Firenze: coppia gay ricorre al tribunale per potersi sposare

Francesco e Matteo hanno deciso di ricorrere alle aule di giustizia un quanto ritengono leso il loro diritto all’autodeterminazione. L’Italia ancora arretrata rispetto al resto dell’Unione Europea.

FIRENZE – Francesco Piomboni, 33 anni, e Matteo Pegoraro, 21, sono una coppia che a fine marzo aveva chiesto la pubblicazione di matrimonio civile. Visto che l’Ufficio di Stato Civile del Comune di Firenze aveva respinto in via ufficiale la loro richiesta di pubblicazioni di matrimonio hanno presentato, il 12 giugno, ricorso alla Volontaria Giurisdizione, ritenendo che “L’interpretazione letterale delle norme codicistiche che supporta l’atto di diniego alle pubblicazioni di matrimonio del Comune di Firenze è contrario alla Costituzione italiana.” In Italia non c’è un precedente di questo tipo, essendo infatti la prima volta che nel nostro Paese due omosessuali conviventi, entrambi cittadini italiani, hanno presentato ricorso al diniego del Comune di Firenze di affiggere le pubblicazioni di matrimonio civile alla porta comunale. I due ricorrenti, Francesco e Matteo, sono conviventi da quasi due anni e insieme guidano, da presidente e segretario, la sezione provinciale fiorentina Arcigay. In marzo l’assessore ai servizi demografici del Comune, Lucia De Siervo, aveva consigliato alla coppia di iscriversi al registro delle unioni civili della città, regolamentato nel 2001 dopo la delibera del ’98, ma l’idea è stata respinta dalla coppia: “L’assessore De Siervo – spiegano – probabilmente non ha capito che la nostra è una volontà ferma di essere riconosciuti a livello giuridico, con pari diritti e pari doveri dei cittadini eterosessuali che contraggono matrimonio. Il registro delle unioni civili non permette alcun tipo di beneficio, se non che quello di essere riconosciuti simbolicamente come coppia dal comune di residenza”.

Gli avvocati Francesco Bilotta del foro di Trieste e Paola Pasquinuzzi del foro di Firenze ritengono che le motivazioni del diniego vadano contestate in quanto “illegittime e gravemente lesive del diritto all’autodeterminazione dei ricorrenti, nonché gravemente discriminatorie in quanto fondate sull’orientamento sessuale degli stessi”. Inoltre il diniego sarebbe contrario allo spirito della nostra Costituzione, nonché della Carta di Nizza in quanto escludere le persone omosessuali dalla possibilità di accedere al matrimonio significa dunque impedire loro di sviluppare appieno la loro personalità in un progetto di vita familiare, e ciò è in patente contrasto con gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione. Paradossalmente è proprio il non consentire l’atto matrimoniale a minare uno dei principi cardine del sistema, ossia il rispetto della dignità della persona e del suo progetto (e scelte) di vita, principi che, a parte nella Carta costituzionale italiana, si ritrovano proclamati nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo e nella Carta di Nizza. Piomboni e Pegoraro chiedono dunque che venga sollevata dal Tribunale di Firenze l’illegittimità costituzionale di tale diniego e sperano in un rimando del Giudice alla Corte Costituzionale.

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I due annunciano che parteciperanno al Pride del 16 giugno “in rappresentanza di tutte le coppie omosessuali che vorrebbero accedere all’istituto matrimoniale o avere parità di diritti e doveri alle coppie sposate attraverso il riconoscimento della loro convivenza. Vogliamo sperare che altre coppie, in diverse parti d’Italia, vogliano intraprendere il nostro stesso cammino; anche per questo abbiamo creato il sito La Strana Famiglia, per raccontare la nostra storia e permettere a tutti coloro che lo vogliono di seguirci da vicino in questa vicenda.” (RT)