Favole con famiglie gay negli asili: è polemica a Venezia

Distribuiti libri nelle scuole che parlando di diversità, tra cui l’omosessualità. Ma l’opposizione insorge contro l’iniziativa e il sindaco di Venezia fa marcia indietro.

Sta facendo molto discutere l’iniziativa della consigliera comunale con delega alle pari opportunità di Venezia Camilla Seibezzi, di distribuire nelle scuole di pertinenza del comune libri di favole in cui si affrontano i diversi temi della diversità. L’iniziativa, dal titolo “Leggere senza stereotipi”, contempla favole in cui sono presenti famiglie gay. Ma non è certo l’unica diversità di cui si parla. Immediate sono scattate le polemiche da parte dell’opposizione a punto che anche il sindaco Giorgio Orsoni ha preso tempo e distanza.”La delega di Seibezzi è per la tutela dei Diritti civili e per le Politiche contro le discriminazioni, non per fare propaganda” ha dichiarato il primo cittadino al Corriere del Veneto. Non s’è fatta attendere la risposta della consigliera Seibezzi: “Propaganda? A chi si riferisce il sindaco? Agli ebrei? Ai musulmani? Alle donne? Ai neri? Ai bambini sordi? Ai ciechi? Ai single? Agli omosessuali? Sono questi temi e soggetti di cui parlano i libri che ho fatto acquistare come delegata ai diritti civili. I diritti di chi altro dovremmo tutelare?”. Ma a scatenare le polemiche sull’iniziativa che, in realtà, è partita a fine dello scorso anno, è stato l’Udc nella persona del capogruppo Simone Venturini che è arrivato a chiedere una verifica di maggioranza, supportato dal parlamentare del suo partito “Antonio De Poli che ha commentato: “Nessuno vuole alimentare le discriminazioni nei confronti dei gay, ritengo solo una scelta azzardata e infelice affrontare temi eticamente sensibili soprattutto se ci si rivolge ai bambini e se si pretende di definire ‘famiglie’ le coppie gay che famiglia non sono”.

Sulla vicenda intervengono anche le associazioni. Per Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Arcilesbica, Agedo, Certi Diritti “è sufficiente la favola di un cagnolino che vuole diventare un ballerino, ribaltando il più odioso e radicato stereotipo sulle identità di genere, ad allarmare tecnici e assessori, pronti a ingranare repentinamente la retromarcia”. “La nostra è una battaglia che punta all’autenticità e sostiene la celebrazione e l’orgoglio di tutte le differenze – si legge in una nota delle associazioni -. Siamo perciò convinti che gli enti pubblici debbano essere lo specchio di questa autenticità e che anche i bambini e le bambine abbiano il diritto di conoscere sin dalla più tenera età le storie, le esperienze e gli affetti delle persone LGBT. Solo in questo modo si potrà aggredire finalmente la radice più granitica e crudele dell’omofobia, della lesbofobia, della transfobia e di qualsiasi pensiero discriminatorio”.

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