Europride, cercasi Dolce e Gabbana

di

Nonostante i critici, siano in servizio permanente, l'Europride è stata una pietra miliare a cui Lady Gaga ha soltanto contribuito. Chi è mancato? Sponsor, politica, ma anche i...

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
3913 0

Quanto è successo sabato a Roma è stato epocale. Ben oltre le 500.000 presenza del World Pride 2000, che segnò una svolta per la comunità lgbt italiana, l’Europride di Roma, con un corteo partecipatissimo, una presenza mediatica incredibile e, dulcis in fundo, l’intervento di Lady Gaga, rimarrà una pietra miliare nel lungo, lunghissimo cammino che la comunità lgbt italiana sta compiendo per avere pari dignità e pari diritti.

Alcune considerazioni sono d’obbligo dopo questo faticoso ed emozionante weekend, ed eccole quindi in ordine sparso.

L’assenza della politica. La grande assente come sempre, ma

sicuramente più di prima, è stata la politica italiana. Da questi signori, da destra come da sinistra, è evidente che bisogna guardarsi sempre con grande attenzione e con grande sfiducia. All’Europride erano presenti solo tre parlamentari: una lesbica (la combattiva Paola Concia, PD), una persona di colore (Jean Leonard Touadi, PD) ed una frociarola (Silvana Mura dell’IDV), tutte e tre persone fantastiche e motivate, ma che da sole simboleggiano la solitudine politica in cui siamo. Neppure un messaggio di Napolitano, o del Ministro Carfagna: c’è voluta la lettera di Hillary Clinton, Segretario di Stato statunitense, per far arrivare un po’ di venticello della politica a Roma e giustamente Paola Concia ha definito questa situazione "umiliante". Siamo soli, e con le nostre sole gambe dobbiamo andare avanti.

Il trionfo di Miss Germanotta. Chi aveva paura che la presenza di Lady Gaga soffocasse l’Europride si è dovuto ricredere, e così chi pensava che il popolo lgbt fosse venuto a Roma solo per questo. Il palco pressoché deserto prima dell’arrivo del corteo ha dimostrato a tutti la sensibilità politica del milione di persone che sono venute a Roma, così come al quindicesimo minuto del discorso POLITICO di Lady Gaga è parso chiarissimo a tutti che Lady Gaga non era venuta lì per fare qualche canzonetta e farci sculettare: tutt’altro. le cose che ha detto sono state importanti, forti ma ben dosate, significative, quasi storiche, fosse solo che nessuna popstar di quel livello si era mai esposta sui nostri temi in modo così deciso e forte.

L’assenza della comunità lgbt organizzata. Neppure un carro commerciale ha solcato le strade di Roma e questo è vergognoso. Dove erano i Gay Village, i Padova Pride Village, gli organizzatori di serate assai lucrative a Milano come a Torino, a Napoli come in Sicilia? Possibile che non si siano sentiti in dovere di rendere alla comunità lgbt una piccola parte di quello che questa gli da settimanalmente, riempiendo le loro piste da ballo, le loro saune, i loro bar? Possibile che non potessero spendere qualche migliaio di euro per far sentire anche loro la voce a Roma? Possibile che non abbiano colto anche solo banalmente l’impatto pubblicitario che una loro presenza a Roma avrebbe comportato?

L’assenza di sponsor. In tanti si sono lamentati dei costi anni delle

feste collaterali. Ma vi chiedo: come pensate che si sia pagato tutto l’ambaradan di sabato? Con sponsor inesistenti? Come Gay.it, concessionaria dell’evento, abbiamo provato e riprovato a far arrivare qualche finanziamento privato all’Europride, ma abbiamo raccolto solo briciole. Neppure con il ciclone Lady Gaga qualcosa si è smosso, anche se ci siamo andati maledettamente vicini. E allora: possibile che, per dire una azienda a caso (ma non così a caso, vista la loro vicinanza oggettiva all’evento, per target di riferimento e per "appartenenza" della proprietà alla comunità lgbt), Dolce e Gabbana non si siano sentiti in dovere di dare un contributo all’Europride, anche solo finanziando, chessò, qualche evento collaterale? Cosa erano per una azienda come questa 50 o 100mila euro di sponsorizzazione? Una briciola nel mare…. o qualche maglietta in più da vendere.

La gioia e la fatica degli organizzatori. Quanto è accaduto a Roma – il corteo, il colpaccio di Lady Gaga, il Pride Park, gli eventi collaterali, le manifestazioni culturali – non è avvenuto a caso: è stato il frutto di mesi e mesi di lavoro duro degli organizzatori, cui va dato merito e cui va reso onore. Paolo Patanè, Rossana Praitano, tutti i ragazzi del Mario Mieli, di Arcigay e delle altre associazioni si sono spaccati le ossa per portare a casa questo incredibile risultato, ed è giusto ed opportuno che almeno per qualche mese gli altri si limitino a ringraziare, anzichè criticare.

Ed ora? Ora c’è da rimboccarsi le maniche e far sì che lo straordinario risultato politico, sociale, culturale e di visibilità di sabato 11 giugno 2011 non vada perso.

Il movimento gay deve ritrovare unità e, in quest’ottica, far ripartire il percorso di una federazione delle associazioni lgbt che dia unica voce alla nostra comunità, al di là di litigi, ripicche e personalissime ambizioni politiche. Per un paese dilaniato, sfiduciato, che sta perdendo prospettive e speranze, non serve la cacofonia dei tristissimi litigi attuali nel mondo gay, ma serve un movimento lgbt unitario che sappia imporre i nostri temi all’agenda politica italiana. Occorre un salto di qualità, di cui comunque possiamo essere capaci, mettendo via divisioni e guardando al bene comune, che è la realizzazione delle nostre speranze e la piena attuazione dei nostri diritti. A quel punto forse riusciremo ad essere di nuovo al centro della vita politica di questo paese, ed arrivare ad ottenere risultati sarà forse più facile.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...