E’ morto Eloy De La Iglesia, regista basco gay

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È mancato a 62 anni dopo una breve malattia il prolifico regista basco dichiaratamente gay. Tra i suoi film più importanti ‘Los placeres occultos’, ‘El Diputado’ e il...

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È mancato a 62 anni, dopo una breve e fulminante malattia, Eloy De La Iglesia, prolifico regista basco con all’attivo 22 film, divenuto celebre negli anni ’70 come autore di un cinema provocatorio sul mondo dell’emarginazione. Primo autore spagnolo ad affrontare direttamente il tema dell’omosessualità, era lui stesso gay dichiarato nonché apertamente comunista. Per questo, nei difficili anni del franchismo, incorse più volte pesantemente nella censura che mutilò molti suoi film tra cui ‘Algo amargo en la boca’ (1969) e ‘La semana del asesino’ (1972), deturpato da più di 60 tagli, su un serial killer spagnolo che diventa amico di un altoborghese gay solitario (una delle grandi passioni di De La Iglesia era Edgar Allan Poe). Tra le sue opere più celebri ricordiamo ‘Los placeres ocultos’ (1976) sull’amore travagliato tra un adolescente e un banchiere, ‘El Diputado’ (1978) storia vera di un deputato comunista segretamente gay e ricattato da giovani di destra e il recente ‘Los Novios Bulgaros’ tratto da un romanzo di Eduardo Mendicutti, sensuale storia d’amore tra uno spagnolo benestante e un giovane bulgaro dedito al malaffare. Il suo cinema è ricco di romantici eroi omosessuali che per amore vanno contro ogni costrizione sociale andando spesso incontro a destini miserandi. Il cinema di De La Iglesia subì un’improvviso arresto alla fine degli anni ’80, quando morì il suo fidanzato nonché attore feticcio José Luis Mangano, causa di una forte depressione protrattasi per anni. Nel 1998 il Festival di San Sebastian gli dedicò una ricca retrospettiva che gli diede nuovi stimoli per tornare al lavoro: nel 2000 firmò per la tv spagnola un adattamento del ‘Caligula’ di Camus. Il direttore del Togay Giovanni Minerba, che fece inaugurare il festival del 2003 con ‘Los Novios Bulgaros’ e nel 2004 gli dedicò un omaggio con sette film, lo ricorda come «una persona speciale che ha fatto un cinema speciale, una dichiarazione per la difesa di tutte le libertà».

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