Francia apre ai gay per le donazioni di sangue, ma con una clausola fortemente discriminatoria

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Solo chi non ha avuto rapporti sessuali negli ultimi 12 mesi può donare. È un primo passo, ma non è accettabile.

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È stata salutata come un’iniziativa storica la rimozione del divieto di donare di sangue per gli omosessuali in Francia, annunciata già a novembre dalla ministra per la Salute Marisol Touraine. Era il 1983 quando la Francia, accodandosi alle restrizioni adottate da moltissimi stati in seguito all‘epidemia dell’AIDS, regolamentò le donazioni e le vietò.

Donare sangue è un atto di grande generosità, che non dovrebbe in alcun modo essere legato all’orientamento sessuale di una persona“, aveva affermato la ministra. Già nel 2002 il divieto era stato rimosso per le lesbiche, dopo che alcuni studi avevano evidenziato un minor rischio per questa categoria.

Da lunedì, ogni omosessuale e bisessuale che voglia donare sangue può farlo – ma solo se non ha avuto alcun tipo di rapporto sessuale negli ultimi 12 mesi. Questo vuol dire ancora negare un diritto, che peraltro è un’azione altruista e benefica, in base a chi si ama. Sophie Aujean, dell’International Lesbian and Gay Association (ILGA), afferma: “È un buon segno, che dimostra che lo stigma sta diminuendo. Ma un periodo di 12 mesi di astinenza è ingiusto. Un anno è un periodo molto ampio, e farà in modo probabilmente che molti uomini che fanno sesso con altri uomini probabilmente desisteranno dal proposito per questa clausola”. “Non c’è alcuna prova scientifica che affermi che una coppia omosessuale sposata e fedele sia più a rischio di una coppia eterosessuale sposata e fedele”, afferma Virgine Combe, di SOS Homophobia.

In Gran Bretagna vige lo stesso tipo di clausola, mentre in Germania è ancora attivo il divieto per tutti gli omosessuali e bisessuali. In Italia, sorprendentemente, non esiste alcun tipo di divieto sulla base dell’orientamento sessuale. L’Avis afferma: “Le norme vigenti non intendono discriminare a priori una categoria di persone, ma assegnano al medico responsabile della selezione del donatore il compito di individuare, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dal genere, eventuali comportamenti sessuali a rischio cui conseguono l’esclusione permanente o temporanea“. Infatti, non possono donare le persone che hanno rapporti sessuali ad alto rischio di trasmissione di malattie infettive (es. occasionali, promiscui, non protetti), chi risulta positivo ai test di epatite (B e C) o ittero, malattie veneree, sifilide (TPHA o VDRL), HIVAIDS (anti-HIV 1), o chi ha avuto rapporti sessuali con persone nelle condizioni descritte sopra.

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