“GAY A BARI? SARA’ GUERRA”

Contro il Pride 2003 in Puglia si scatenano gli omofobi. Gravi minacce sui muri della città spingono le organizzazioni gay a sporgere denuncia. Contro ignoti, per ora.

BARI – "Gay Pride a Bari? Guerriglia sarà!". "Ricchioni di merda andatevene o ve la faremo pagare." Agli omofobi baresi non manca il tempismo. Con un anno di anticipo sulla manifestazione nazionale dell’orgoglio gay che si terrà nel capoluogo pugliese nel giugno 2003, sono già apparse sui muri della città «scritte ingiuriose, che inneggiano alla violenza e allo scontro armato contro quella parte di popolazione omosessuale che ha deciso di manifestare civilmente e pacificamente per la rivendicazione di diritti civili negati che non riguardano solo le persone omosessuali ma le persone in quanto tali». Ma le organizzazioni non sono rimaste a guardare, e hanno presentato, oltre che una regolare querela contro ignoti, anche una formale lettera di denuncia, indirizzata al Presidente della Regione Puglia, della Provincia di Bari, e al Sindaco, al Questore e al Comandante dei Carabinieri della città. La lettera è firmata da Michele Bellomo, presidente dell’Arcigay "G. Forti" di Bari e autore della querela, dai parlamentari Franco Grillini, Alba Sasso e Nichi Vendola, dall’euro-parlamentare Enzo Lavarra, e da decine di associazioni, tra cui Arcigay e Arcilesbica nazionali, CGIL Puglia, la Cama-Lila, e molte associazioni vicine al mondo del volontariato cattolico.

Lo scopo della lettera non è solo quello di una denuncia ideale dell’omofobia diffusa nella città: «i firmatari – si legge nella lettera – invitano la cittadinanza tutta a recarsi sul luogo, a riflettere qualche secondo». Le scritte, infatti, mettono a nudo «l’idea della libertà di espressione e manifestazione propria di alcuni settori che non riconoscono le basi della convivenza civile: democrazia e libertà».

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«Forse – proseguono i firmatari – a questi signori sfugge che non esistono diritti gay o eterosessuali; comunque essi siano, "ricchioni" o "gay" o "lesbiche", uomini o donne, devono essere salvaguardati tutti i diritti di cittadinanza».

Insomma, l’organizzazione del Bari Gay Pride 2003 si prevede come irta di ostacoli, nonostante le amministrazioni comunale e provinciale abbiano già dato parere positivo al patrocinio, pur negando ogni forma di finanziamento diretto. Tuttavia, nel capoluogo pugliese ci sono ancora posizioni intransigenti, palesemente omofobe e, nei casi estremi come quelli riguardanti le scritte, persino violentemente contrarie alle libertà sessuali. Basti citare la posizione espressa dal senatore barese Bucciero, che aveva suggerito di far svolgere la manifestazione in un’isolata stradina di campagna, per evitare che lo spettacolo "osceno" disturbasse i giovani.

«Confinare le diversità in un luogo – dicono a questo proposito i firmatari della lettera – è il chiaro segno della ghettizzazione, della separazione, della elezione di una maniera unica di essere, di amare, di pensare contro il ventaglio delle identità che la natura vuole che esistano».

In questo quadro, gli episodi di palese omofobia, invece di scoraggiare gli organizzatori li rendono ancora più consapevoli dell’importanza della manifestazione del prossimo giugno, come occasione per affermare la visibilità e i diritti delle diversità in maniera pacifica. Il Bari Gay Pride Nazionale 2003, dunque, si farà, e sarà ricco di eventi e di occasioni di confronto: «Bari Gay Pride non è soltanto il corteo finale, libera espressione di identità ma soprattutto è il lavoro culturale ed informativo che è alle sue spalle e che ne costituisce la piattaforma politica. Incontri, conferenze stampa, dibattiti, occuperanno tutto l’anno e saranno aperti alla cittadinanza tutta per far sì che giugno 2003 sia il mese di Bari, degli studenti, delle casalinghe, degli operai, degli anziani e di quanti credono nelle pluralità e nei diritti civili».

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