Ecco gli emendamenti dei “pontieri” e quelli del “malpancisti” del PD

A parte quelli ostruzionistici, presentati circa 15 emendamenti dei due fronti del PD

Sono circa 6000 gli emendamenti presentati, in totale, al cosiddetto ddl Cirinnà, sulle unioni civili che andrà in aula il 28 gennaio prossimo. E’ questa, a conteggio non ancora concluso, l’indicazione che arriva dagli uffici del Senato. Tra questi spiccano i 5000 della Lega Nord, che insieme a quelli del centro-destra potranno essere velocemente bocciati con il cosiddetto “canguro”, una tecnica che il regolamento del Senato permette per evitare proprio gli emendamenti ostruzionistici. Ecco invece gli emendamenti del Partito Democratico, visto che l’altro grande partito che appoggia le unioni civili, i 5 Stelle, ieri hanno annunciato di non aver presentato nessuna proposta di modifica.

Gli emendamenti dei pontieri

Tra le proposte di modifica dei dem, dodici portano come prima firma quella di Giuseppe Lumia, capogruppo in commissione Giustizia, il “capo” dei “pontieri” che tentano una mediazione tra il fronte laico e l’ala cattodem. Gli emendamenti di Giuseppe Lumia, firmati anche da altri big del partito come i renziani Andrea Marcucci e Valeria Fedeli, al momento sono solo una pista, un “possibile punto di accordo al momento del voto in Aula”, ma non proposte ufficiali del gruppo dem nella sua interezza. I cattodem, infatti, non hanno firmato queste proposte, ma hanno presentato una decina di emendamenti con una trentina di firme.

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Tra le proposte firmate Lumia, spicca l’emendamento “A.S. 2081”, che modifica le norme sulla cosiddetta stepchild adoption dentro una coppia gay. “Una parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso- si legge nel testo- può chiedere al tribunale per i minori l’estensione della responsabilità genitoriale sul figlio dell’altra parte, attraverso l’adozione in casi particolari prevista dall’articolo 44, comma 1, lettera b) della legge 4 maggio 1983 n.184. A tal fine il giudice dispone le verifiche e le indagini di cui all’articolo 57 della medesima legge”. In particolare, si legge nella legge 184, l’adozione deve “realizzare il preminente interesse del minore”. Il giudice, quindi, “sentiti i genitori dell’adottando, dispone l’esecuzione di adeguate indagini da effettuarsi, tramite i servizi locali e gli organi di pubblica sicurezza, sull’adottante, sul minore e sulla di lui famiglia”. L’indagine deve riguardare: “l’attitudine a educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare degli adottanti; i motivi per i quali l’adottante desidera adottare il minore; la personalità del minore; la possibilità di idonea convivenza, tenendo conto della personalità dell’adottante e del minore”. Nell’emendamento, firmato anche dalla vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, dal renziano Andrea Marcucci, dal giovane turco Francesco Verducci, dal franceschiniano Franco Mirabelli e da Francesca Puglisi (tutte le anime della maggioranza che guida il Pd), si ribadiscono dunque alcuni paletti per la stepchild adoption, che “non sarà automatica” ma affidata “alla valutazione del giudice minorile”.

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Gli emendamenti dei malpancisti

I cattodem, dal canto loro, cappeggiati da alcuni parlamentari tra cui la senatrice renziana Rosa Maria Di Giorgi, hanno presentato una decina di emendamenti. Tra questi spiccano quello che prevede il carcere per chi fa uso delle pratiche di maternità surrogata anche all’estero (sia le coppie etero che quelle gay), ma rispetto al testo iniziale (quello firmato da Dalla Zuanna e circolato nei giorni scorsi) le pene sono diminuite, limitandosi a ribadire quelle già previste dalla legge 40 del 2004 per chi fa uso dell’utero in affitto in Italia. La novità rispetto alla norma vigente è che le coppie, una volte rientrate in Italia con un bambino, dovranno dimostrare con apposita documentazione che non si tratta di un figlio nato tramite maternità surrogata. Altrimenti, se il bimbo non risulta figlio biologico di nessuno dei due, rischia di finire nelle mani del giudice minorile e poi nel percorso delle adozioni da parte di un’altra famiglia. E se anche il bimbo fosse figlio biologico di uno dei due “genitori”, la coppia rischia comunque il carcere fino a due anni, e una multa da 600mila a un milione di euro. Su questa proposta, i cattodem hanno raccolto circa 40 firme, anche dentro Ncd, a partire da Roberto Formigoni. L’altro cavallo di battaglia dei dissidenti Pd è la proposta sull’”affido rafforzato”, già bocciata dai vertici dem, e che tuttavia sarà messa al voto in Aula.

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