloud” di Kate Johnston “per l’eccellente scrittura, stile e recitazione e per la capacità di trasmettere un messaggio positivo e aperto a tutti”. Ben tre le menzioni speciali: al franco-belga “Electric Indigo” di Jean-Julien Collette e al danese “Nomansland” di Karsten Geisnaes, entrambi per “la qualità cinematografica”, e a “Das Pallometer” di Tor Iben, anch’esso danese, “per essere riuscito a raccontare in modo creativo e spiritoso una pratica umiliante in vigore fino al 2011” (si riferisce al test fallometrico in vigore nella Repubblica Ceca per misurare l’afflusso di sangue durante la visione di film pornografici, metodo ritenuto valido per l’accettazione di domanda d’asilo dovuta a discriminazione sessuale). La giuria del concorso cortometraggi era composta dal gruppo Giovani C.I.G. Arcigay Milano in collaborazione con Progetto Formazione MFN – Milano Film Network.

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