Francesca Pascale si tessera ad Arcigay Napoli

Feltri spiega: “Per noi, apre le porte a benefici”. Biancofiore: “I trans sono cosa mezza”

Chi aveva pensato ad una boutade, dovrà ricredersi. Francesca Pascale, infatti, non si è limitata ad un annuncio , all’indomani dell’Onda Pride: il tesseramento ci sarà davvero ed avverrà con un evento pubblico organizzato per domani dal circolo napoletano della principale associazione lgbt d’Italia. Solo un paio di giorni fa, la stessa Pascale aveva incontrato nella villa di Arcore i rappresentanti diGayLib, l’associazione lgbt che fa riferimento al centrodestra. All’appuntamento di domani, annunciato via Facebook da Arcigay Antonoo, ci sarà anche Alessandro Cecchi Paone che nel frattempo avrà perdonato l’associazione guidata da Romani per la sconfitta alle ultime europee. In un’intervista a Gay.it , infatti, il presentatore televisivo aveva dichiarato che se avesse perso le elezioni la colpa sarebbe stata proprio di Arcigay, suscitando la reazione di Flavio Romani che gli aveva chiesto, piuttosto, di sottoscrivere il documento di impegno per i diritti lgbt.

Intanto, per non fare calare l’attenzione sull’argomento, sul Giornale di ieri Vittorio Feltri ha spiegato le ragioni della sua richiesta di tesseramento ad Arcigay. Senza andare troppo per il sottile, l’ex direttore ha scritto che “un eccesso di conservatorismo – spesso fratello gemello del bigottismo – aiuta a congelare due voti, ma te ne fa perdere otto. Non è molto vantaggioso. Voltare pagina comporta qualche rischio momentaneo, ma apre le porte a molti benefici”. Dopo una dissertazione sul perché, a suo avviso, la destra non unita da valori alla fine ha perso, Feltri aggiunge: “Se esso ( il centrodestra, ndr) desidera recuperare posizioni – e riprendere voti – deve competere con il Pd e non con Beppe Grillo. Come? Rubando a Matteo Renzi la sua freschezza, battendolo sui temi di cui si discute in famiglia, che non sono lo spread, la Merkel, il superamento del Senato e del bicameralismo, ma il divorzio breve, la dolce morte (eutanasia e similari), la fecondazione assistita, l’accantonamento della sacralità dell’embrione, ora talmente adorato da essere intoccabile al contrario del feto soggetto all’aborto”.

“(…) Perché escludersi da queste discussioni lasciando spazio ampio alla sinistra – chiede Feltri -? La mia iscrizione all’Arcigay è stata ispirata dall’esigenza di stare sul pezzo, come si dice. Non siamo uomini del secolo scorso. Abbiamo le nostre convinzioni, ma non impediamo ad altri di avere le loro. Ci battiamo affinché ognuno abbia la facoltà di fare ciò che gli garba, a una condizione: che non leda la nostra libertà. I gay chiedono di sposarsi? Perché no? Si sposino. Chissenefrega”.

Ma com’è noto, non tutti nel centrodestra la pensano allo stesso modo e a ricordarlo arriva un altro berlusconiano, Altero Matteoli, ex ministro, che vorrebbe che la discussione sui diritti civili si abbandonasse del tutto. “Parlare soltanto di Senato, di legge elettorale e di gay serve ad eludere i problemi vitali della gente e a sottoscrivere il fallimento definitivo della politica. Auspico, pertanto – ha dichiarato Matteoli – che il mio partito si dia una mossa e non si avventuri su questa deriva”.

Ma il carico da novanta arriva dall’ex sottosegretaria alle Pari Opportunità, costretta a dimettersi proprio per le sue posizioni sulle questioni lgbt. Ospite di Un giorno da Pecora, Micaela Biancofiore questa volta ha colpito le persone trans. “Non si può essere né carne né pesce – ha detto l’amazzone berlusconiana -. Uno se è maschio va con le donne, se invece ha una propensione per il proprio sesso, va con gli uomini o con le donne, con il proprio sesso. Ma non che va con una cosa mezza: una mezza creata ad arte, perché non esistono i trans in natura. Anche se c’è qualcuno che nasce strano“.

“È una macchina da soldi per chi si trasforma in transessuale – ha continuato -, perché se uno si sente uomo o donna fa l’operazione, e io su questo sono completamente d’accordo: se uno nasce in una prigione di corpo e fa l’operazione io sono la prima a dire menomale”.