GAY ARABI CONQUISTANO PARIGI

"Streetlife": la serata gay degli arabi parigini. Dove cadono tutti i tabù. Ecco le immagini della festa, che si ripeterà il 12 luglio. Nel rispetto di ogni diversità.

Clicca qui per la galleria di foto di arabi

PARIGI – "Ma ci sono solo bagni per donne qui?"

"Dalle indicazioni sulla porta si direbbe di sì!"

"Vabbé allora aspetterò domani".

Farid non ha nessuna intenzione di fare pipì in una toilette con su stampigliata un’immaginetta di una donnina vestita come agli inizi del secolo scorso, con tanto di cappello e ventaglio. È giovane, con i capelli scurissimi come i suoi occhi. Porta una camicia bianca, a righe. Dei pantaloni che non sono jeans. Una collanina non troppo vistosa, ma quanto basta, su un petto glabro. Il colore della sua pelle è leggermente ambrato e il viso sottile. La barba, tagliata a dovere, lascia un filo di pelo a contornare il mento e le mascelle. È francese quanto un francese sebbene abbia origini algerine. Dall’accento marcato e dalle parole strascicate sulle "a" e sulle "e" si può dedurre che arrivi dal 93, un dipartimento della periferia parigina in cui si sono stabiliti molti fuoriusciti algerini. La sua cultura, quella musulmana, di quell’Algeria invasa e liberata, gli scorre nelle vene. Il suo sangue è caldo. Ci metterà delle ore, diversi wisky coca e molte sigarette prima di convincersi che se non proprio il bagno delle donne almeno l’urinatoio dovrà pur decidersi ad usarlo se non vuole scoppiare.

L’alcool e il fumo non sono vietati dal Corano? Che importa. Qui a "Streetlife" la serata gay degli arabi parigini è tutta un’altra storia. Qui cadono tutti i tabù. È la serata underground della capitale. Ormai da due anni attira le folle ogni quindici giorni. Il venerdì. Si tiene, l’indirizzo tenetelo per voi, al Saint-Arnaud di rue de la Truanderie, traversa di rue Saint-Denis, Metrò Chatelet-Les Halles. La prossima è il 12 luglio. Poi è una questione di calcoli. Sul sito www.streetlife.fr c’è tutto.

A partire dalle 23 inizia ad arrivare la gente. Blacks, blancs, beurs. Neri, bianchi, meticci. Nessuna discriminazione all’ingresso. Qui non c’è nessun buttafuori che recita la triste frase resa famosa dalle denunce e dai processi intentati alle discoteche della capitale dall’associazione Sos Razzismo: "Désolé jeune homme, ça va pas être possible". Tradotto: "Mi dispiace, giovanotto, tu qui non puoi entrare". Come nei negozi fascisti e nazisti non potevano entrare gli ebrei e come nelle macellerie non possono entrare i cani.

A Streetlife entrano tutti. Gay, bisex e sinceramente gay friendly. Chi non rispetta la diversità di ognuno no. Quello è invitato a frequentare altri luoghi, o nessuno. Il look è quello del "lascard" o del "racaille" il "ragazzaccio" che almeno a prima vista può incutere anche un certo timore, può fare un po’ paura. In realtà sono tutti buoni come il pane, provare per credere. Questo posto, spesso popolato di gente "hors milieu" (fuori-ghetto) sarebbe sicuramente piaciuto anche a Pier Paolo Pasolini. I cappellini Nike con la visiera, gli short Lacoste, le magliette Adidas vanno alla grande. Ma non solo. Anche le camicie come quella di Farid e anche altri look di strada.

Entriamo. Al bar ci aspetta Julien, il francese all’origine di questa serata: "Qui le barriere cadono. Qui tutti sono uguali. Qui siamo underground, sottoterra. Vuoi scrivere di noi in Italia? Non farci troppa pubblicità. Se diventa un postpubblicitàubblico è finita".

Infatti, qui si coltiva la cultura della strada. Della vita di strada, Streetlife, appunto. La serata funziona solo se i colori si mescolano. Come al centro commerciale di Chatelet-Les Halles al sabato pomeriggio o sulla linee 2 e 4 della Metropolitana che collegano il quartiere "nero" Barbes al resto della città. Qui a Streetlife si coltiva lo spaesamento totale.

Anche le donne sono accettate ma non aspettatevi di vedere dei burka o dei chador. Aggiornate il vostro hard disk. Qui si esprime la modernità della cultura musulmana. Oriana Fallaci sarebbe spiazzata, passerebbe una buona serata e non saprebbe più cosa scrivere. Non avrebbe più rabbia. Forse nemmeno orgoglio.

La musica parte lenta. A basso volume. C’è ancora poca gente ma arriverà. R’n’b, Hip hop americano, un tocco di Raggae e di Funk, qualche hit commerciale. Ma poco. Fino a mezzanotte, d’inverno si paga 10 Euro per entrare, una consumazione e il guardaroba sono offerti. Dopo l’ora di Cenerentola gli euro da pagare per trovare il principe azzurro diventano 15. D’estate rimangono 10.

Il pubblico arriva e riempie sia la sala da ballo e i salottini riservati alla conversazione, al piano terra. Poi scende nel seminterrato dove si trovano un altro bar e altri due salotti. Qualcuno ricorda che "In certe serate le ‘Special bad boy’ queste stanze si trasformano in dark room". I dettagli croccanti si sprecano. Ma ora sono le 2, non è più tempo di parlare, è tempo di ballare.

Clicca qui per la galleria di foto di arabi

di Giacomo Leso