Il fantasma del “gender” terrorizza le mamme su WhatsApp e Facebook

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È in atto una campagna sotterranea di terrorismo psicologico: il nemico è il "gender".

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È una vera e propria campagna di terrorismo psicologico diretta tutta alle famiglie con bambini in età scolare, quella attuata nelle ultime settimane da chi, celandosi dietro profili personali e senza che la cosa abbia carattere di ufficialità, punta a riempire la piazza del Family Day del 20 giugno . Questo l’obiettivo a breve termine, mentre quello sul lungo termine è impedire qualsiasi forma di riconoscimento dei diritti delle persone lgbt e qualsiasi tentativo di contrastare l’omofobia che, come ci raccontano le cronache, sta vivendo un’ondata di recrudescenza.

IL FANTASMA DEL “GENDER” E LE BUGIE SULL’EDUCAZIONE ALLE DIFFERENZE

Il testo gira su canali ufficiosi, sui gruppi di mamme e insegnanti creati su WhatsApp e sulle pagine Facebook agitando l’ormai noto spettro della “teoria gender. Nel messaggio (ci arrivano segnalazioni da tutta Italia) si fa riferimento ad una legge che starebbe per essere approvata per entrare in vigore da settembre prossimo e che obbligherebbe le scuole ad attivare “corsi gender nei quali insegnare ai bambini di quattro anni la masturbazione e i rapporti sessuali a sei. I redattori del testo (che potete leggere per intero in calce a questo articolo, dato che non ci sono link a cui potervi rimandare), senza fornire alcun riferimento verificabile, nessun link, nessuna fonte attendibile, di fatto estrapolano alcuni passaggi degli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa” redatti qualche anno fa dall’Organizzazione Mondiale della sanità e destinati ai “responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie, specialisti”, stravolgendone il senso e decontestualizzandoli del tutto. L’effetto che si ottiene è di puro terrore instillato in genitori non informati sull’argomento e convinti che ai loro figli verranno insegnate pratiche sessuali (per di più considerate “poco convenienti”) fin dall’asilo.

Il documento dell’OMS, in realtà, affronta la questione di un sano sviluppo psicofisico dei ragazzi che non può ignorare il fatto che la sessualità si forma e si sviluppa in ogni essere umano di pari passo con la sua personalità e il suo fisco, e si preoccupa di porre l’attenzione anche sull’aspeto sanitario che riguarda le malattie sessualmente trasmissibili.

Di fatto, gli standrd dell’OMS non sono legge dello stato, ma indicazioni destinate agli addetti ai lavori (responsabili politici dell’istruzione e dell’educazione, insegnanti e operatori scolastici) e non esiste in parlamento alcuna legge che proponga l’introduzione di “corsi gender“. Basterebbe andare a controllare sui siti di Camera e Senato per verificarlo ma, come detto, chi diffonde questo falso allarme non ha alcuna intenzione di permettere a chi legge di informarsi correttamente. Non a caso, si parla genericamente di “una legge” senza citare i firmatari, il titolo della norma, il numero e nessun altro riferimento che permetta di rintracciarla.

LA RISPOSTA DI EDUCARE ALLE DIFFERENZE

Sull’inesistenza della teoria gender si è più volte detto e vi consigliamo di rileggere questo articolo e questo intervento per approfondire l’argomento.

Sul presunto indottrinamento nelle scuole risponde, invece, la rete Educare alle Differenze , nata lo scorso settembre dall’incontro di diverse associazioni, organizzazioni e singole persone che operano nella scuola.

“Ti inviamo questo messaggio per rassicurarti che non esistono corsi come quelli descritti lì e che bambini e bambine non stanno correndo alcun pericolo – si legge nel testo diffuso da Educare alle

Differenze -. La parte più retriva del mondo cattolico sta mettendo in atto una camapgna diffamatoria contro la scuola pubblica e il suo ruolo determinante nello sviluppare rispetto per le differenze, consapevolezza e uguaglianza nelle nuove generazioni e sta inventando una presunta “dittatura gender” per farlo, generando confusione e preoccupazione”.

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“Grazie alle trasformazioni sociali e culturali degli ultimi decenni – si legge ancora nel testo di EAD -, la nostra società è cambiata, offrendo maggiore libertà e consapevolezza. Le misure dirette a combattere le disparità tra donne e uomini promuovono libertà, informazione, sicurezza e inclusione sociale. Mentre campagne allarmistiche e ideologiche in difesa di un unico modello di famiglia producono odio ed esclusione. Sono finiti i tempi della caccia alle streghe, in cui la morale cattolica poteva imporsi su tutte le altre concezioni etiche e decidere cosa è giusto e cosa è bene per tutti e tutte. Molte vite sono state sacrificate per costruire oggi un ordinamento democratico, laico e rispettoso delle pluralità, dove convivono religioni e morali diverse”.

“Non cadremo nel tranello di chi usa la sessualità come tabu e spauracchio per difendere un modello culturale arretrato e chiuso. E non vogliamo assecondare chi vuole ingaggiare una guerra menzognera tra scuole e famiglie. Nostro obiettivo è difendere la scuola pubblica e valorizzare tutte le attività che hanno l’obiettivo di prevenire e contrastare discriminazioni e violenza di genere, bullismo e omofobia – conclude la rete – . Sono queste le iniziative che aiutano i nostri figli e le nostre figlie a crescere in modo sereno e aperto, non l’appello a manifestazioni improbabili e a un modello di vita e di famiglia che non si può più imporre, ma che ognuno sceglie o non sceglie individualmente. Le famiglie italiane sono già in difficoltà, per crisi economica e mancanza di lavoro. È una grave colpa tentare di sovraccaricarle anche con preoccupazioni infondate e falsi problemi”.

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