Europa: l’Italia prima nelle discriminazioni verso i gay

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Nuovi dati resi noti dall’Eurobarometro rivelano che ben il 73% degli italiani ritengono che le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale siano diffusissime.

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BRUXELLES – Una ricerca commissionata dall’Unione Europea rivela che ben il 73% degli italiani ritiene che le discriminazioni contro gli omosessuali siano diffusissime. Si tratta di un dato allarmante, ben 23 punti percentuali al di sopra della media europea che è del 50%. I dati risultanti dalla ricerca su discriminazioni e disuguaglianza in Europa sono stati resi noti tramite l’Eurobarometro che monitorizza regolarmente l’opinione pubblica nei 25 paesi membri dell’UE. Lo studio statistico, realizzato con metodologia scientifica e secondo gli standard dell’Eurobarometro, evidenzia che le discriminazioni sono molto diffuse e che questo sia un dato condiviso da una larga porzione della popolazione europea. Il tipo di discriminazione che viene percepito come più rilevante in assoluto riguarda l’origine etnica: il 64% dei cittadini europei lo ritiene largamente diffuso. Seguono le discriminazioni verso i disabili (53%) e l’orientamento sessuale (50%). Secondo il rapporto le differenze tra i vari stati sono dovuti a fattori locali legati alla situazione socio-economica, differenze storiche e socio-culturali.
Per ogni tipo di forma di discriminazione è stato chiesto al campione statistico di dire se, nella propria opinione, questa fosse molto diffusa, abbastanza diffusa, abbastanza rara o molto rara. In riferimento all’atteggiamento dei cittadini verso la minoranza GLBT (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) è emerso che l’Italia è la nazione nella quale la discriminazione basata sull’orientamento sessuale è la più alta: ben il 73% della popolazione la ritiene molto diffusa. Da altre tabelle di risultati emerge che per il 54% degli europei essere omosessuali ancora oggi è uno svantaggio nella società. Sul fatto che si sia fatto abbastanza per combattere le discriminazioni ben il 58% degli italiani ritiene che non sia stato fatto abbastanza e che dunque le scuole e le università, i genitori, i media e i governi dovrebbero fare di più. Seguono Cipro col 72%, la Grecia col 68% e il Portogallo col 67%, il che mette in evidenza che i paesi meridionali del vecchio continente hanno ancora problemi collegati all’accettazione delle diversità di orientamento sessuale (il rapporto ufficiale parla di paesi nei quali “la vasta maggioranza della popolazione percepisce che nel loro paese l’omosessualità è ancora considerata un taboo.”) I paesi dell’UE nei quali la gente percepisce la discriminazione come rara sono Germania (31%), Repubblica Ceca (30%), Danimarca (27%) e Estonia (26%). Coloro che hanno amici omosessuali tendono ad avere una percezione più chiara del tipo di discriminazione che i loro amici vivono (56%) rispetto a coloro che invece dichiarano di non avere amici omosessuali (48%). Questi dati confermano la necessità di educare alla conoscenza e al rispetto delle diversità. Del resto basta assistere a uno qualsiasi dei tanti dibattiti televisivi nei quali in queste settimane si dibatte del tema delle unioni omosessuali per avere una chiara idea di quanto (anche tra i politici che siedono in Parlamento) il pregiudizio omofobo sia profondamente radicato, sebbene ipocritamente negato. (Roberto Taddeucci)

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