ELEZIONI: GAY, LUCI E OMBRE

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Due candidati del movimento gay eletti a Roma e Ivrea. Da dove Benedino commenta: "il voto gay non premia chi è gay, ma chi ha progetti". Gli altri,...

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GROSSETO – Il risultato delle elezioni amministrative è da poco stato ufficializzato al Viminale e, considerazioni politiche a parte, non è stato positivo per i candidati sostenuti da Arcigay, quasi tutti sconfitti al primo turno. Con qualche eccezione e in ogni caso con la unanime convinzione di aver corso, in molte circostanze, in situazioni di oggettiva difficoltà. Come a ^SBrescia^s, ad esempio, dove i due candidati Nicola Broli e Stefano Bolognini non sono riusciti a prevalere sui rispettivi avversari. O a ^SPisa^s, dove la candidatura di Riccardo Gottardi è stata ufficializzata solo in extremis. O in Sicilia, ex feudo democristiano ora passato in massa al centrodestra. Da ^SRoma^s e ^SIvrea^s giunge la notizia delle uniche due importanti affermazioni dei candidati dell’Arcigay: Edoardo del Vecchio e Andrea Benedino, rispettivamente eletti alla Provincia e nel Consiglio comunale.

Partiamo proprio dal commento del giovane presidente uscente del Consiglio comunale di Ivrea – portavoce nazionale del coordinamento omosessuale dei Democratici di Sinistra – rieletto con un incremento di oltre 24 punti percentuali. «Le considerazioni – afferma Benedino – sono abbastanza semplici. Per prima cosa direi che è considerevole l’avanzata dei DS, che tornano ad essere il motore politico della coalizione di centrosinistra. Un certo tipo di impegno come l’attenzione per i diritti umani, il lavoro, i diritti civili, l’opposizione alla guerra, il dialogo con i movimenti è stato premiato. Ed è altrettanto vero che il dato che ricaviamo è che dichiararsi omosessuali e combattere le proprie battaglie a “viso aperto” non porta ad alcuna perdita di consenso. Il mio caso appare abbastanza emblematico. Questo è un messaggio importante anche per i parlamentari gay non dichiarati a Roma. Quello che mi sembra di capire inoltre è che, lì dove esistono le condizioni politiche, il voto gay premia non tanto chi è gay, bensì – come trovo corretto – quegli amministratori capaci di mettere in campo un progetto complessivo e quindi capaci di dare, con precise scelte politiche, un profilo “alto” alle istituzioni che rappresentano.» Insomma, limitarsi al target gay non è premiante, secondo il consigliere piemontese. «Premiante è, al contrario, la dignità, il coraggio delle proprie scelte, l’impegno con cui una persona si presenta agli elettori.» Sul governo, Benedino non risparmia una battuta, affermando che «Berlusconi paga – com’era giusto che pagasse – un prezzo elevato per essersi occupato non dei problemi della gente, ma dei problemi di alcuni imputati eccellenti nei processi milanesi.»

Analoga soddisfazione è espressa dal candidato romano alla provincia Edoardo del Vecchio, che è stato riconfermato nella sua carica di amministratore pubblico nel giorno in cui l’Ulivo riguadagna la capitale.

Clima diverso a Brescia e in parte a Pisa. Stefano Bolognini – il candidato bresciano di Rifondazione – commenta con asciuttezza il dato che lo ha visto uscire sconfitto dalla consultazione elettorale. «Il verdetto delle urne è stato deludente. Personalmente però sono soddisfatto. Si è trattato di una specie di “ballo delle debuttati” e senza alcun supporto del partito ho raggiunto il risultato che speravo: quello di far parlare durante tutta la campagna elettorale i gay bresciani della visibilità. E’ già un traguardo. E’ la prima volta in assoluto che a Brescia si sono presentati dei candidati dichiarati. Ora sulla scorta di questa esperienza continuerò a lavorare, supportando quei candidati gay friendly, perché quanto era nel mio programma possa comunque non rimanere lettera morta.»

Anche a Pisa non si esulta, pur in un clima di soddisfazione generale per la rielezione al primo turno di Paolo Fontanelli a sindaco della città, che è la risposta più incisiva e civile alla campagna di aggressione mediatica che la Toscana ha dovuto subire nelle ultime settimane, iniziando dalla sconcertanti affermazioni di alcuni esponenti del centrodestra con cui è stata additata come “buco nero della democrazia” in Italia.

Riccardo Gottardi, dall’Arcigay di Pisa, sottolinea questo elemento di portata non solo elettorale, pur esprimendo personale rammarico per non aver potuto preparare per tempo la “corsa” al consiglio comunale della città, compattando cittadini, istituzioni e partiti intorno ai temi del suo programma.

In Sicilia non passano Agata Ruscica a Siracusa, Roberta Palermo a Messina e Massimo Milani a Palermo. I commenti sono unanimi: risultato prevedibile, ma, nonostante questo, comprensibile delusione. Il dato politico conferma l’immobilismo dell’isola, la lentezza al cambiamento, le influenze esterne sull’esito del voto, la grande difficoltà con cui i temi affrontati dai candidati dell’Arcigay – nonostante l’esteso e spesso convulso fermento sotterraneo – sono dibattuti e accolti nella vita sociale.

Ultima notazione per Viareggio: dopo il rinvio del voto, dovuto all’ammissione tardiva di alcune liste civiche precedentemente escluse, Riccardo Roni è l’ultimo “test” fra i candidati Arcigay al consiglio comunale. A lui il difficile compito di invertire, per quanto possibile, il trend emerso nella tornata di domenica e lunedì scorsi.

di Dario Remigi

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