FERRANTE: MILANO, CITTÀ DI PARI

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Mario Cirrito, collaboratore dello storico mensile gay Babilonia, ha intervistato Bruno Ferrante, candidato del centrosinistra per la carica a sindaco di Milano. Pride, PACS, Trans. Le sue proposte.

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Dottor Ferrante, come coniugherà la sua lunga e bellissima carriera istituzionale con le esigenze attuali di Milano?

Non vedo contraddizione tra la mia precedente carriera e quella che mi prefiggo di intraprendere come sindaco. Ho già dimostrato, mi pare, di conoscere le esigenze di Milano e anche come prefetto ho scelto di intervenire su di esse mediando tra parti che si contrapponevano muro contro muro per giungere a soluzioni condivise. Qualcuno lo ha chiamato “metodo Ferrante”: ebbene continuerò a usare la mediazione, che è lo strumento principe della politica, per il governo della città e per arrivare sempre a soluzioni dei problemi condivise dai cittadini.

Che città era la Milano che ha conosciuta venendo a vivere in questa città?

Una città molto più viva di quanto sia oggi. Milano era ricca di fermenti sociali, culturali, di innovazioni. L’offerta di novità, di punti di aggregazione era continua e quanto mai svariata. Era una città dei giovani, come io intendo – se diventerò sindaco – che torni ad essere. I giovani, la fantasia sono il sale di una città che vuole tornare a essere “più creativa, più viva” come sta scritto sui miei manifesti. E più importante.

Ancora cardinale di Milano, Carlo Maria Martini ha chiesto solidarietà e tolleranza anche verso le persone omosessuali. Milano sembra ancora lontana a vivere nella tolleranza e nella solidarietà.

E’ stata una grande apertura da parte del cardinale Martini. Per un laico, anche se cattolico, questa tolleranza è ovvia, scontata. Nei fatti so che non è così e sarà cura dell’Amministrazione comunale, se sarò sindaco, promuovere iniziative per diffondere una diversa cultura e cambiare una mentalità purtroppo ancora diffusa. Io mi adopererò perché Milano diventi una città di pari. Nessuno “diverso”, tutti con pari dignità e pari diritti.

Lei crede nella laicità dello Stato, lontana da alcuni diktat, tipo il Pacs, che arrivano dalla Chiesa?

Anche se cattolico, ritengo che lo Stato e tutte le istituzioni pubbliche siano laiche e chiunque le impersoni debba muoversi nel solco della laicità.

Lei è stato capo di Gabinetto del neo Presidente Napolitano, allora ministro. Che ricordi conserva del nostro capo di Stato?

Mi colpì subito: fresco di nomina, si presentò al Viminale da solo. Già questo episodio dà un’idea dell’uomo. La sua azione da ministro è sempre stata ispirata alla trasparenza verso i cittadini. Ho avuto con lui ottimi rapporti anche sul piano personale e degli interessi culturali. Giorgio Napolitano è un uomo di grande cultura e molto scrupoloso.

Quali saranno le priorità nei primi 100 giorni del suo auspicabile governo della città di Milano?

E’ difficile individuare singoli provvedimenti. Dirò quali sono per me le priorità: mobilità, inquinamento atmosferico (dunque la salute dei cittadini), sicurezza nel senso più ampio di qualità della vita.

Le sembra normale che un Paese civile come il nostro non abbia ancora il Pacs per le coppie di fatto? Che cosa potrà e vorrà fare, da sindaco, per le coppie di fatto?

I Pacs sono di competenza del Parlamento nazionale, non dell’ente locale. Da sindaco intendo muovermi coerentamente col programma dell’Unione dove si dice che occorre riconoscere i diritti delle persone nelle diverse forme di convivenza anche attraverso strumenti come il Registro delle Unioni civili e l’Ufficio comunale per le tematiche legate all’orientamento sessuale e di identità di genere. Cose che esistono già in numerose città italiane ed europee.

Le nostre associazioni le chiedono un ufficio contro le discriminazioni sessuali. Se farà il sindaco istituirà con l’aiuto delle organizzazioni omosessuali questo prezioso strumento?

Ho già risposto parlando dell’istituzione di un Ufficio comunale per le tematiche relative all’orientamento sessuale. Le organizzazioni degli omosessuali verranno sentite e chiamate a collaborare.

Cosa farà sul tema della prostituzione maschile e femminile spesso in mano alla criminalità organizzata?

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Cosa farà sul tema della prostituzione maschile e femminile spesso in mano alla criminalità organizzata?

Questo è un tema grave. Coinvolge addirittura minorenni, bambini. Occorrerà agire con molta determinazione di concerto con tutte le istituzioni interessate. Ci sarà bisogno di azioni repressive ma anche di aiuti e sistemi di accoglienza mirati per indurre le vittime di questa schiavitù a uscire dal giro affidandosi con fiducia agli interventi dell’amministrazione pubblica. Occorre anche prevenzione. Combattere il degrado sociale, l’esclusione, fa parte di questa lotta.

I Centri Sociali sono una ricchezza o un fastidio per la nostra città?

Non è giusto porre il problema in questi termini. Il principio di fondo è che la legalità non è negoziabile e che il rispetto delle regole è la base di una società democratica e civile. Questo rispetto va chiesto a tutti, dunque anche ai giovani dei centro sociali. Se e dove ciò avviene, il centro sociale è una ricchezza in una città che ha ben pochi centri di aggregazione per i giovani, che non offre stimoli e sbocchi alla loro creatività. In questi anni direi che si è andati piuttosto nel senso inverso. Sarà cura primaria della mia Amministrazione, se sarò eletto sindaco, promuovere soluxioni diverse a favore dei giovani. La mia Milano intende essere la loro città, alimentare e godere della loro fantasia e creatività per rinnovarsi e diventare una città guida della ricerca e dell’innovazione.

Battere la Moratti vuol dire anche battere il berlusconismo?

Sì, in quanto Berlusconi sconfitto a Roma, al Parlamento, cercherà di rifarsi qui, a Milano. Inoltre la conquista di Milano da parte del centrosinistra si aggiungerebbe al trittico istituzionale costituito da Camera, Senato e Quirinale completando la vittoria su Berlusconi. Infine, Letizia Moratti ha cercato di presentarsi come indipendente da Forza Italia, mentre è ormai evidente a tutti che è perfettamente omogenea al berlusconismo e all’aziendalismo che gli è proprio.

Milano sembra una città ferma e incapace di rinnovarsi. Si può fare una politica che renda questa città più cosmopolita, moderna e più europea?

Sì, si può fare. Milano possiede i presupposti per essere città dinamica e internazionale. Ma vanno attivati, valorizzati e collegati tra di loro a fare sistema. Milano ha sette università, è il centro finanziario italiano, è la città mondiale della moda e del design, il 30% della forza lavoro è costituito da lavoratori creativi. Ma tutta questa ricchezza è stata finora ignorata, a volte penalizzata direi, mentre va alimentata con iniziative tipo incontri internazionali su temi imprenditoriali e culturali o sulle aree di ricerca dove siamo leader come le biotecnologie, col lancio di concorsi che richiamino i migliori economisti, architetti, urbanisti a presentare progetti innovativi, una Expo-Fiera come centro di scambio tra il merccato europeo e i mercati dell’estremo Oriente. La regia complessiva sta al Comune, che deve collegare tutte queste strutture e potenzialità a fare rete. Occorrono poi grandi infrastrutture di collegamento con l’Europa.

E’ disposto a chiamare nella sua futura squadra di governo un omosessuale?

Ovviamente sì. Gli orientamenti sessuali appartengono alla sfera privata e ai diritti fondamentali dell’individuo. Non possono perciò in alcun modo entrare nella scelte di amministratori pubblici o di professionisti. Conta e deve contare solo la competenza.

E’ disposto a sfilare con noi al Gay pride?

Se sarà una manifestazione improntata alla rivendicazione di diritti civili non avrò difficoltà a sfilare e a sostenerla. A differenza della chiusura mostrata nei vostri confronti dal sindaco uscente.

Lei vorrebbe Milano come la splendida Barcellona. La copierebbe anche sui diritti civili omosessuali?

Il mio obiettivo è riaffermare e difendere i diritti civili di tutti, con particolare attenzione alle minoranze e ai gruppi di cittadini discriminati.

La politica zapateriana su gay, lesbiche e transessuali è invisa alle destre. Non si dovrebbe invece copiare il coraggio di libertà avuto dal premier spagnolo?

A decidere, ripeto, può essere solo il Parlamento. Quindi “coraggio” e “libertà” vanno ricondotti a quella sede istituzionale.

Le transessuali hanno per lo più la strada come sostentamento di vita. Può garantire loro una politica di aiuto perchè possano far parte della società civile?

Il mio programma verte su una politica dell’inclusione, della negazione di cittadini “diversi” da emarginare. Chi vive in questa situazione va recuperato alla società civile attraverso incisivi interventi. Le transessuali sono infatti prima di tutto persone e cittadine, le politiche dell’accoglienza e della formazione per un accesso al lavoro e le facilitazioni per il diritto alla casa non possono non riguardarle.

Darete sostegno alle organizzazioni che combattono la piaga dell’Aids?

La risposta è ovviamente sì, tanto più che intendo riscoprire il ruolo di responsabile rispetto alla salute pubblica che la legge assegna anche al sindaco, non solo alla Regione come di solito si crede.

La maggior parte dei media gay sono a Milano, compresa la satellitare Gay.Tv. Dialogherete con noi e tutte le associazioni?

Da quanto ho già detto, mi sembra che si deduca una risposta positiva. Uno stile di governo partecipato, come sarà il mio, è un governo che ascolta i cittadini in tutte le loro diverse esigenze. Senza esclusione. E, anzi, maggiore cura verso chi è discriminato.

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di Mario Cirrito

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