FRANCIA, LE COLPE DEI GAY

Act Up ha fatto campagna contro Jospin. La disfatta della sinistra vede responsabili anche i gay. Che ora rischiano di dover fare i conti con l’omofobia di Le Pen.

PARIGI – In strada ci sono tutti. I verdi, i comunisti, i trotskisti. E anche i gay. Sotto le loro bandiere variopinte. È notte. Fonda. Siamo a Piazza della Bastiglia. I risultati sono poco più che accennati. Si confermeranno nelle ore che seguono. Le Pen, il leader dell’estrema destra francese, il fondatore del Fronte Nazionale, lo showman razzista e xenofobo (e accessoriamente anche omofobo) è al secondo turno delle elezioni presidenziali. Con Jacques Chirac, il presidente gollista uscente. Uno di estrema destra, l’altro di destra. La scelta non c’è. Nel senso che è unica. Tutti devono votare Chirac per sbarrare la strada a Le Pen. A meno di volere un presidente della repubblica populista e fascista (se ci condannano per questa opinione, spesso confermata dai fatti, di gay.it parlerà tutto il mondo).

Jospin è nella mente di tutti. Solo nella mente. È morto. Politicamente defunto. Ammazzato dall’astensione (28,7%), ucciso dal voto inutile. Dal voto distribuito ai quattro candidati trotskisti, ai verdi, al movimento repubblicano di Jean Pierre Chevennement. E allora ecco che questa manifestazione diventa la corvée di chi ha cattiva coscienza. Di chi si sente responsabile di aver tolto alla Francia la possibilità di scegliere.

Il peggiore di tutti fra i movimenti gay, quello che nella resa dei conti e nella divisione delle responsabilità sarà additato come maggiormente responsabile della sconfitta di Jospin è certamente l’associazione di lotta all’Aids Act Up Paris. Anche questo movimento è sceso in piazza l’altra sera. Per lottare contro la deriva fascista. Ha portato in piazza e le porterà ancora le sue bandiere, i suoi slogan. Ha dimenticato i suoi manifesti della campagna che per mesi ha condotto contro Lionel Jospin. Quei bei manifesti bianchi e neri con la nuca di Jospin e su scritto: "Votare per me?". Certo che no! Almeno non al primo turno. Il 21 aprile bisognava votare per qualcun’altro. Ecco fatto. Durante la manifestazione l’ex presidente di Act Up Emmanuelle Cosse ammette: "Sì, abbiamo sbagliato, pensavamo già a Jospin presidente. Non avevamo nemmeno preso in conto potesse andare diversamente". Act Up ha pochi iscritti. Evidentemente non ha più nessuna lungimiranza politica, scambia un’eventualità (quella di Jospin presidente) per una certezza. Ciononostante conta ancora molto. Almeno a livello di immagine e di comunicazione. Ha venduto la pelle dell’orso prima di averlo cacciato.

I sondaggi non hanno aiutato. Nessuno dava Le Pen in vantaggio. Tutti mettevano prima Jospin. I gay si sono divisi. Non hanno ringraziato colui che ha loro regalato il Pacs (le unioni civili), ed hanno di fatto partecipato alla vittoria di Le Pen. Se si pensa che ad ogni Gay Pride a Parigi si riuniscono almeno 500 mila gay e che Lionel Jospin ha perso le elezioni per 190 mila voti…

Intanto il Centro Gay e Lesbico di Parigi e l’Interassociazione lesbica, gay, bi e trans hanno reagito con un comunicato comune: fanno un appello a tutti i membri "a bloccare l’aumento dell’estrema destra votando massivamente per il solo candidato repubblicano presente al secondo turno e che garantisce i valori democratici e dei diritti dell’uomo, Jacques Chirac". Anche l’associazione SOS Homophobie ricorda che "il Fronte Nazionale e il suo presidente rivendicano delle idee omofobe d’una estrema violenza, iscrivendosi in una logica globale di razzismo, xenofobia, antisemitismo e sessismo". La stessa associazione ha ricordato che recentemente, intervistato da un giornalista sulle sue idee razziste, Le Pen ha dichiarato che "Il mio personale di servizio è nero, la mia cuoca è nera. Cosa devo fare perché si finisca di accusarmi di razzismo? Sposarmi con un nero omosessuale e sieropositivo?". Questo è Jean-Marie Le Pen. L’uomo che va al secondo turno anche con i voti gay. Espressi e non espressi.

di Giacomo Leso