GAY AL SUD? NON CE NE SONO…

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Lo afferma un esponente di AN di Messina. Ma allora chi sono Agata Ruscica, Roberta Palermo e Massimo Milani, i tre candidati meridionali della comunità glbt alle amministrative?...

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Il prossimo 25 e 26 maggio in molte province del centro-nord e del sud i cittadini sono chiamati ad eleggere i loro rappresentanti. Arcigay sostiene la candidatura di esponenti di centrosinistra nei collegi di Palermo, Siracusa, Roma, Ivrea, Brescia, Udine, Pisa.
Al sud il test amministrativo è di particolare interesse, perché anticipa di alcune settimane l’atteso gay Pride di Bari.
Nord e sud: due realtà molto diverse per storia e cultura, fra le quali la distanza si misura anche sul terreno dei diritti, oltre che della visibilità per i cittadini omosessuali. Ne parliamo con i candidati di Siracusa, Messina e Palermo, Agata Ruscica, Roberta Palermo e Massimo Milani. Partendo però dalle valutazioni generali del presidente dell’Arcigay di Bari, Michele Bellomo: «Le cose al sud stanno cambiando grazie al Pride, sia in termini di attenzione da parte delle istituzioni, sia in relazione alla “trasversalità” che stiamo ottenendo su particolari argomenti dalle forze politiche. Anche al sud si stanno finalmente affrontando, in una dimensione maggiormente europea, temi finora considerati tabù, come il Pacs e le unioni civili. Questo può contribuire, anche in campagna elettorale, a dare maggior peso politico ai temi dell’Arcigay e a quei candidati che li sostengono nel loro programma.»

Di questo parere la candidata al collegio di Siracusa Agata Ruscica, 54 anni, giornalista, che ha insegnato nelle scuole medie e ha fondato il primo collettivo lesbico negli anni 80. Di provenienza femminista, nel 1994 ha fondato l’Arcigay di Siracusa. Dal ’98 alla Provincia, è attualmente portavoce del presidente Bruno Marziano per le pari opportunità. «Nella mia esperienza di donna – racconta – convivo da venti anni con la mia compagna, con cui ho adottato a distanza un bambino del Guatemala. Sono credente e vorrei potermi sposare in chiesa.» La sua lettura del fenomeno omosessuale al sud la porta a sostenere «che gli omosessuali esistono trasversalmente ad ogni categoria economica e sociale. La differenza principale tra nord e sud è legata all’imprenditorialità gay/lesbica. Intendo dire che al sud i gay non sono riusciti ad avviare realtà economiche calibrate sui propri bisogni, come invece è accaduto al nord. Questo fa apparire la realtà del meridione più distante di quanto effettivamente sia. Per altri versi, ci sono molte persone che si dichiarano, senza che le famiglie o la società attuino alcun tipo di discriminazione.» Per Siracusa, la candidata DS alla carica di consigliere provinciale afferma che per prima cosa vorrebbe «costruire un grande centro di aggregazione giovanile aperto a tutti gli orientamenti sessuali, per lottare insieme contro i diritti negati. In questo momento abbiamo bisogno di aggregazione e spero che i giovani eterosessuali prendano a cuore e lottino con i gay per i loro diritti. La seconda cosa è che vorrei contribuire ad alzare di nuovo la guardia rispetto all’AIDS, nei confronti del quale il governo di centrodestra sta dimostrando un contegno irresponsabilmente lassista.»
Da Siracusa a Messina, l’impegno civile e politico di Roberta Palermo, 42enne presidente dell’Arcigay locale, appoggiata dalla lista civica di centrosinistra “Primavera siciliana”, passa invece attraverso un’amara polemica tanto con i partiti dell’attuale amministrazione di centrodestra, quanto con quelli della sinistra, colpevoli di «ignorare l’Arcigay e le sue istanze. Il mio programma elettorale punta quindi a ridare quel minimo di visibilità alle persone omosessuali, ai loro bisogni e al loro diritto di affettività, anche dopo i recenti episodi di cronaca» (una discoteca con giro gay chiusa con l’accusa di pedofilia per titolare e clienti – dei particolari dell’episodio, avvenuto nel mese di marzo, si è venuti a conoscenza solo pochi giorni fa). Tutto questo in una situazione difficilmente sostenibile – continua Roberta Palermo – «senza alcuno spazio di manovra politica e senza una sede per il circolo, dato che – come ha dichiarato il consigliere AN Silvestro Arbuse – l’Arcigay “non ha bisogno di sede perché a Messina non c’è presenza omosessuale.”»
Tornano alla mente le parole pronunciate da un dirigente scolastico in una precedente inchiesta di Gay.it su “Omosessualità e istruzione” nella scuola pubblica italiana, il quale affermò che nella sua scuola “i gay semplicemente non esistevano”.
Quarantotto anni, romano ma residente al sud da molti anni, Massimo Milani è il candidato di Rifondazione Comunista al consiglio provinciale di Palermo. La sua militanza nel movimento gay è degli anni Ottanta, quando proprio a Palermo, sull’onda dell’emozione per i due pastori di Giarre suicidatisi perché omosessuali, nacque la prima cellula dell’Arcigay nazionale. «La mia principale attenzione sarà rivolta alla scuola – dichiara Milani – per l’istituzione di corsi di formazione rivolti a studenti ed insegnanti e per una serie di programmi specifici che trattino il tema dell’omosessualità nella storia e nella cultura, come avviene per altre discipline. Questo permetterà di integrare pienamente gli studenti omosessuali al resto dei loro colleghi.» E proprio alla cultura sembra dedicata un’attenzione particolare del candidato siciliano, dato che «è necessario un cambiamento culturale.» Altre priorità sono considerate l’attenzione per tutte le minoranze e per i loro diritti e «la creazione di strutture turistiche gay-friendly al sud come è avvenuto in Versilia.»

di Dario Remigi

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