Ecco i (pochi) candidati gay alle Elezioni Amministrative

Da Nord a Sud, in consigli comunali, circoscrizioni fino allo scranno di Sindaco, ecco i gay e lesbiche candidati per l’appuntamento con le Elezioni Amministrative del 6 e 7 maggio prossimi.

Sussurrano gay, ma non troppo, le Elezioni Amministrative del 6 e 7 maggio. Si voterà in oltre 700 città medie e piccole (come, tra le altre, Palermo, Verona, Genova, Parma…), si rinnoveranno numerosi consigli provinciali e quelli di quartiere.

E mentre il dibattito nazionale è tutto concentrato sulla crisi e le promesse elettorali sulla riduzione delle tasse, l’importante tornata elettorale, la prima per il Governo Monti, non accende il dibattito come dovrebbe. Non si è parlato per nulla, almeno in ambito nazionale, di grandi temi generici come vivibilità delle città, ecologia e futuro. Evidentemente, si è parlato ancor meno di diritti lgbt.

Ed è un peccato perché proprio a livello locale il nervo scoperto della piena cittadinanza di gay e lesbiche può ottenere alcune delle risposte che non arrivano dal Parlamento. È il caso della lotta all’omofobia, che in Comuni e quartieri può assumere quella concretezza che non giunge dalle Istituzioni nazionali, o delle coppie di persone dello stesso sesso, con l’auspicato rilancio (se n’è discusso ampiamente negli ultimi giorni su mailing list e blog militanti) dei registri delle unioni con contenuti non solo simbolici. Ci sono poi le questioni aperte della promozione della socializzazione lgbt, del divertimento, del turismo, della salute…

Considerata l’importante posta in palio, ha provato a ravvivare il dibattito elettorale arcobaleno Arcigay Palermo incontrando tutte e 10 le proposte dell’Arcigay. Tra queste, ad esempio, quella di promuovere la non discriminazione, l’affidamento di una sede polifunzionale alle associazioni lgbt, l’apertura di una casa-famiglia per minorenni lgbt maltrattati,campagne di sensibilizzazione, lotta all’hiv e altro .  E tra gli assenti illustri all’appuntamento, manco a dirlo, proprio il centro destra del canditato Massimo Costa, sostenuto da Pdl e Udc.

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Stessa musica a Rovigo dove Arcigay Trieste e Gorizia ha incontrato i candidati alla poltrona più alta. Anche qui, big tutti presenti con l’eccezione del centro destra, come ha ben fatto notare Davide Zotti, presidente del comitato: “il candidato di centro destra Ettore Romoli, non solo non si è presentato all’incontro ma non ha nemmeno risposto all’invito reiterato e presentato con molti giorni di anticipo”. Chi ben comincia…

Oltre a queste due realtà, inoltre, spetterà ad almeno una decina di candidati gay e lesbiche visibili e agguerriti l’onore e l’onere di tenere alta la bandiera arcobaleno a questa tornata elettorale. Anche Arcigay Genova si è rivolta ai candidati sindaco. Nel capoluogo ligure potrebbe farcela  il capolista di SeL, il venticinquenne Valerio Barbini che vorrebbe che “la cultura della non discriminazione fosse un paradigma di partenza per tutte le azioni del Comune”. A Cuneo debutta con il Pd un altro giovanissimo, Emanuele Sigismondi (in foto) che vorrebbe offrire “a partire dalla visibilità, un più forte processo di integrazione sociale, introducendo l’elemento lgbt come parte costitutiva della società cuneese”. Nella già citata Palermo torna alla politica attiva Titti De Simone, la prima parlamentare lesbica italiana, candidata in SeL per il consiglio comunale. Rifondazione Comunista candida Claudio Lo Bosco e Gaetano Marchese, mentre Luigi Carollo e Carlo Verri sono invece candidati rispettivamente nella settima e nella prima circoscrizione. A Adesso Como Giuseppe Rondinelli (lista “Como per Rapinese”)  è addirittura riuscito a fare inserire l'”istituzione di un pubblico registro delle persone conviventi legate da vincoli affettivi e/o economici” nel programma del candidato sindaco.

Il centro-destra a Camaiore, in provincia di Lucca, a sorpresa, candida nelle liste del partito liberale Luisella Audero (Gaylib). A Verona, infine, si misureranno con il voto, entrambi in Sel, Anna Rita di Martino, di Arcilesbica, e Zeno Menegazzi (in foto), di Arcigay. È di rilievo, infine la candidatura di Sergio Prato a sindaco di Magenta), in provincia di Milano. La campagna elettorale di Prato è tutta sul temi del lavoro e della cittadinanza per tutti.

Altri candidati gay visibili sono Daniele Rustici a Parma (per la lista Parma che cambia) e Fabio Nacchio a Castelnuovo Rangone (Modena). Ad Alessandria la lista Nuvole oltre al candidato sindaco gay visibile, Corrado Parise,  si presenta come consigliere ha una sezione lgbt, anche diritti per le coppie di persone dello stesso sesso: “sull’esempio dei Comuni di Padova e Bologna, e nell’ottica del superamento dei registri delle unioni di fatto che rischiano di essere solo simbolici e privi di effetti pratici oltre che opponibili in sede di giurisdizione amministrativa”.

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Un dato allarmante, oltre al numero non proprio rilevante di candidature, all’assenza di una strategia di movimento per sostenerle, alla totale assenza di candidati visibili nel PdL e alle rare candidature lgbt nel PD, balza immediatamente agli occhi: tutti i candidati omosessuali visibili provengono inesorabilmente della militanza lgbt. Barbini e Sigismondi sono di Arcigay, Prato è dell’associazione “Le Rose di Gertrude”, Lo Bosco e Verri militano in “Articolo 3”, la Audero è una lesbica di centro-destra di Gaylib, Titti De Simone, all’opposto è in Arcilesbica e così via.

Quelle del 2012, al di là di come andrà il voto, possono già essere raccontate come le amministrative dell’invisibilità: nei comuni di piccola o media dimensione il valore della visibilità lgbt sembra appartenere soltanto a rari militanti gay. Proprio per questo la loro visibilità  coraggiosa andrebbe premiata con il voto.

di Stefano Bolognini