ELEZIONI: UN VOTO CONSAPEVOLE

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Domenica anche noi gay e lesbiche saremo chiamati alle urne per scegliere chi ci governerà per i prossimi 5 anni. Un editoriale del direttore di Gay.It

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Domenica prossima anche noi gay e lesbiche saremo chiamati alle urne per scegliere chi ci governerà per i prossimi cinque anni. In ballo non ci sono evidentemente i diritti fondamentali e di libertà, come l’una e l’altra parte vorrebbero farci credere. Grazie al cielo, c’è un’Europa che ci garantisce sufficientemente da involuzioni autoritarie – come dice certa sinistra – o da scelte economiche disastrose – come dice certa destra -. C’è più semplicemente in ballo chi ci governerà per i prossimi 5 anni.

Credo che ci sia una forte correlazione tra l’accettazione di sè, il darsi dignità, l’orgoglio del proprio orientamento sessuale e il non comprendere quanto questo non possa non essere preso in considerazione quando in cabina elettorale sceglieremo per chi votare. Mi ricorda un pò quei ventenni che ogni tanto vedo entrare in Arcigay e che, non accettandosi ancora, si vestono in giacca e cravatta per dimostrare a se stessi e al mondo, almeno negli abiti, di essere "normali". L’altra sera, contribuendo anche io alla campagna elettorale di Titti De Simone nella mia regione, in Toscana, ho litigato con il gestore di un bar fiorentino, il Piccolo Caffè, perchè ha rifiutato che i volantini di Arcigay fossero distribuiti nel suo locale: noi, ci ha risposto, non ci vogliamo mischiare con la politica. Bene, quel gestore sbaglia, nella misura in cui sbaglia, anche se con un atteggiamento umanamente comprensibile, quel ragazzo in giacca e cravatta, come sbaglia chi vota per partiti apertamente omofobi. "Penso che il masochismo – ha detto Giampaolo Silvestri, candidato per i Verdi in Lombardia – sia un’ottima pratica erotica, se la si vuol fare, ma in politica è solo auto-distruzione, auto-castrazione e auto-annientamento". Da questo punto di vista, votare non solo per Forza Nuova, ma anche per Alleanza Nazionale, Lega Nord CCD e CDU è masochistico e autolesionistico: si contribuisce a rafforzare chi ci vorrebbe nel Colosseo coi leoni (Forza Nuova, durante il World Pride), o esclusi dall’insegnamento nelle scuole (Gianfranco Fini) o senza diritti (Bossi, Lega Nord) o riunchiusi in casa, senza possibilità di socializzare e esprimersi (CCD, CDU e Democrazia Europea di D’Antoni).

Vi sono poi tutta una serie di partiti "mediani" – la Margherita, la Lista Di Pietro e Forza Italia, ma anche pezzi di altri, purtroppo – che sulla nostra questione hanno posizioni diverse, più complesse, mai unitarie: sono partiti che hanno al loro interno anime diverse, ma che comunque su gran parte delle nostre richieste (ad esempio, sulle unioni civili) non possono certamente essere definiti nostri amici. Tutt’altro.

Rifondazione Comunista, Democratici di Sinistra, Girasole e Lista Bonino hanno deciso, spesso con grande determinazione, di candidare alcune persone che non soltanto sono omosessuali – cosa peraltro ininfluente -, ma che sono politicamente nate e cresciute nel movimento gay. Sono compagni di avventura, persone che indipendetemente dal partito in cui militano siamo assolutamente sicuri che, se eletti, ci rappresenteranno degnamente. Sono Franco Grillini in Emilia Romagna (DS); Titti De Simone (Rifondazione) in Emilia, Toscana e Campania 2; Gianpaolo Silvestri (Girasole) in Lombardia; Marcella Di Folco (Girasole) in Emilia; Ezio Menzione (Rifondazione) nel Senato a Pisa; Roberto Aere (Rifondazione) nel senato a Verona. Il voto della comunità gay e lesbica per questi candidati dovrebbe essere quasi automatico: indipendentemente dal partito in cui militano, votare per un candidato "nostro", interno al movimento omosessuale, è una garanzia assoluta di intervento e di "presidio" nelle istituzioni.

Vi è, poi, un lungo elenco di candidati gay nelle elezioni amministrative, e il ragionamento non cambia. L’elenco è visibile a questa pagina.

"Votare uno di noi" non è una discriminazione nella discriminazione: è una precisa scelta di eleggere a proprio rappresentante uno che sicuramente, aldilà del partito in cui milita, saprà rappresentarci proprio perchè condivide con noi battaglie e idealità.

Per molti gay e lesbiche italiani sarà, quindi, credo facile esprimere il proprio voto nel proporzionale.

Ma che fare negli altri casi? E che fare nell’uninominale della Camera e del Senato? Anche in questo caso, non possiamo esimerci dal tenere in conto le posizioni che ciascun partito e ciascun candidato onorevole o senatore hanno sulle nostre rivendicazioni. Da questo punto di vista, la "cartina di tornasole" più efficace credo che siano le unioni civili: sono la nostra battaglia più avanzata e più visibile, e aldilà di come ciascuno di noi la pensa al riguardo – alcuni gay sono infatti contrari -, sono secondo me il miglior banco di prova per testare l’apertura che una forza politica o un singolo candidato ha nei nostri confronti. Bene, i partiti che in Italia sostengono le unioni civili, sono: Lista Bonino, Rifondazione Comunista, Girasole, Democratici di Sinistra, Comunisti Italiani. Informatevi presso i gruppi gay e lesbici locali per sapere se, come è avvenuto in alcune zone, hanno stretto patti e accordi con candidati all’uninominale. O altrimenti, chiamate i numeri telefonici che spesso i candidati hanno messo a disposizione degli elettorali per contattarli e sapere quale posizione hanno sulle nostre istanze (anche perchè non dimentichiamoci che, purtroppo, alcuni omofobi albergano, per quanto in misura minore, anche nel centro-sinistra).

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