Eric Radford, un oro contro i bulli: “Ora vengono a scusarsi per quello che mi hanno fatto”

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La doppia vittoria del pattinatore canadese: l'oro olimpico e le scuse degli omofobi che lo hanno oppresso da ragazzo.

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C’è voluto un oro ai Giochi Olimpici perché i bulli che hanno tormentato la sua adolescenza perché gay gli chiedessero scusa.

È la rivincita che tutti i gay da ragazzi hanno desiderato, almeno una volta. Tornare nella città in cui si è cresciuti, da quegli stessi bulli che ti hanno sfottuto, ghettizzato, o nei casi peggiori, picchiato per l’orientamento sessuale o semplicemente perché non proprio uguale agli altri, con in tasca la prova e l’orgoglio di aver fatto strada.

Eric Radford, pattinatore artistico canadese che si è appena ritirato dopo essere entrato nella storia come il primo atleta apertamente omosessuale a vincere l’oro alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang, ha raccontato la sua adolescenza a Red Lake, in Ontario: “Sono cresciuto come pattinatore artistico in una città di hockey: è stato uno schifo”.

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Eric Radford in gara durante le Olimpiadi Invernali.

Una passione sportiva la sua che unita alla sua omosessualità lo ha reso il bersaglio ideale: “È stato difficile – continua Radford – e non solo perché non ero accettato dagli altri, ma perché per lungo tempo sono stato io a non accettarmi. Ce n’è voluto molto. Guardando indietro credo che se avessi avuto qualcuno a cui ispirarmi, un esempio, sarebbe stato tutto più facile. Questo è quello che voglio fare per le altre persone”.

Oggi, tornando in Canada con l’oro al collo le cose sono cambiate e alcuni di quegli stessi bulli gli hanno chiesto perdono: “Apprezzo molto che siano venuti da me per scusarsi. Probabilmente non dev’essere così facile, devi sentirti stupido o in imbarazzo, ma è una bella rivincita e mi fa sentire bene pensando a tutto l’impegno che ci ho messo – riflette il pattinatore – Forse non dovrebbe importarmi nulla di tutto questo, ma è bello avere il loro rispetto e sapere che queste persone sono cresciute, sono maturate e hanno imparato”.

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