Festini gay: le parole che danno fastidio quando raccontano una realtà

Editoriale del nostro Direttore, Alessio De Giorgi, sulla terribile vicenda romana

Nonostante lo abbiamo cambiato perché oggettivamente richiamava alla memoria i titoli scandalistici di certa stampa e quindi urtava la sensibilità di alcuni, rivendico il senso di quel titolo: “23enne ucciso a Roma in un festino gay: arrestati due uomini”. Di questo stiamo parlando, non di altro: due giovani gay della ricca borghesia, probabilmente cocainomani, per nulla consapevoli, avrebbero ucciso seviziandolo e massacrandolo con un coltello ed un martello un ragazzo 23enne. “Volevamo provare l’effetto che fa”, avrebbe dichiarato uno dei due arrestati ai carabinieri che lo interrogavano. E l’effetto che fa lo hanno in effetti provato: lasciando il ragazzo disteso a terra esanime per quasi due giorni nell’appartamento di uno dei due.

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Morire a 23 anni, in un modo così barbaro. Ma anche uccidere a trenta ed in questo modo così agghiacciante. E’ questo che toglie via il fiato in una vicenda che inevitabilmente avrà dei contraccolpi di immagine su una comunità che con grande difficoltà ed impegno tenta di sdoganarsi da un certo macchiettismo che ci dipinge come tutti in preda al sesso, alla droga ed a ciò che è venuto dopo il rock’n roll. Ma, in una parte di quelle critiche al nostro titolo ed all’intervista ad un ragazzo che mesi fa conobbe uno dei due presunti omicidi, ci leggo solo un malcelato desiderio di nascondere una realtà che invece esiste, anche se non solo non è maggioritaria, ma anzi è estremamente circoscritta ed è molto meno diffusa che in altri paesi come, ad esempio, il Regno Unito.

Quel titolo lo rivendico perché non dobbiamo avere paura delle parole. E perchè Gay.it può farlo, alla luce di tutti coloro che in queste ore ci hanno segnalato che i due presunti omicidi fossero gay e pure molto conosciuti nel mondo gay romano: due omosessuali figli di una certa annoiata borghesia romana, ma anche figli della peggiore repressione omofoba. Quello che ci racconta questa terribile storia, così come emerge dalla lettura della stampa romana e ancora di più dall’agghiacciante intervista a Giulio, un ragazzo gay anche lui romano che conobbe uno dei due presunti omicidi qualche mese fa trovandosi in una situazione non così dissimile da quella di giovedì sera, ci parla di un microcosmo che è presente in Italia come all’estero, del quale non dobbiamo avere paura di parlare. Perché c’è, perché esiste davvero, e perché qualcuno – anche all’interno delle associazioni lgbt – dovrebbe impegnarsi a fermarlo, a denunciarlo, a far capire che la vita si deve basare su altri valori o, quando ci si trova davanti a chi non ne vuole uscire, a spiegare come ridurre i danni: come ci racconta, ad esempio, in questa interessante intervista , Giulio Maria Corbelli, Vice Presidente di Plus Onlus. Ed il fatto che in Italia questo microcosmo sia davvero minoritario, mentre in altri paesi – come il Regno Unito, ad esempio – imperversa , non ci può consolare: perché questa “moda“, se non la fermiamo, potrebbe arrivare più prepotente anche da noi.

Vietare e nascondere è la peggiore soluzione, ci ricorda Giulio Maria Corbelli. Ed è chiaro che un quotidiano gay online o decide di non parlarne (perché qualunque articolo darebbe fiato agli omofobi, sia chiaro), o lo fa fino in fondo, con coraggio, affrontando un tema molto scomodo, difficile anche e soprattutto al nostro interno. Per parlarne, occorre però attenzione ed è per questo che abbiamo affiancato all’intervista di Giulio, che ha conosciuto uno dei due presunti assassini, l’intervista all’altro Giulio, l’attivista impegnato proprio sul chemsex: perché accanto al racconto parziale di una esperienza personale ci deve stare la consapevolezza di una persona impegnata a proteggere la salute psicofisica delle persone LGBT.

Continueremo a farlo. Per informarvi ed informarvi. Senza troppi peli sulla lingua. Avendo a cuore solo il bene della comunità, anche se qualcuno è convinto del contrario.

PS. Copio ed incollo qui di seguito il commento di un nostro lettore, che condivido e che dovrebbe indurre molti a riflettere: mi sfugge un po’ il perché di un tono così accorato. E mi sfugge anche il perché dei presunti “contraccolpi di immagine”. Cos’è che abbiamo scoperto con questo episodio. Che anche tra i gay ci sono gli imbecilli? I ladri? I tossici? I fanatici religiosi? I razzisti? I cocainomani? I violenti? Gli assassini? Si. Ci sono. Non siamo stati esentati per divina intercessione da quella umana debolezza, piuttosto diffusa ahimè, che è l’imbecillità. E asserire il contrario sarebbe, questo si, dare fiato alle trombe degli omofobi. Ovvero, quelli che ci vogliono diversi a tutti i costi. Uguali a tutti gli altri, se non nelle relazioni affettivo-sessuali. E’ così che dovremmo essere considerati. Assassino più assassino meno.

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6 commenti su “Festini gay: le parole che danno fastidio quando raccontano una realtà

  1. mi sfugge un po il perchè di un tono così accorato. E mi sfugge anche il perchè dei presunti “contraccolpi di immagine”. Cos’è che abbiamo scoperto con questo episodio. Che anche tra i gay ci sono gli imbecilli? I ladri? I tossici? I fanatici religiosi? I razzisti? I cocainomani? I violenti? Gli assassini? Si. Ci sono. Non siamo stati esentati per divina intercessione da quella umana debolezza, piuttosto diffusa ahimè, che è l’imbecillità. E asserire il contrario sarebbe, questo si, dare fiato alle trombe degli omofobi. Ovvero, quelli che ci vogliono diversi a tutti i costi. Uguali a tutti gli altri, se non nelle relazioni affettivo-sessuali. E’ così che dovremmo essere considerati. Assassini compresi.

  2. Mi spiace ma non sono per nulla d’accordo. Nessuno avrebbe usato “festino etero”, nemmeno per le cene eleganti di berlusconi, nemmeno per il delitto del Circeo, giusto per tornare un po’ indietro nel tempo.

  3. Sono parole condivisibili se vivessimo probabilmente su Marte.
    MA siamo in Italia e peccato che sia in corso un massacro mediatico non solo sui classici blog e giornali della destra, libero e giornale, ma anche su Corriere.it e persino su Repubblica e Stampa si leggono parole che se fossero rivolte a donne o persone di colore o di religione particolare farebbero scattare denunce e azioni della magistratura.
    Magistratura che secondo alcuni potrebbe “usare le leggi che ci sono già senza bisogno di mettere una aggravante per l’omofobia” e che invece non fa nulla e non parlo dell’accusa di essere solo i gay a usare l’utero in affitto o una opinione espressa contro le adozioni.
    Non sono “opinioni”: sono una serie di affermazioni sull’omosessualità e sui gay che vanno dietro all’onda lunga di una campagna mediatica che da mesi e mesi vede i gay al centro di una campagna di odio e che fomenta violenza morale e fisica,
    Sono mesi e mesi che questi quotidiani, blog, organi di stampa e (dis)informazione creano ad arte “notizie” e “fatti” per aumentare il numero di click e vendere con il marketing digitale più pubblicità, creando risse sui blog, raccogliendo affermazioni di odio e incitamento all’odio.
    In questo clima ovviamente il “festino gay” è un gravissimo episodio di generalizzazione.
    Non solo non si è mai letto “festino eterosessuale” ma quel che possiamo dire è che ogni anni migliaia di donne vengono uccise, sfregiate e picchiate, minacciate, violentate e discriminate dai loro mariti e compagni, ma se avessimo NOI su gay.it osato dire che “il marito del matrimonio eterosessuale” è autore di migliaia e migliaia di violenze contro le mogli ci avrebbero accusati di diffondere pregiudizio contro la famiglia tradizionale e la coppia eterosessuale.
    Forse non vi rendete conto di quel che succede poiché vivete nel mondo di chi lavora on line, provate a vivere in mezzo alla strada e vedrete che effetto fanno certe parole, prova ne sia che Casaleggio e Grillo hanno fatto marcia indietro forse perché hanno capito bene che la gente non distingue tra “adozione gay” e “adozione del figlio naturale del convivente” e siccome la gente non lo capirà mai, l’unico messaggio che passa è quello che vogliono gli omofobi.

  4. Si può parlare dei risvolti gay di questo caso senza per questo sottolinearli e urlarli in modo morboso nei titoli. La stampa tutta sta facendo così e lo trovo un comportamento molto più egualitario e paritario del vostro. Il fatto che gli unici a rilanciare la notizia dei “festini gay” siano soggetti interessati ad una lettura strumentale di questo episodio (leggi Adinolfi and friends) dovrebbe bastare per mettere in guardia. Nessuno vi chiede di censurare niente ma di dare un taglio agli articoli più responsabile e più consapevole degli effetti sull’opinione pubblica. Non vi chiedo di essere Ilaria Alpi …basterebbe anche solo Barbara D’Urso: morbosa ma su queste cose sempre attenta

  5. Contraccolpi d’immagine? Decenni a dire che i gay sono come gli etero, e adesso se una persona (gay), consumatrice di droga, ammazza un’altra persona in modo tanto violento quanto le altre decine di casi mediatici con etero di mezzo di questi ultimi anni, dovremmo sorprenderci?! Le cose belle della vita e del mondo ci sono tanto nel mondo etero quanto in quello gay. E lo stesso dicasi delle cose brutte.

    A mio avviso è solo prova del continuo prurito di ignoranti (omofobi) verso i gay, che prendono l’omosessualità come aggravante, sfruttando la situazione per generalizzare. Gentaglia che trova questa l’occasione perfetta per uscire dal politicamente corretto.

    I locali per scambisti esistono da decenni, e quasi esclusiva di coppie etero, ma non trovo gentaglia acclarata che si chiede se continuare a dare diritti agli eterosessuali sposati.

  6. MI SORPRENDO SEMPRE DI PIù!
    Ma se la maggior parte degl’omosessuali passa i fine settimana tra frutta e verdura, gorillaz e festini privati a sballarsi tra MEFredone, CRACK, ed altre droghe di origine chimica: di cosa ci MERAVIGLIAMO?
    NOI dobbiamo essere i primi che , invece di andare sempre nei locali per gay o serate gay, dovremmo frequentare locali con clientela eterogenea e mista e non prettamente o maggiormente gay! questa è la vera ghettizzazione.
    la maggiorparte di noi omosessuali decide volontariamente di ghettizarsi in questa società moderna che ,perfortuna ci lascia la libera scelta di andare dove pèiù ci piace e di fare cio che meglio crediamo.
    LA parola CHEMSEX vi risulta un termine che non conoscete?
    una parola sconosciuta al vostro vocabolario?
    non avete mai ricevuto un avviso sulle milioni di chat per gay contenente il seguente messaggio:
    – CIAO! ti va CHEMSEX?
    Per quanto ancora dobbiamo essere ipocriti?
    Per quanto ancora decidiamo volontariamente di ghettizarci?
    Per quanto tempo ancora chiederemo a voce alta nelle piazze i nostri diritti per poi non manifestarli nella quotidianeità?
    Termino, ricordandoci che, prima di noi, moltissime persone si sono battute per i diritti che abbiamo oggi e che comportandoci cosi non facciamo altro che sputarci sopra!

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