FIGLI DI GAY

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Quanto è importante l'orientamento sessuale dei genitori?

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Da quando le unioni civili omosessuali si stanno diffondendo nel mondo occidentale, sempre più frequenti si fanno gli studi su queste nuove forme di aggregazione familiare. La materia, com’è noto, genera grandi conflitti, non solo in seno al mondo scientifico, ma soprattutto nel cosiddetto mondo reale. Le questioni relative alla sessualità e all’identità di genere sono tra quelle più capaci di scatenare dibattiti infuocati, soprattutto quando dalla possibilità dell’unione per due persone dello stesso sesso si passa a considerare la possibilità per la coppia gay di crescere ed educare dei figli.

Le ricerche finora condotte in questo campo, soprattutto da parte di psicologi, hanno generalmente concluso che non esistono differenze apprezzabili tra i figli di famiglie eterosessuali e i figli di famiglie gay, essendo i genitori omosessuali altrettanto capaci e competenti rispetto a quelli eterosessuali.

A questo gruppo di ricerche si è indirizzato uno studio recente, per guardare a quei risultati con una prospettiva abbastanza diversa: quella sociologica. Judith Stacey e Timothy J. Blibarz, professori di Sociologia alla University of Southern California, hanno appena pubblicato sull’American Sociological Review i risultati del loro studio su quanto conta (se conta) l’orientamento sessuale dei genitori.

Secondo i due studiosi, non sarebbe giusto affermare che l’orientamento sessuale dei genitori sia ininfluente: piuttosto ci sarebbe ragione di credere che "i bambini attuali e i giovani adulti con genitori gay o lesbiche differiscono davvero in pochi e interessanti modi dai bambini con genitori eterosessuali". Ma in cosa consisterebbero queste differenze? Sostanzialmente i figli di coppie omosessuali sarebbero più aperti nei confronti della diversità sociale, meno costretti da stereotipi di genere e più inclini a esplorare attività omosessuali. Le cause indirette di queste differenze sarebbe da ricercarsi sostanzialmente nel genere dei genitori e nella condizione sociale eterosessista in cui le famiglie gay e lesbiche vivono.

Tuttavia gli studiosi ci tengono a puntualizzare che "queste differenze non possono essere considerate delle mancanze" e che, sebbene non siano d’accordo sul fatto che non ci siano differenze, tuttavia queste differenze non forniscono alcun motivo per tenere conto dell’orientamento sessuale dei genitori nell’assegnazione politica dei diritti e delle responsabilità familiari.

Il rapporto, com’era da aspettarsi, ha scatenato un putiferio negli Stati Uniti, sia da parte della comunità gay che da parte di chi avversa i diritti familiari per i gay. Uno dei punti cruciali sembra essere quello della maggiore apertura dei figli di famiglie gay nei confronti della pratica di attività omosessuali. Stacey e Blibarz, consapevoli dei "pericoli politici" di queste conclusioni, hanno evidenziato nel rapporto la possibilità che "in un mondo omofobo, le forze anti-gay impieghino tali risultati per negare ai genitori la custodia dei propri figli".

Ed è quello che in parte sta accadendo. Leaders di gruppi conservatori in difesa del modello tradizionale di famiglia stanno già lanciando campagne allarmistiche, basate sulla "trasmissione" dell’omosessualità in famiglia. Allo stesso modo, una piccola parte della comunità gay statunitense è sembrata dispiaciuta dei risultati dello studio.

La maggior parte però, e fra questi i leader dei gruppi americani a sostegno delle famiglie omosessuali, sono stati soddisfatti della ricerca, sottolineando che i risultati ottenuti non fanno altro che enfatizzare una situazione visibile: le famiglie gay sono effettivamente differenti ed è solo un bene sottolineare che i loro figli crescono più liberi dai condizionamenti che ancora soggiogano gran parte dei loro coetanei allevati in famiglie "regolari".

Per scaricare il rapporto (in inglese): (How) Does the Sexual Orientation of Parents Matter?

di Antonio Zagari

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