Fioroni: “Sul matrimonio gay si voti con un referendum”

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Il senatore teodem propone una riforma per introdurre il referendum sui temi etici.

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Un referendum come in Irlanda, per far decidere agli italiani se vogliono o no estendere il matrimonio anche alle coppie gay e lesbiche. L’idea, già espressa qualche giorno fa da Alessandro di Battista, deputato del M5S, viene rilanciata oggi dalle pagine del Fattoquotidiano.it da Giuseppe Fioroni, rappresentante dell’ala cattolica più conservatrice del Pd. La proposta di Fioroni è quella di un emendamento alla riforma costituzionale, al momento in esame al Senato, con il quale introdurre i referendum di indirizzo (al momento non previsti dalla nostra Costituzione) per i cosiddetti temi etici. “L’idea è di far presentare da alcuni nostri senatori un emendamento al ddl costituzionale che palazzo Madama si appresta ad esaminare di nuovo dopo che la Camera glielo ha ritrasmesso – dichiara Fioroni al quotidiano diretto da Peter Gomez -. Mi sembra la cosa migliore giunti a questo punto: questioni come matrimonio gay, eutanasia, fecondazione, adozioni e tutte le altre innescate dalla medicina più innovativa, sono problemi così intimi che mi pare fuori luogo lasciare alla sola determinazione degli eletti. Meglio far decidere i cittadini attraverso referendum di indirizzo ai quali il Parlamento dovrà poi adeguarsi elaborando le relative proposte di legge”.

Un’idea di cui, a quanto pare, Fioroni non avrebbe discusso né con Renzi né con i vertici del partito e che rischia di allungare i tempi della riforma costituzionale (modificare il testo al Senato adesso, richiederebbe di nuovo la doppia lettura del testo) e, di conseguenza, quelli del dibattito in aula del DDL Cirinnà. Da settimane, infatti, la garanzia offerta alla comunità lgbt in attesa di quella che potrebbe essere la prima legge sui diritti in Italia (sebbene non quella auspicata) è che il testo sarà discusso dopo l’approvazione della riforma costituzionale.

Subentra, poi, un’altro fattore nel dibattito. Da più parti, infatti, seppure guardando con entusiasmo e apprezzamento al risultato irlandese, si è sostenuto che lo strumento referendario non sia il più adatto a decidere sui diritti di una minoranza. Dublino, in questo senso, fa caso a sé perché era la Costituzione irlandese a prevedere che il matrimonio fosse solo tra un uomo e una e l’unico metodo per modificare la Costituzione è tramite il referendum.

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