Finalmente abbiamo perso!

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Per avere una sinistra parlamentare che fa politica in questo modo, tanto vale non averla. Ai gay e lesbiche sconfortati dico: la battaglia inizia adesso, fuori dal Parlamento.

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Finalmente abbiamo perso. Adesso si può tornare a fare politica.

Non ne potevo più di votare a sinistra per avere al governo una sinistra che votava per gli sgravi fiscali ai ricchi senza l’eliminazione del fiscal drag ai meno ricchi, che non faceva leggi contro il conflitto d’interessi, che moltiplicava le missioni militari all’estero, che incentivava la precarietà, e tutto il resto del programma tipico delle destre. E che soprattutto, unendo la beffa al danno, non era neppure capace di darci almeno il contentino di quelle riforme nel campo della vita privata che sono ormai la norma in tutto il resto d’Europa.

Perché se si guarda la politica sociale del tanto demonizzato Zapatero, ci si accorge del fatto che anche lui ha votato leggi sulla precarizzazione, anche lui ha mandato missioni militari all’estero, anche lui fa parte del Washington consensus… Ma almeno, in cambio, ha dato al suo elettorato leggi avanzate sui diritti delle donne, dei gay, sulle pari opportunità, insomma ha "fatto qualcosa di sinistra" almeno in quelle aree su cui i poteri forti della globalizzazione sono neutrali. Ottenendone, in cambio, la riconferma.

In Italia, invece, niente: neppure questo. Ma allora a che (e a chi) serviva avere la sinistra al governo?

Quando l’onorevole Vladimir Luxuria ha votato a favore dell’esenzione dall’Ici per la Chiesa cattolica, mi sono chiesto che senso avesse votarla, questa sinistra, e a che servano gli eletti lgbt se poi votano in questo modo.

E a quanto pare se lo sono chiesto anche milioni di altri elettori… Il risultato lo abbiamo visto.

Meglio così, e non sto ironizzando. Perché per avere una sinistra parlamentare che fa politica in questo modo, tanto vale non averla.

Tutto questo vale ovviamente anche per il mondo lgbt. Finalmente la foglia di fico dei parlamentari gay, lesbo e transgender è finita. Queste elezioni hanno sancito la liquidazione fisica della rappresentanza lgbt nelle istituzioni parlamentari. E questo sancisce anche la fine della subordinazione del movimento lgbt alle segreterie dei partiti, sotto la guida di leader che incarnavano molto più il desiderio di riuscire a posare il culo su uno scranno dimostrandosi "moderati" che di fare gli interessi della comunità lgbt.

Li ho battezzati "la castina". Di loro ne salvo diciamo tre, massimo quattro; tutti gli altri, e le altre, hanno dimostrato di scegliere sempre, quando c’è conflitto fra gli interessi del mondo lgbt e gli interessi del partito a cui fanno capo, in base agli interessi del partito. Gli appelli pro-Rutelli e pro-Ruini da parte loro ormai si sprecano.

Ma siccome le strategie si giudicano in base ai risultati, il fatto oggettivo che l’Italia sia il fanalino di coda dei diritti lgbt permette un giudizio secco e netto sul valore della loro strategia: zero.

La battaglia inizia quindi oggi, e senza più la zavorra della "castina". Chi crede in quel che fa, continuerà a lottare. Chi era qui solo per carriera, ora che la carriera è preclusa sarà costretto o a scendere finalmente in piazza, o a perdere definitivamente la faccia col mondo lgbt. Come peraltro durante la campagna elettorale ha già fatto un sacco di loro.

Ai miei amici (specie i più giovani) che mi esprimono il loro sconforto, non avendo mai vissuto (a differenza di me) l’esperienza del fare politica da "extraparlamentare", obbietto che la battaglia non è finita: semmai inizia ora.

Ci sono infatti diversi spunti da tenere presenti.

Il primo è che la Chiesa ha perso. Ebbene sì. Grazie al trionfo suo ma soprattutto della Lega, Berlusconi ora non ha più bisogno di Casini per governare. E la Lega, contestando qualche giorno fa l’arcivescovo di Milano quando è intervenuto a favore di diritti umani dei Rom, ha dimostrato un piglio cesaropapista che ai clericali non promette nulla di buono (lo stesso arruolamento che Berlusconi ha fatto di Ruini elencandolo fra i propri supporters, che tanto è andato di traverso a Sua Eminenza, è un segnale dello stesso tipo). La Chiesa deve tenere d’occhio una realtà globalizzata, mentre la Lega è localismo puro: sarà interessante vedere quale di questi interessi conflittuali prevarrà. Certo, alla fine la Chiesa casca sempre in piedi… ma non sempre senza farsi male.

Secondo, anche se Veltroni è accecato dall’ideologia e quindi non vede mai nulla, qualcuno dei suoi scagnozzi potrebbe notare che delle ultime quatto elezioni, la prima è stata corsa da centro e sinistra alleate, ed è stata vinta, la successiva è stata impostata da Rutelli contro la sinistra ed è stata persa, la terza è stata combattuta di nuovo assieme, e vinta, la quarta infine ha daccapo visto il centro contro la sinistra, ed è stata di nuovo persa (e bravo Walter! No, you cannot…). Sarà una coincidenza (sarà!), ma senza la sinistra, i "buonisti" non possono vincere. Non hanno fisicamente i voti per farlo: non si vince col 37,5%.

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