Francesco e Manuel: l’Ambasciata spagnola rettifica

A 24 ore dalla prima dichiarazione di Pedro Jesús Fernández sulla non discriminazione dei gay in Italia, resa pubblica da ADN Kronos, l’ufficio stampa dell’Ambasciata corregge l’Agenzia

Roma – A poche ore dalla richiesta ufficiale di asilo politico alla Spagna da parte di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, il ‘caso’ torna ad alimentarsi a causa di un’agenzia stampa, uscita ieri, a quanto pare fraintesa.

Parlando ai microfoni di CNRmedia, alle richieste di asilo da parte della coppia aveva risposto a tono Pedro Fernandez, portavoce dell’Ambasciata spagnola a Roma, sottolineando come "non possiamo concedere alcun asilo perche’ non riteniamo che in Italia vi siano atteggiamenti discriminatori contro i gay".

Frasi e parole mai del tutto confermate dall’ufficio stampa dell’Ambasciata, che, questa mattina, ha sentito il bisogno di smentire in parte lo stralcio di intervista riportato ieri da ADN Kronos, battendo il testo originale: "In merito alla nota sulla possibile richiesta di asilo politico da parte di Francesco Zanardi, Vi informiamo che, come già comunicato verbalmente allo stesso, non solo riteniamo che in Italia i gay non siano perseguitati, ma la normativa spagnola vieta tassativamente di prendere in considerazione richieste di asilo politico presentate da cittadini dell’Unione Europea".

Da "perseguitati" a "disciminati", il passo è stato breve ma estremamente più lungo della gamba, tanto da richiedere una rettifica ufficiale. Francesco e Manuel, nel frattempo, confermano le loro intenzioni, presentandosi domani mattina, alle ore 9, all’Ambasciata spagnola di Roma per chiedere asilo politico.

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Nello specifico, questi gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea del 2000 che Francesco Zanardi  ritiene che l’ordinamento Italiano abbia violato e stia continuando a violare:

• Articolo 6 (Diritto alla libertà e alla sicurezza), in quanto la mia libertà di scelta, ovvero autodeterminazione, in materia di affettività incontra ostacoli precisi alla sua realizzazione.

• Articolo 7 (Rispetto della vita privata e della vita familiare), in quanto non mi è consentito costruire una famiglia riconosciuta dallo Stato sulla base di una legislazione relativa al matrimonio civile o ad altra forma di unione di tipo familiare.

• Articolo 9 (Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia), in quanto tale diritto pur riconosciuto in molti Stati dell’Unione mi è precluso in Italia e non sono parimenti riconsciuti né trascrivibili i matrimonio contratti in altri Stati dell’Unione se i coniugi sono dello stesso sesso. Parimenti, non esistono istituti di tipo analogo a quelli previsti all’estero per le unioni civili diverse dal matrimonio civile.

• Articolo 20 (Uguaglianza davanti alla legge), in quanto per lo Stato italiano le persone omosessuali in Italia non esistono, ma sono private di alcuni diritti fondamentali.

• Articolo 21(Non discriminazione), in quanto nello Stato Italiano le persone omosessuali e le coppie che essi formano, ovvero le coppie di persone di sesso diverso convivneti, non godono di piena parità rispetto alle coppie di persone di sesso diverso, unite in matrimonio, con grave pregiudizio anche dei diritti e delle tutele dei loro figli.

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• Articolo 33 (Vita familiare e vita professionale), in quanto non è garantita la protezione delle famiglie non fondate sul matrimonio, quindi sono sutomaticamente escluse le famiglie formate da persone dello stesso sesso.

In base all’articolo Articolo 52 (Portata dei diritti garantiti), la limitazione di fatto all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta sono arbitrarie, non fondate su leggi dello Stato Italiano e sono in contraddizione lampante con la Costituzione della Repubblica Italiana. Inoltre non sono ispirate al principio di proporzionalità, e non sono necessarie né rispondenti a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione ovvero all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui.

di Federico Boni