Ecco la nuova arma: Mattarella non firmerebbe le unioni civili

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La propaganda antigay trova nuove armi: la risposta del giurista Angelo Schillaci

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Il tema era già aleggiato nella famosa riunione al Senato della settimana scorsa che tentava la quadratura del cerchio, conciliare cioè nel Partito Democratico l’ampia di maggioranza di senatori favorevoli non solo alle unioni civili ma anche alla stepchild con il gruppetto di “malpancisti” contrari o dubbiosi sull’ultima. Nulla di nuovo, del resto: teniamo i nervi saldi, perchè da oggi al 30 gennaio (data del Family Day) ne ascolteremo di cotte e di crude e le armi utilizzate saranno pesanti, pesantissime. Oggi Repubblica, che ci ha abituato ad atteggiamenti ondivaghi sul tema, apre in prima pagina con lo “spettro Mattarella“: il Presidente della Repubblica, infatti, potrebbe rimandare alle Camere la legge una volta approvata perché è tra le sue prerogative. Secondo l’articolo di Repubblica, esperti del Quirinale starebbero dicendo: “I costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”, e le unioni civili, secondo i detrattori della legge, sarebbero troppo simili al matrimonio.

Discorso di insediamento di Sergio mattarella, 3 Febbraio 2015
A coloro che strumentalmente ipotizzano improbabili perplessità del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla firma della legge sulle unioni civili, rispondiamo con questo video.Ma chiediamo al Presidente della Repubblica Italiana di far sentire oggi la sua voce, affinché nessuno possa utilizzare il suo silenzio per giustificare modifiche al testo che ridurrebbero i nostri diritti, già frutto di una mediazione.#condividi #scrivialpresidente https://servizi.quirinale.it/webmail/

Posted by Gay.it on Lunedì 18 gennaio 2016

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In queste ore i contatti informali tra il governo e il Quirinale, secondo la ricostruzione di Repubblica, sarebbero stati intensi. Diversi membri dell’esecutivo avrebbero chiesto una valutazione alla Presidenza della Repubblica per capire se nell’impianto del testo possano davvero emergere delle incoerenze di carattere costituzionale. Dal Colle la risposta è stata piuttosto precisa: il riferimento da prendere in considerazione è la sentenza 138 del 2010 della Consulta. Mattarella si è tenuto ben lontano da giudizi o consigli nel merito del provvedimento. Il capo dello Stato non intende assolutamente intervenire nei contenuti di una legge ancora in discussione in Parlamento. Nel governo, del resto, sono stati sottolineati con la matita blu almeno altri due passaggi della sentenza. Tra i quali questo: «Si deve escludere che l’aspirazione al riconoscimento dei diritti e doveri della coppia omosessuale possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali».

Parrebbe addirittura che qualcuno nella maggioranza con questa “scusa” stia pensando ad ulteriori modifiche della legge. Quelle che verranno presentate a Palazzo Madama mireranno – come dice ad esempio il capogruppo Pd Luigi Zanda – «a ridurre i rimandi agli articoli del codice civile sul matrimonio ». L’obiettivo è quello di dar vita ad un istituto giuridico autonomo con caratteristiche diverse e graduate rispetto al matrimonio stesso. Se l’istituto giuridico è diverso – sono i ragionamenti in corso – anche la qualità e la quantità dei diritti e dei doveri deve essere diversa. Uno degli emendamenti ad esempio riguarderà l’uso del cognome.

Ciò nonostante, la polemica tiene e terrà banco, tanto più dopo la prima di oggi del principale quotidiano nazionale, che prima ha tentato di creare problemi alle unioni civili sulla stepchild – con la famosa pubblicazione del’appello femminista contro l’utero in affitto -, poi ha dato ampio spazio alla polemica sulla decisione di Gay.it di pubblicare le liste dei “malpancisti” del PD (dando uno inesistente spazio di replica a noi) ed oggi se ne esce con questa “novità”.

Per capire meglio, abbiamo intervistato uno dei giuristi della piattaforma di Articolo29.it, Angelo Schillaci:

Schillaci ricorda innanzitutto che non è una novità questa discussione sulla supposta incostituzionalità del ddl Cirinnà. La sentenza 138, dice il giurista, non dice come il legislatore deve normare i rapporti tra persone dello stesso sesso, arrivando fino a dire che la strada del matrimonio non sarebbe incostituzionalmente illegittima. “Il disegno di legge si pone perfettamente in linea con le indicazioni della Corte Costituzionale perché non parifica l’unione civile al matrimonio ma stabilisce un regime differenziato anche se, come è ovvio, modella la disciplina della prima sul secondo. Ogni ulteriore arretramento dovrebbe superare il vaglio di ragionevolezza tant’è che il capogruppo PD Zanda parla di ‘interventi minimi'”. La sentenza 138, continua Schillaci rinvia alla discrezionalità del legislatore quanto alle forme del riconoscimento delle unioni omosessuali che, per sua espressa affermazione, può avvenire “non soltanto” nelle forme del matrimonio. Va da sé che l’eventuale trattamento differenziato tra coppie etero e coppie omosessuali deve essere ragionevole, per rispettare il principio costituzionale di eguaglianza. Tirare per la giacca il Presidente della Repubblica, conclude il giurista, è un fatto molto grave: il potere presidenziale di rinvio delle leggi è stato usato da sempre con estrema cautela.

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