I Pride si avvicinano e arriva, puntuale, il Frocio Perbenista

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Attenzione:articolo politicamente scorretto. Se non avete il senso dell'ironia, astenetevi

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Con l’avvicinarsi della stagione dei Gay Pride sulle pagine dei nostri social network spunta come un fungo della pelle prima di andare al mare una delle figure mitologiche più temute: il Frocio Perbenista.

Il Frocio Perbenista sta alla lotta per il riconoscimento dei diritti come Iva Zanicchi sta alla Musica Sinfonica: non partecipa a nessuna iniziativa, non fa parte di nessun movimento, non va a ballare e non va nei locali gay (perché non vuole sentirsi ghettizzato, ovviamente, come se gli etero si sentissero ghettizzati nelle discoteche piene di figa), si vanta di conoscere “quasi” solo eterosessuali (e quella quota di “quasi” include una caterva di colleghe di lavoro e di amiche grasse che lo scambierebbero in un battibaleno con il primo etero mezzo sfigato che le degnasse di uno sguardo [questa però, Max, te la potevi risparmiare, ndr]), si dice estraneo ad ambienti particolari (cosa molto anni 70 che non passa mai di moda come le basette e le canzoni degli Abba), crede di vivere al riparo da eventuali sospetti (anche se ha delle crisi di isteria da far temere una gravidanza) e si dice fiero del suo sembrare “normale”.

Perché nella mente del Frocio Perbenista essere “normale” significa essere “eterosessuale”.

Ovviamente il Frocio Perbenista ha da ridire su tutti quelli che hanno uno stile di vita diverso dal suo, e cioé uno fottutamente e felicemente gay, e appena può interviene con la leggerezza di Torquemada anche quando la sua opinione, che non è MAI necessaria, è anche grottescamente sbagliata. Qualcuno pubblica delle foto di una festa in discoteca? Zac! Ecco che interviene dicendo “Ah, io non capisco come si faccia!! Tutti drogati!”. Si condivide l’articolo di due gay che tra mille difficoltà si sono sposati? Ecco che disapprova eccependo sulla reale necessità del matrimonio gay (visto che quando lui ha avuto l’unica relazione più o meno seria andava ancora in onda Carosello). Si lotta per i diritti dei gay? Lui lo trova incomprensibile, ricordando con spocchia (e citando fonti parecchio discutibili) che i diritti già ci sono o che non sono necessari. Di solito, dopo la reazione scomposta che le sue minchiate provocano negli altri astanti, si rifugia in una “libertà di espressione” che nella sua testa coincide con “libertà di dire tutte le cazzate che mi passano per la testa”, affermando poi con tono da statista che ci sono problemi molto più importanti nel nostro paese e che non si deve perdere tempo con queste cose inutili.

Ma c’è una cosa, però, che fa eccitare il Frocio Perbenista in maniera incontrollata come una comitiva di pensionate polacche di fronte al Papa: il Gay Pride.

Per il Frocio Perbenista il Gay Pride rappresenta il demonio.

Tormentato, non vede l’ora di marcare il territorio e di comunicare al mondo la sua opinione: non potendo dire cose che un normale etero di destra dice, tipo che sparerebbe alzo zero sui manifestanti e ne brucerebbe i cadaveri, opta per una tattica diversa. Seguendo la sua limitata intelligenza cerca di non apparire solo critico ma di posizionarsi ad un livello superiore: lui non contesta il Gay Pride, ci mancherebbe. Lui lo farebbe diverso.

Perché lui non approva la gioia, non approva la carnevalata, non approva la festa, non approva i carri, non approva le trans, non approva i muscolosi, non approva la musica, non approva i colori, non approva le lesbiche, non approva gli etero che ci vanno, non approva gli effemminati, non approva i grassi e i magri e gli alti e i bassi, non approva i politici che ci partecipano, non approva il percorso, non approva l’orario, non approva il giorno, non approva il tempo atmosferico, non approva gli sponsor, non approva i cantanti che si esibiscono alla fine, non approva le associazioni gay: non approva NULLA.

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E uno magari pensa che va beh, non approva quindi può pure stare nella sua cameretta sulle chat scoperecce (dove è presente 24 ore con foto e profilo falso perché, ovviamente, lui non approva le chat) e non frantumare i marroni a chi tutto questo lo approva eccome, magari in parte o completamente, ma che non si sognerebbe mai di indignarsi quando il suo pensiero non coincida con il pensiero di tutti gli altri.

Ma no!

Lui si sente in dovere di redarguire gli stolti manifestanti affermando che il Gay Pride è controproducente per la “Causa”, e che così facendo tutte le lotte che si fanno non verranno mai prese sul serio! Ora, il fatto che lui a queste lotte non partecipi MAI e che non si schioderebbe di casa manco morto per partecipare a presidi, manifestazioni o proteste alternative al Gay Pride adducendo sempre a fantomatici impegni di lavoro o summit di politica internazionale in cui la sua presenza è fortemente richiesta, è solo un dettaglio: lui sarebbe un combattente molto serio e risolverebbe il problema dei diritti gay in cinque minuti se non fosse per gli altri froci pagliacci che gli rendono questo compito impossibile!

Che poi siano sempre e solo gli altri froci pagliacci a metterci la faccia, a prendersi le botte e a stare sempre in prima linea, per lui è del tutto trascurabile…

Insomma, il Frocio Perbenista, usando una metafora squisitamente sportiva, è come quei tipi che incontri nei bar, che di calcio non ne capiscono una beata mazza e manco lo seguono ma che, quando la Nazionale perde, si trasformano in Commissari Tecnici che Vittorio Pozzo gli fa una sega, snocciolando con aria saccente aggiustamenti tecnici e accorgimenti strategici che avrebbero condotto senza tema la squadra azzurra ad una esaltante vittoria.

Un Gay Pride rispettabile, per lui, è la panacea per tutte le discriminazioni cui i gay sono soggetti: secondo la sua opinione basterebbe sfilare in tailleur, tutti ben pettinati e con le scarpe basse, per ottenere un improvviso riconoscimento e il rispetto che meritiamo: lui non lo dice ma sa benissimo che anche i peggiori squadristi di estrema destra, e persino Giovanardi, di fronte a tanta eleganza e beneducazione dimenticherebbero la loro crudele omofobia e correrebbero in Parlamento a far approvare una legge non solo per il matrimonio, ma per tutto quanto non venga riconosciuto, libertà di violenza domestica e pedofilia incluse!

E’ così semplice, per il Frocio Perbenista! L’unico ostacolo per il riconoscimento dei diritti dei gay sono proprio i gay! Se fossero la copia sputata degli etero, e la smettessero di cercare di essere qualcos’altro che poi le signore che guardano il TG4 si infastidiscono, tutto sarebbe risolto! Perché tutto questo bisogno di rivendicazione di un’identità così fastidiosa e rumorosa che si stava benissimo quando eravamo tutti velati?

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