E’ morto Umberto Bindi, cantautore gay

Accanto a lui, al momento della morte c’ era il suo compagno di vita da oltre 20 anni Massimo Artesi. Le associazioni gay si uniscono nel ricordo di una delle prime figure di omosessuale dichiarato.

ROMA – È morto ieri sera in un ospedale romano Umberto Bindi; il cantautore aveva 70 anni e da tempo soffriva di cuore. Lo hanno confermato i collaboratori più stretti. Recentemente gli era stato riconosciuto il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli.

Bindi è morto intorno alle otto di ieri sera nell’ ospedale Spallanzani dove era stato ricoverato quattro giorni fa dopo l’ aggravarsi delle sue condizioni cardiache. Accanto a lui, al momento della morte c’ era il suo compagno di vita da oltre 20 anni Massimo Artesi.

La musica e il mare, la solitudine come scelta e Genova. Erano questi i temi delle prime canzoni di Umberto Bindi. Versi scarni, scritti in gran parte con l’amico Giorgio Calabrese, canzoni fuori moda e poetiche. Una vita ‘separata’ quella di Bindi, e non solo per la sua dichiarata omosessualità che fece scandalo al punto da costargli l’emarginazione dalla Rai e l’allontanamento, nel 1989, da Sanremo perchè personaggio troppo provocatorio e scomodo. Bindi proveniva dalla Genova bene, aveva studiato pianoforte al conservatorio. Negli anni Sessanta alla contestazione preferiva i locali notturni.

"Grazie Umberto per le tue canzoni, per il tuo coraggio, per aver vissuto coerentemente pur pagando la tua verità a caro prezzo". Così il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ricorda il cantante ligure deceduto ieri sera in un ospedale romano. Il circolo fermerà stasera in occasione della serata di Mucassassina la musica in tutte le sale "per dare il nostro arrivederci ad Umberto ed esprimere così il nostro più profondo dolore per la sua scomparsa". "Negli ultimi mesi – ha ricordato in una nota il Circolo Mario Mieli – insieme ad altri artisti siamo stati al suo fianco per sollecitare il governo a concedere il sussidio Bacchelli ma il cuore di Umberto non ce l’ha fatta".

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"Se ne è andato un pioniere della visibilità gay, oltre che della canzone d’autore – ha dichiarato Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay – Bindi ha pagato duramente, con l’emarginazione dal mondo dello spettacolo e, più tardi, con la miseria, le sue scelte coraggiose di visibilità e sincerità, con se stesso e con il suo pubblico. Oltre ad alcune fra le più belle canzoni italiane, ci ha lasciato un esempio di sincerità. Grazie Umberto, ovunque sei”.

Per Franco Grillini, "ci vorrebbe un po’ di autocritica da parte di chi lo ha maltrattato". Secondo il deputato dei Ds Umberto Bindi è stato "uno dei primi omosessuali ad uscire alla luce del sole" e rappresenta "un pezzo di storia felice, bella, creativa, gentile e affettuosa della comunità omosessuale italiana. Il mondo gay nel suo complesso prova una sincera gratitudine nei suoi confronti".

"Bindi ha pagato duramente, sulla sua pelle, il fatto che la sua omosessualità fosse nota – aggiunge Grillini – Ma, ironia della storia, la legge Bacchelli è arrivata tardi. Per questo la legge andrebbe rivista". Grillini poi ricorda che Bindi partecipò alla prima diretta tv sull’omosessualità, su Raitre. "Era il 28 giugno 1991 – dice – il programma era condotto da Gad Lerner dal Teatro Testoni di Bologna. Io ero tra gli ospiti. C’era anche Carlo Giovanardi, attuale ministro per i Rapporti con il Parlamento, che disse che l’omosessualità è un ‘binario morto’… Il programma, che durò un paio d’ore, si aprì con Bindi che cantava una delle sue memorabili canzoni. Ora è morto in miseria – prosegue Grillini – e questo non fa certo onore all’Italia. Bindi – conclude – è un pò l’immagine dell’omosessualità nella passata generazione, di chi ha pagato la cultura omofobica e di chi ha paura del diverso".