Fecondazione assistita: a giugno la Consulta deciderà se è legittima per le coppie LGBT

La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla legittimità del divieto della pratica per le coppie omosessuali.

Il caso è stato sollevato da un tribunale di Bolzano, il cui giudice indeciso sul come pronunciarsi, ha inviato il dubbio alla Corte Costituzionale. Il caso, molto simile a quello sollevato da un collega di Pordenone, presenta delle differenze rilevanti. E per questo motivo, la Consulta si pronuncerà a giugno. Il tema è appunto la fecondazione assistita, che per le coppie LGBT è vietata in Italia. Quindi, i giudici ancora una volta dovranno intervenire sulla Legge 40. 

Il caso riguarda due ragazze di 30 anni, sposate da ormai cinque anni. Il loro desiderio sarebbe quello di avere un bambino, ma le loro condizioni di salute non glielo permettono. Difatti, una delle due donne ha un problema cardiaco che non le consentirebbe di portare avanti la gravidanza. L’altra, invece, non ha gli ovociti e quindi non potrà rimanere incinta. Attraverso la fecondazione assistita, le due donne potrebbero vedersi esaudito il loro desiderio.

La fecondazione assistita nel caso di Pordenone

A seguire il caso delle due ragazze milanesi, e trasferite a Bolzano, è l’avvocato Alexander Schuster. Il legale ha spiegato perché la Consulta si pronuncerà a giugno su questo caso, mentre l’analogo  dubbio di Pordenone aspetta una risposta dallo scorso anno, ma la seduta è sempre stata rinviata. Nel suo caso, non ci sarebbero donatori esterni alla coppia, ma gli ovociti di una sarebbero portati nel grembo dell’altra, rimanendo comunque all’interno della famiglia. In questo caso, dunque, una delle due sarebbe la madre biologica dell’eventuale figlio. Diverso il caso di Pordenone, nel quale si doveva ricorrere alla fecondazione eterologa.

Per quanto riguarda il caso di Bolzano, quindi, il Tribunale ha sollevato il dubbio di incostituzionalità sul divieto alle coppie dello stesso sesso di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita (PMA). Tale caso sarebbe in contrasto con la Costituzione italiana, ma anche con la Convenzione europea per i diritti umani, con il Patto internazionale dei diritti civili e politici adottato a New York e con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.