Femminielli di oggi: tra orgoglio e storia napoletana

I femminielli di oggi si raccontano: l’orgoglio, l’identità oltre l’orientamento sessuale, il legame con la tradizione e il rapporto con i ragazzi eterosessuali.

Quando si parla di femminielli balza subito alla mette la juta dei femminielli alla Candelora di Montevergine o la scena della “figliata dei femminieli” del film iper-realista “La Pelle” di Liliana Cavani, tratto dall’omonimo romanzo di Curzio Malaparte. Ma chi sono e come si identificano i ventenni  femminielli di Napoli, oggi?

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Ho parlato con alcuni femminielli napoletani tra i 20 e i 26 anni per capire il significato di esserlo nel 2016. «E’ un incontro con la femminilità – dice Daniele, 26 anni – è un sentire». Una questione di identità, dunque, che non si colloca né nel maschile né nel transgenderismo. «Mi sento me stesso, oltre l’orientamento sessuale» aggiunge Antonio, 24 anni.

I femminielli di oggi si incontrano alla sede dell’Arcigay di Napoli. Mi spiegano che la figura del femminiello di quartiere si è persa insieme alla tradizione napoletana «Qualche tempo fa il femminiello della via era una figura di iperfemminilità, quasi materna: gli venivano affidati i bambini durante il giorno e le donne si confidavano con lui». Mentre, per loro, la faccenda è diversa: «del femminiello di quartiere è rimasto lo spirito: io porto un bagaglio storico con fierezza!» e proprio di fierezza si parla «Sono effeminato – aggiunge Daniele – e lo sono con orgoglio».

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Per i ragazzi di oggi l’essere femminiello verte attorno all’identità, in particolare verso il mondo LGBT: è un rompere i codici di comportamento e i canoni estetici, in particolare quelli degli uomini omosessuali. «Una grande parte dei gay crede di doversi dimostrare maschio, forte. Io, invece, sono libero di comportarmi come mi sento» riferisce Daniele. Felice, di 20 anni, porta come esempio la moda: «Anche le firme hanno superato il concetto di maschile e femminile nel vestiario: vediamo sempre di più modelli con pantaloni a vita alta e larghi in fondo, maglie che lasciano vedere più pelle, accessori più femminili. E lo stesso vale per le modelle».

Se si comincia ora a familiarizzare con i termini gender fluid e gender bender, i femminielli traggono la propria legittimazione da uno scenario antico. «Eppure qualche problema, coi coetanei, l’ho avuto – afferma Daniele – Sopratutto gay. Ho avuto un fidanzato che mi diceva di non esagerare con gli acuti o di avere movenze meno aggraziate». «Ma non abbiamo nessuna intenzione di sottostare a questo pensiero – segue Felice – fosse capitato uno così a me, da mo’ che lo mandavo a quel paese!».

13307450_1326058640746093_8685836632172881742_nL’orgoglio traspare dalle parole dei femminielli: «Quando faccio la sfranta – così parla Daniele – mi ricordo sempre di chi si è battuto prima di me per permettermi di farlo». Per Felice vivere secondo la propria natura è una “lezione quotidiana” contro lo stigma sociale che vuole etichettare una persona come più o meno maschio. Ed è con i maschi eterosessuali che il cortocircuito è più evidente: «Con gli etero non devo nascondere nulla, anche perché è impossibile, si vede – dice ridendo Felice – Eppure non mi sento discriminato, anzi: i ragazzi e le ragazze eterosessuali vivono sereni nella quotidianità questo fenomeno sociale, diversamente da alcuni omosessuali».

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Per qualche ragazzo eterosessuale il femminiello è “un mix tra una ragazzina giovane e un compagno di giochi” col quale potersi misurare. «Qualche volta le avances le ho ricevute da un ragazzo etero – confessa uno di loro – Il fidanzato di una mia amica mi ha lanciato molte frecciatine, proprio perché la mia femminilità non lo faceva sentire meno maschio nel farlo con un altro ragazzo».

Resiste in alcuni quartieri antichi la figura di quel femminiello che “porta bene”, al quale viene dato in braccio il neonato per infondere un po’ di buona sorte, che viene invitato ad ogni comunione o cresima. Un fenomeno che coinvolge femminielli di qualche generazione di distanza dai nostri ragazzi. «Noi portiamo ancora la scherzosità del femminiello napoletano, ma la viviamo diversamente: nel quotidiano, nei Pride e negli ambienti LGBT». E a questo ambiente i femminielli hanno molto da insegnare: non essere schiavi di schemi precostruiti nei quali rientrare, ricercare la propria identità oltre il puro orientamento sessuale e superare le categorizzazioni estreme, che dividono piuttosto che riunire.

Vi lascio con un’immagine che mi è rimasta impressa per tutto il tempo di elaborazione e stesura di questo articolo: il video di “I Want To Break Free” dei Queen. Con quel Freddie Mercury che non ha mai nascosto il proprio essere aggraziato (effeminato, a dirlo senza malizia), che cantava “I’ve got to break free, I want to be free!”: un vero femminiello ad honorem!

Si ringraziano: Daniele Carducci, Antonio Auriemma, Felice Sabatino, Fabio Ragosta, Antonello Sannino
photo credits: Marco Tancredi, Simone Castaldo

7 commenti su “Femminielli di oggi: tra orgoglio e storia napoletana

  1. Il termine femminiello denota il personaggio napoletano, ma anche in Svezia o in Asia esistono da sempre ed hanno la stessa valenza culturale.
    Ovviamente non si vedono solo ad Arcigay e più della maggioranza dei gay si nascondono appunto tra i vicoli sopravvissuti alla globalizzazione.
    Essi sono molto amati perché rappresentano a Napoli una forma vivente del sacro, legato all’origine matriarcale della città, laddove la Vergine si confonde ancora con Partenope, appunto vergine in greco.
    Subiscono allo stesso tempo più omofobia dai gay, soprattutto da quelli, la maggioranza, non dichiarata, ma ossessionata dalla virilità irragionevole anche per un maschio eterosessuale.
    Alcuni hanno subito atti di pedofilia e poi violenza, soprattutto quanti esclusi dal mondo del lavoro finiscono in prigione o a prostituirsi.
    Esiste anche il Masculone, la donna lesbica o bisessuale, altrove detta virago. Le loro storie sono meno incredibili e le più note, per la contiguità tra vicoli e camorra restano quelle nate o comunque vissute anche nel Carcere femminile di Pozzuoli. Proprio a Pozzuoli c’era, narrata in latino da Petrarca che volle conoscerla di persona, Maria la Puteolana: donna in armi formidabile nata un secolo prima di Giovanna d’Arco e poi dimenticata dalla storia.

  2. Forza femminielli! Ognuno è giusto sia libero di vestire e comportarsi come si sente, senza subire pregiudizi o emarginazioni; c’è chi è mascolino e va bene così, c’è chi in una maniera o nell’altra è effeminato e va altrettanto bene così. Alcuni fraintendimenti che ci possono essere con alcuni gay secondo me sono dovuti al fatto che a volte si fa ancora un po’ di confusione tra l’essere gay e l’essere più o meno effeminati: essere effeminati non vuol dire mostrare in modo strambo o eccentrico il fatto che si è gay, né essere più gay di altri, tant’è che chi è effeminato può benissimo essere etero; significa semplicemente avere un modo di atteggiarsi differente da quello degli altri maschi in generale, da quello che in genere gli altri si aspettano da un maschio.
    Uno dei ragazzi fa riferimento al fatto che alcuni gay magari credono di doversi dimostrare maschi, forti; probabilmente fanno il paio coi gay che credono di doversi dimostrare femminili, aggraziati e delicati. Già, perché non c’è proprio niente da dimostrare: ognuno è giusto viva seguendo ciò che sente, non quello che gli altri possono aspettarsi, e in ogni caso il provare attrazione verso altri uomini o verso le donne non c’entra proprio un fico secco con questo tipo di cose.

  3. Il nocciolo della cultura gay è il libertarismo: ognuno ha il diritti di essere com’è e non nascondersi. Anzi rivendicare la propria personalità con orgoglio. In questo senso l’articolo è giustissimo. Meno condivisibile quando i ragazzi sembrano far intendere, tra le righe ma non troppo, che loro sono liberi di essere se stessi, non come quegli omosessuali che devono fare i maschi. Questo è un pregiudizio capovolto, che sottintende che i gay con direttive, gusti, abbigliamento e movenze maschili stiano castrandosi, esibendo una maschera voluta dalla borghesia, evitando di mostrare il proprio sè. Come se l’unica personalità sottesa all’attrazione verso i maschi fosse quella di chi sente in se una forte femminilità. Il che, semplicemente, non è vero.

  4. Sono di origine napoletana,ho passato la mia adolescenza al sud,vorrei sottolineare che i femminielli sono un fenomeno tuttora presente nella citta partenopea,basta fare qualche ricerca su you tube e cliccare la parola femminiello. Ricordo che sono quasi sempre dei “travestiti” per cosi dire “pretrans” o “prototrans”,col seno accentuato o piccola protuberanza senile,seguono una minima cura ormonale,capelli lunghi a volte tinti,mantenendo pero sempre quell’ambiguita fisica maschile originaria,non a caso struccati mantengono un po di peli sul viso/corpo.Inoltre questi ragazzi hanno ragion d’essere cosi denominati soltanto nei quartieri più popolari della citta,nei bassi,quartieri spagnoli,sanità,ponticelli,forcella,nascono qui nella tradizione popolare ed esclusivamente periferica,non solo nelle zone centrali napoletane ma anche nell’hinterland provinciale purche disagiato,non certo nei quartieri più ricchi ed altoborghesi culturalmente come il vomero,posillipo,via roma etc.Nei suddetti quartieri più agiati se vi fossero,sarebbero molto più istruiti e probabilmente non avrebbero quegli eccessi cosi folkoliristici ,sarebbero scambiati per dei gay effemminati nulla di più oppure emarginati e non integrati nel tessuto sociale locale.Altra caratteristica è che sovente i femminielli da sempre si prostituiscono,per la maggior parte,scegliendola quasi come una via naturale,senza moralismi e angosce.Anche se negli anni è sopraggiunta la droga e la delinquenza.Esteticamente non sono ultrafemminili come i viados brasiliani,ma risultano affascinanti (agli occhi degli etero) e seduttivi per la loro naturale femminilità non dettata per forza da cambiamenti iperchirurgici.A molti gay psuedomaschi possono dar noia perché loro si sono se stessi,pagandone tutte le conseguenze,ma chi non paga le conseguenze,in italia si viene discriminati comunque,che tu sia maschio o femmina,è un paese estremamente omofobo e sessofobico cattotalebano,al di la delle unioni civili,cambiera poco,ci vorranno ancora decenni.Che dire dei gay effemminati(movenze voce vestiario) nei circoli gay,spesso con barba e basettone,non sono anch’essi dei femminielli senza saperlo?? Con la sfiga pergiunta che non possono nemmeno rimorchiare bellissimi ragazzi etero che preferiscono mediocri ragazzi delle periferie napoletane.E di quei tanti gay sfigati che pur di rimorchiare bei maschioni,arrivano a travestirsi forzatamente in privato,basta scorrere tanti annunci hot su vari siti,questo si che denota tanta tristezza per non dire chi costruisce gloryhole casalinghi cartonati pur di raccattare un po di carne fresca,questo si che è estremamente ridicolo e penoso…d’altronde chi critica cosi tanto i propri simili è per non vedere il marciume che nasconde dentro di se.

    1. ECCO AVETE CAPITO SIGNORI? PER MARIOROSSI I GAY CHE NON SCULETTANO E NON SI VESTONO IN MODO RIDICOLO SONO “psuedomaschi”. MA FACCI IL PIACERE ED EVITA DI SCRIVERE CAZZATE. ESSERE GAY E’ UNA COSA MOLTO PIU’ SERA DI QUESTI FENOMENI DA BARACCONTE CHE ROVINANO TUTTO

    2. “Tancredi ma ci facci il piacere” x caso sei il figlio segreto della famiglia fantocci??Scherzo tranquillo,scommetto che con il tuo temperamento antidemocratico avevi gia puntato la carabina…ho soltanto descritto un fenomeno sociologico,centenario,legato alla storia del sud,nulla di più,Lo spettro arcobaleno è ampio,ognuno trova il suo spazio, il suo sottotipo,vuoi omologare nazisticamente tutto?L’essere gay è un cosa seria,scrivi,l’essere umano,aggiungo, è una cosa seria prima di tutto,prima di essere gay etero o altro.Ed il rispetto va portato per chiunque,purche non ti arrechi disturbo o danno.

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