Ecco chi è il “Gentiluomo di Sua Santità”

Insignito dell’alta onorificienza da parte del Vaticano, Balducci fa parte della cosiddetta “famiglia pontificia”. Ecco chi è l’uomo finito nello scandalo della Protezione Civile

Angelo Balducci è un personaggio chiave del Giubileo del 2000 e dei rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede, frequentatore della Curia e amico di molti cardinali. Dal 1990 provveditore per le Opere pubbliche del Lazio, Balducci riceve nel 1995, con biglietto dell’allora segretario di Stato vaticano, card. Angelo Sodano, la prestigiosa nomina di "Gentiluomo di sua Santità", un incarico che non decade con la fine di un pontificato ma che rende il titolare un membro a vita della "famiglia pontificia".

Un dignità che viene attribuita – recita l’Annuario Pontificio – "a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede". Durante il Giubileo, Balducci è l’uomo che sovraintende le opere piu’ importanti: è colui che porta a conclusione il parcheggio del Gianicolo, fortemente voluto dalla giunta di Francesco Rutelli e dal Comitato Vaticano, e altrettanto aspramente contestato dal sovrintendente ai beni archeologici, Adriano La Regina, a da alcune forze politiche.

Essenziale il suo ruolo anche nel creare le infrastrutture di Tor Vergata, dove nell’agosto del 2000 si svolge il mega-incontro tra Giovanni Paolo II e i giovani di tutto il mondo. Alla fine degli anni novanta e nel 2000, Balducci lavora a stretto contatto con mons. Crescenzio Sepe, all’epoca segretario del Comitato Vaticano per il Giubileo. Quando il vescovo, nel 2001, diviene cardinale e responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, uno dei dicasteri più potenti e ricchi (anche in termini di proprietà immobiliari) di tutta la Curia, Balducci ne diviene consultore, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si rivolge su singole materie.

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La sua posizione, come consultore e gentiluomo, rappresenta certamente un motivo di disagio per la Santa Sede che, comunque, per tradizione, aspetta le conclusioni definitive di un processo.