FRANCIA, GAY AL GOVERNO

Act Up rivela: nel governo francese ci sarebbero tre gay, uno solo dichiarato, ma anche una schiera di omofobi. I movimenti gay vigiliano: il Pacs non si tocca. – Giacomo Leso in PRIMO PIANO

PARIGI – Nel nuovo Governo francese ci sarebbero almeno tre gay, uno dichiarato e due no. Parola di Act-Up. Poi c’è un’amica dichiarata dei gay, un ministro che tentenna, una bella schiera di omofobi, una folta équipe di anti-Pacs fra cui si conta anche uno dei due gay non dichiarati. Parola dell’Interassociativa Lesbica-Gay-Bi-Trans. Non solo: la pasionaria anti-Pacs è rimasta fuori, come anche l’unico gay iscritto al partito gollista dichiarato.

Visto questa serie incrociata di segnali, un po’ alla Dallas, per ora la Francia gay sta a guardare. Alza le antenne per captare ogni segnale del nuovo Governo, voluto e nominato dal rieletto Capo dello Stato Jacques Chirac.

Intanto però l’Interassociativa lesbica-gay-bi-trans rispolvera la ghigliottina nel caso servisse a far cadere qualche testa: "Jacques Chirac e il suo primo ministro Jean-Pierre Raffarin hanno ricompensato gli anti-PaCS. L’Inter-LGBT è preoccupata di vedere nel Governo degli omofobi riconosciuti o dei vigorosi oppositori dei diritti degli omosessuali". Quanto ai due ministri "che hanno pubblicamente preso posizione in difesa dei diritti e della libertà degli omosessuali" secondo l’Inter-LGBT "non contano molto". I gay hanno forse ragione, ma comunque per essere un Governo di destra di un paese non Nord-Europeo quello francese è un esecutivo piuttosto "colorato" soprattutto se confrontato con quello di altri paesi del Mediterraneo.

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I due ministri filo-gay non sono certo dei pesi massimi della politica e non hanno ministeri come la difesa, gli interni o ancora gli esteri ma comunque sono già in ministeri visibili: il primo, Jean-Jacques Aillagon, ex-direttore del Museo di arte contemporanea Centre Pompidou e gay dichiarato è ministro della cultura (e in Francia con l’eccezione culturale questo portafogli conta più che in Italia); la seconda, Roselyne Bachelot-Narquin, unica deputata di destra ad aver votato (fra le lacrime per l’ottusità dei suoi colleghi) a favore del PaCS, è ministra dell’ecologia. Poi c’è anche un altro ministro, quello della Città, a cui non si può rimproverare nulla, se non una certa mancanza di coraggio: Jean-Louis Borloo si è astenuto al momento del voto sulle unioni civili alla francese mentre tutti gli altri deputati di destra ora suoi collegli di Governo, il premier compreso, votavano contro. Ciò detto: il Pacs comunque non si tocca. Anche perché dall’ottobre 1999 è stato firmato da oltre 100 mila persone.

Comunque i movimenti gay resteranno vigilanti: e controlleranno da vicino il lavoro del ministro della Sanità della Famiglia e dei Portatori di handicap Jean-François Mattéi, considerato dai suoi detrattori il portavoce dei vescovi per aver dichiarato che "dal punto di vista sociale non ci può essere alcuna equivalenza fra coppie etero e gay", quello di Patrick Devedjian ministro delegato alle attività locali, che voleva una legge che vietasse l’adozione da parte di uno dei partner di una coppia pacsata, o quello del ministro dell’interno Nicolas Sarkozy che negava il fatto che siano state pronunciate frasi omofobe durante la discussione del Pacs alla Camera dei deputati.

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Il Governo insomma riflette quasi tutte le diverse sensibilità della destra francese riguardo ai gay, estremi esclusi. È rimasta fuori dal governo, per fortuna, Christine Boutin, la pasionaria anti-Pacs che, Bibbia in pugno, aveva lanciato nel ’98 la crociata contro le unioni civili non solo in Parlamento ma anche in piazza come anche, purtroppo, l’unico uomo politico di destra che abbia dichiarato apertamente la sua omosessualità, Jean-Luc Romero, presidente dell’associazione "On est la" (siamo qui) che proprio in questi giorni presenta in libreria il suo ultimo libro "Virus di vita" in cui rivela, primo politico in assoluto in Francia, la sua sieropositività.

di Giacomo Leso – da Parigi