Family Day il 30 gennaio col sostegno dei Vescovi

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Si radicalizza lo scontro sulle unioni civili in vista dell'approdo del ddl. E nel PD....

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Con tutta probabilità sarà il 30 gennaio, quattro giorni dopo il ritorno in aula del Senato del ddl Cirinnà: è questa la data che, secondo il Corriere della Sera, sarebbe stata fissata per il Family Day 2016, la manifestazione a sostegno della famiglia tradizionale e contro le unioni civili che, in quei giorni, saranno discusse in uno dei due rami del Parlamento, per la prima volta nella storia della Repubblica, con una maggioranza di voti favorevoli (almeno sulla carta) abbastanza ampia. E, a differenza dell’edizione 2015 – un po’ in sordina, con non molti partecipanti e senza il sostegno esplicito delle gerarchie cattoliche -, questa volta ci sarebbe il placet del Vaticano e del Cardinale Angelo Bagnasco in particolare. Questa, almeno, la ricostruzione del Corriere della Sera.

Il professor Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato “Difendiamo i nostri figli” che organizzò l’appuntamento del 2015, al Corriere della Sera conferma il tutto: “L’appuntamento con la grande manifestazione in difesa della famiglia tradizionale è sempre più vicino. E posso anche dirle che ci sarà senz’altro una grossa adesione dei vescovi diocesani. La nostra sarà una grande battaglia culturale in difesa di due principi. Il primo è che non ci può essere alcun tipo di omologazione, né formale né sostanziale, tra la famiglia prevista dalla Costituzione. Il secondo è la salvaguardia di quei valori a cui non siamo disposti a rinunciare”.

Ieri il Cardinale Bagnasco che, si sa, non è mai stato particolarmente friendly (per usare un eufemismo), ha ieri implicitamente dato l’imprimatur alla manifestazione: “Nessun’altra istituzione deve assolutamente oscurare la realta’ della famiglia con delle situazioni similari” perchè “significa veramente compromettere il futuro dell’umano“. Parole pesanti, pesantissime. A fargli eco, sempre nella giornata di ieri ma poche ore dopo, il Ministro dell’Interno Angelino Alfano in una intervista al quotidiano cattolico Avvenire: “Vogliamo che l’utero in affitto diventi un reato universale. E che venga punito con il carcere. Proprio come succede per i reati sessuali. La stepchild adoption rischia davvero di portare il Paese verso l’utero in affitto, verso il mercimonio più ripugnante che l’uomo abbia saputo inventare. Se l’Italia avrà una legge che consente la stepchild alle coppie gay il giorno dopo avvieremo una grande raccolta di firme per il referendum abrogativo. E io sarò in prima linea“. Ed ancora, per chi non avesse capito che in gioco c’è la stabilità della maggioranza: “Il tema – ha dichiarato il leader Ncd Alfano – non fa parte del programma di governo, e c’è il rischio che la palla di neve diventi una slavina. Spero che i democratici trovino un punto di equilibrio”.

Nei prossimi giorni vedremo come si svilupperà il dibattito. Di certo c’è che la discussione sul tema più delicato – quello della stepchild adoption – prosegue all’interno del Partito Democratico, con una pattuglia di senatori che parrebbero intenzionati a voler trovare una soluzione diversa sull’omogenitorialità, a partire da quell’emendamento del cosiddetto “affido rinforzato” che il giurista Angelo Schillaci, da noi intervistato giorni fa, ha completamente cassato. E’ comunque probabile che nelle prossime settimane, prima del 26, il PD riunisca la Direzione del Partito per la scelta della linea ufficiale – che molto probabilmente sarà quella della “stepchild adoption” – ma anche per ribadire libertà di voto su questo tema. La data probabile sarà quella del 18 gennaio e c’è chi parla di una diretta streaming per inchiodare in qualche modo il dibattito. Ed allora, i numeri di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa saranno importantissimi e non rimarrà che contarli.

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