EPIDEMIA GLOBALE

Aids, apre a Barcellona la 14esima conferenza mondiale. Si allontana la speranza di una soluzione. A rischio 45 milioni di persone. L’identikit del nuovo sieropositivo: etero e intorno ai 40 anni.

BARCELLONA. E’ la Spagna a ospitare la 14esima Conferenza Internazionale sull’Aids. Il più grande e importante appuntamento annuale per fare il punto sullo stato dell’infezione e sulla ricerca di una soluzione si svolgerà a Barcellona dal 7 al 12 luglio. Nella città catalana convergeranno tutti i maggiori studiosi, scienziati, volontari e politici che svolgono la propria attività nell’ambito della lotta all’Aids. Tra gli ospiti, l’ex presidente americano Bill Clinton e l’ex-presidente sudafricano Nelson Mandela, che parleranno nella giornata conclusiva della conferenza. L’appuntamento è dei più attesi, anche se non sono mancate le polemiche: al di là di coloro che contestano l’impostazione scientifica secondo la quale è il virus dell’Hiv a provocare l’Aids, si è puntato il dito sul fatto che a causa di alcuni disguidi tra il ministero degli esteri e il ministero della salute spagnoli, molti rappresentanti di paesi del terzo mondo hanno avuto serie difficoltà a ottenere i visti per poter partecipare alla conferenza.

Il quadro globale dell’epidemia, come verrà delineato a Barcellona, è un quadro in rapido cambiamento: da "morbo dei gay e dei drogati" come era considerato alcuni anni fa, l’Aids sta diventando sempre più una malattia che colpisce le coppie eterosessuali, e soprattutto costituisce un’emergenza senza precedenti nei paesi del terzo mondo, dove gli interventi preventivi in questi anni sono stati più scarsi.

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Dal punto di vista delle terapie il quadro è relativamente incoraggiante: se sono numerosi e promettenti gli studi che cercano di mettere a punto vaccini che possano bloccare o prevenire l’infezione, risulta però chiaro che, al di là di qualche annuncio riportato in maniera spettacolare e con enfasi eccessiva dai media, non si può sperare di avere una soluzione definitiva nel giro di poco tempo. La strategia più efficace rimane comunque la prevenzione.

E anche di questo si parlerà a Barcellona, dopo che proprio in questi giorni la rivista scientifica "The Lancet" ha pubblicato uno studio secondo il quale, oltre il 60% dei 45 milioni di nuove infezioni previste da qui al 2010 potrebbero essere evitate investendo 27 miliardi di dollari nell’opera di informazione e prevenzione.

I temi sul tappeto sono tanti, potremmo dire "tutti" quelli che riguardano le patologie collegate all’Aids. Vediamone in sintesi alcuni:

IDENTIKIT DEL NUOVO SIEROPOSITIVO

Dalle nuove rilevazioni, effettuate nei paesi sviluppati, emerge che le persone che più comunemente si ammalano di Aids in questi ultimi anni, non sono omosessuali né tossicodipendenti: il ritratto del "nuovo sieropositivo" corrisponde a un uomo, intorno ai 40 anni, con grado di istruzione superiore ed eterosessuale, oppure a una donna sui 35 anni, sposata. L’Hiv è la malattia della coppia normale, una malattia che riguarda tutti, indipendentemente dalle preferenze sessuali e dall’età, tanto che oggi la ‘via eterosessuale’ è la prima fonte di trasmissione con il 34,3% seguita dal 32,5% di diffusione tra i tossicodipendenti e il 17,8 tra gli omosessuali. Inoltre, aumentano sempre più i casi di contagio di donne, nella maggior parte dei casi consapevoli di avere relazioni non protette con partner sieropositivi.

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EMERGENZA AFRICA

Sono sempre più preoccupanti i dati sulla situazione dell’epidemia nel continente africano: Stephen Lewis, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’Hiv/Aids in Africa, nel corso di una delle conferenze stampa di presentazione dei rapporti che saranno discussi a Barcellona, ha messo in evidenza come le donne africane sono esposte due o tre volte più degli uomini al rischio di contrarre il virus dell’Hiv, mentre Marcella Villareal, a capo del servizio Popolazione e Sviluppo della Fao e punto focale per i problemi dell’Aids, ha sottolineato come non si possa basare la strategia di lotta alla malattia su misure "esclusivamente sanitarie", ma occorra incentivare anche lo sviluppo rurale.

OBIETTIVO PREVENZIONE

Circa 45 milioni di persone contrarranno il virus dell’AIDS nei prossimi otto anni, ma 29 milioni di queste infezioni potranno ancora essere evitate se alcune delle strategie di prevenzione saranno attuate: lo riferisce uno studio pubblicato nella rivista medica "The Lancet". I suoi autori, riuniti per il programma delle Nazioni Unite su HIV e AIDS e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ritengono che l’espansione dell’impegno per la prevenzione fino al 2010 costerà 27 miliardi di dollari, cioè mille dollari per infezione evitata.

Pochi giorni prima della conferenza internazionale sull’AIDS di Barcellona, gli scienziati chiedono dunque di quadruplicare gli investimenti preventivi, che attualmente ammontano a 1,2 miliardi di dollari per anno nel mondo. "Questo costa caro – ha osservato John Stover, uno dei ricercatori – Ma non applicare o ritardare la messa in opera di queste azioni di prevenzione diventerebbe ancora più caro". Secondo lui, un ritardo di tre anni ridurrebbe della metà le infezioni evitate da qui al 2010. Gli scienziati intendono elargire dodici interventi miranti a ridurre la trasmissione del virus: campagne nei media; promozione e distribuzione dei preservativi da parte del settore pubblico; commercializzazione a scopo sociale del preservativo; programmi di consiglio e di test volontari; prevenzione della trasmissione madre-figlio; programmi nelle scuole; programmi per i giovani non scolarizzati; programmi sui luoghi di lavoro; trattamento delle infezioni trasmissibili sessualmente; consigli per chi si rivolge a professionisti o professioniste del sesso; progetti extraistituzionali per gli omosessuali; programmi di riduzione dei rischi per i consumatori di droghe iniettabili.