ESSERE LAICI, ESSERE LIBERI

Il ciclo di conferenze sull’omosessualità che preparano il terreno al Pride di Padova inaugurato con "Lo stato della laicità". Ecco, in sintesi, i risultati. Con le aperture della diocesi locale.

PADOVA. Parte nel segno del contrappasso il PadovaPride2002. Inaugurato in Sala Anziani di Palazzo Moroni, sede dell’amministrazione padovana, il ciclo di conferenze che da qui a giugno terranno alto il confronto e il dibattito sulle questioni omosessuali in tutto il Nordest si dipanerà da Bolzano a Verona, da Ferrara a Trieste, con un percorso tematico che, in vista del Gay Pride nazionale dell’8 giugno a Padova, affronterà i vari aspetti legati al vissuto omosessuale e alle lotte per la rivendicazione di pari diritti per le persone omosessuali e transessuali. Una scelta condivisa da Milvia Boselli, consigliera comunale Ds, che ravvisa: “Le modalità seguite dagli organizzatori seguono un giusto percorso di sensibilizzazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica che arriverà al Gay Pride pronta ad accoglierlo e sentire questa manifestazione per i diritti di gay e lesbiche un momento di rivendicazione da condividere e non qualcosa di avulso dal contesto cittadino”.

Della stessa opinione è l’ex ministro per le pari opportunità, Laura Balbo (foto), che era presente in sala alla conferenza sullo "Stato della laicità", ha salutato con favore la manifestazione di giugno e ha garantito la sua partecipazione. Milvia Borselli è stata una tra i primi esponenti politici a sostenere il Pride padovano e si deve proprio al suo aiuto e a quello dell’ufficio minoranze la concessione di Palazzo Moroni, sede municipale, divenuta per felice contrappasso luogo di partenza delle manifestazione preliminari al PadovaPride2002, a scapito della amministrazione comunale di centro destra guidata dal sindaco Giustina Destro che ha prima promesso e poi negato il patrocinio alla manifestazione.

Alla conferenza che ha inaugurato il ciclo, sul tema della laicità dello Stato, la sala gremita ha confermato come la diffidenza della giunta e dell’amministrazione non sia condivisa da in pieno dai padovani. E proprio dall’origine etimologica del termine “laicità” è partito Umberto Curi (foto), docente di storia della filosofia dell’Università di Padova, per sottolineare come il suo significato profondo sia “il riconoscere a ciascun ambito il diritto di esplicarsi in maniera autonoma, secondo proprie regole.

Curi ha colto l’occasione per presentare un sintetico ed efficace excursus storico della teoria delle due spade, ossia della divisione e autonomia tra l’ambito politico e quello religioso. Da Gelasio I, enunciatore di questa concezione, passando per Occam, Marsilio da Padova e Galileo, per concludere che “non è laico quello Stato che lascia sussistere fuori di sé soprusi nei confronti della altre autonomie, poiché la laicità implica anche sorveglianza affinché le autonomie possano esprimersi”.

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Apprezzato l’intervento di Luigi Ferraioli, preside della facoltà di giurisprudenza di Camerino, che partendo dal concetto che “laicità è semplicisticamente la separazione tra Stato e chiesa, ossia separazione tra diritto e istituzioni da una parte e tutto ciò che allude a natura, verità assoluta e normalità dell’altra, proprie delle religioni”, arriva a concludere che “il significato di questa separazione altro non è che il valore dell’uguaglianza. Laicità equivale, quindi, alla valorizzazione della dignità delle persone, al rispetto e riconoscimento di tutte le differenze di identità e culture che sono riconosciute dalla titolarità dei diritti di libertà”.

Elena Paciotti, europarlamentare DS, ha invece centrato il suo intervento sulla Carta dei Diritti Europea, evidenziando l’importanza dell’Europa come “punto di riferimento per la rivendicazione del diritto alla tutela delle coppie di fatto”. L’ex magistrato non ha mancato di sottolineare le difficoltà che si sono incontrate in fase di approvazione del testo per le modifiche apportate dai partiti cattolici e di destra che ne snaturavano l’impianto di partenza, volendo modificarne il preambolo con l’aggiunta del richiamo al comune sentire religioso, fondante anch’esso l’appartenenza all’identità europea. “Una modifica questa – spiega con forza Paciotti – che rischiava di viziare dall’inizio il documento comune sui diritti, poiché si rischiava, ispirandosi a determinate concezioni religiose, innegabili per altro, di evocare degli opposti integralismi proprio nel momento fondante dell’Unione europea”.

Sergio Lo Giudice, presidente di Arcigay nazionale, ha sottolineato con forza “la lotta frontale portata avanti dal Vaticano rispetto al riconoscimento dell’esistenza delle persone omosessuali”, denunciando come la Cei, con il testa il cardinale Ruini, si sia lanciata contro la proposta di una legge antidiscriminatoria presentata in parlamento. Lo Giudice ha sottolineato come “lo stato delle cose oggi sia molto preoccupante, tanto che sembra sempre più possibile l’ingresso nell’ordinamento italiano di norme apertamente discriminatorie nei confronti delle persone omosessuali”. Il presidente Arcigay ha continuato ponendo l’accento sulle recenti norme apertamente discriminatorie contro i cittadini omosessuali, come quella da poco approvata nel regolamento dell’Aeronautica che non vieta i rapporti sentimentali tra colleghi di sesso diverso, non menzionando e in tal maniera vietando quelli tra persone dello stesso sesso. “Il rischio – avverte Lo Giudice – è che man mano che cresce l’attenzione verso l’omosessualità, cresca anche la reazione, accompagnata da norme di aperta ed esplicita discriminazione”.

Al termine delle relazioni degli ospiti, il dibattito si è acceso con gli interventi del pubblico che ha dimostrato attenzione e interesse al tema della conferenza. Dai toni pacificatori e concilianti don Cesare Contarini, direttore del settimanale diocesano “La Difesa del Popolo”, che ha precisato: “Il vescovo restando in silenzio ha dimostrato di non voler essere strumentalizzato da chi invocava una presa di posizione contro la manifestazione”. Don Contarini ha continuato poi auspicando di “guardare avanti, pensare al presente e soprattutto al futuro, senza andare ancora a scovare gli scheletri negli armadi della Chiesa”, ribadendo che “il corpo cattolico non è rappresentato solo dal vertice, specialmente a Padova”.

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Un contributo subito rintuzzato con forza da Giorgio Vilella, segretario nazionale del UAAR (unione atei, agnostici, razionalisti) che ha evidenziato come “le critiche al Vaticano e alla Chiesa non sono una caccia agli scheletri nascosti, ma una protesta in tempo presente e in prospettiva futura visto che il papa ancora oggi vieta l’uso del preservativo per la prevenzione alla diffusione dell’Aids”.

Critico verso la Chiesa anche Giovanni Giudici, responsabile della casa accoglienza per malati di Aids della comunità metodista di Padova, che sferza anche i partiti di sinistra “che hanno lasciato troppo correre in tema di diritti”.

La conclusione è stata affidata a Elena Paciotti che ha sottolineato come il Vaticano sia uno dei pochi Stati sovrani dell’Europa occidentale a non avere sottoscritto la Carta dei Diritti dell’Uomo e ad avere abolito la pena di morte solo nel 2000. Ha inoltre ribadito come debba essere superato il sistema di regime concordatario per rapportarsi alle chiese, ma soprattutto ha stigmatizzato ogni orientamento a sindacare e moraleggiare sulle proteste altrui: “Guai a chi rivestendo un potere pubblico sindaca sulle modalità di chi protesta contro quello stesso potere