GAY CONTRO GAY

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Rimbalzano sulle pagine dei quotidiani nazionali le divisioni nel movimento. Angelo Pezzana su Libero attacca Grillini ("solo un'appendice ubbidiente ai partiti della sinistra") che replica su Gay.it.

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MILANO – Quali motivazioni ha portato Angelo Pezzana, un leader storico del F.U.O.R.I. ad attaccare in maniera così forte e diretta uno degli esponenti più visibili della comunità omosessuale come il deputato Ds Franco Grillini? Pezzana dice di non amare i battibecchi ma poi spara a zero dalle pagine di “Libero” giovedì 15 (clicca qui per leggere l’articolo) e il giorno dopo, ospitato da Mieli, nelle “Lettere” del Corriere della Sera (clicca qui). L’accusa contro il leader di ArciGay è di servilismo verso la sinistra che finisce per essere ostaggio anche verso altri temi internazionali quali: le dittature, Israele e la Palestina, le stesse lotte di liberazione sessuale e il Gay Pride.
Grillini cos’è questo livore che Pezzana nutre verso l’ArciGay?
Me lo son chiesto anch’io e non trovo risposte adeguate. Pezzana così facendo sta attaccando un movimento da cui si è messo fuori da tempo, togliendo un impegno che sarebbe stato prezioso per tutti.
C’è l’ha con voi che militate nei partiti di sinistra.
Ma cosa diavolo pretende? La sinistra è stata l’unica componente politica che ha saputo ascoltare gli omosessuali, che ha aperto al suo interno dibattiti inerenti le discriminazioni sessuali, la lotta contro ogni omofobia. Pezzana ci venga a dare lezioni di democrazia solo quando la destra in cui lui si riconosce accredita i gay come suoi interlocutori, non li insulta e fa in modo che i nostri diritti civili e politici siano prioritari nei loro programmi politici.
Grillini, però la sinistra al governo è stata anch’essa assente.
Certo potevano fare di più anche se qualcosa è stato fatto. Voglio ricordare la legge contro le discriminazioni da me presentata e fatta propria dal centro-sinistra. La sinistra è minoritaria in questo paese e, quando si parla di diritti verso le minoranze sessuali, dobbiamo fare i conti anche con l’ala moderata del centro e con una componente cattolica molto forte anche nel centro-sinistra. In politica, malgrado tutto, contano i numeri. Ma non si può dire che la sinistra è stata disattenta o assente nei nostri dibattiti e nelle nostre manifestazioni.
Non così per la destra.
Appunto! An o Forza Italia o la Lega hanno continuato a disinteressarsi di noi, quando non ci hanno deriso o peggio. Sembra faccia parte della loro cultura mettere i gay tra coloro che non hanno diritti e non ne devono avere. I radicali, in cui Pezzana militava, sono forse gli unici che riescono a catalizzare le nostre battaglie. Per questo sono anche iscritto al Partito Radicale Transnazionale.
Pezzana era un esponente di spicco del Fuori. Cos’era successo dopo?
Pezzana e i suoi non avevano più voglia di gestire un movimento divenuto complesso e che necessitava di un salto di qualità. Si erano rotti i coglioni in quel movimento d’elite formato da quattro gatti, nonostante che si spacciassero per trecento gruppi.
Ma lo erano con i radicali.
Niente affatto! Erano trecento gruppi radicali che mettevano fuori la sigla del Fuori. Loro erano sei o sette gruppi in giro per l’Italia. Litigiosissimi tra loro e in Pezzana rispunta leggendo l’articolo che ha pubblicato su “Libero”.
Cos’ha Pezzana, la “sindrome” di Consoli?
No! Consoli dopo che era stato male era cambiato radicalmente, mentre Pezzana pensa che tutto quello che lui ha fatto negli anni ’70 è il massimo e quello che è successo dopo è terra da calpestare.
Lui, parla di un funzionariato gay, al servizio dei partiti le cui attività consistono nell’aprire imprese commerciali tesserandone i clienti.
Ma di cosa parla Pezzana? Magari…, magari noi avessimo avuto la possibilità di pagare un apparato di una decina di persone, in regola, che fossero stati in grado di rispondere al telefono 24 ore su 24 e fornire servizi alla comunità.
Tutto sotto ogni tutela sul lavoro?
Ma certo! Ma che cos’è questa storia che uno deve lavorare senza percepire alcun emolumento? Il lavoro gay non è lavoro da pagare? Ma dove vive Pezzana? Ci sono tutte le gay house, in giro per il mondo che hanno gente e funzionari che vengono pagati, e giustamente! Gli uffici di Stonewall a Londra o quelli a Berlino hanno gay che lavorano e sono regolarmente stipendiati. Insomma: chi lavora deve essere pagato, bene e che sia in regola.
C’è una ragione per cui in Italia questo non avvenga?
La critica vera è che questa nostra società non finanzia la comunità omosessuale e non consente di pagare la gente che ci lavora a tempo. La comunità ebraica per la quale lui si batte non ha gente che lavora e viene pagata?
Pezzana dice che i Gay Pride somigliano tanto ai carri viareggini.
Io sono per una celebrazione dei Pride così come vengono sviluppati in Italia, ma anche in altre parti del mondo. E’ una nostra festa e un giorno oltre che di ricordo anche di lotta. Paillettes e chiappe ballanti fanno da cornice ad un movimento che scende in piazza e che lo fa con allegria e umorismo, con i molti colori della felicità e l’orgoglio di essere noi stessi anche attraverso i luccichii dei carri e le mise provocanti. Io non sono affatto per un Pride in giacca e cravatta. Non siamo noi a doverci castigare. E’ una festa e ognuno ha il sacrosanto diritto di venirci come meglio crede.
Pezzana dice che l’ArciGay non difende abbastanza coloro che vengono perseguitati.
Lo fa la destra? Lo fa forse Forza Italia? Il fatto che lui non venga a manifestare sotto le ambasciate a difesa dei gay perseguitati non gli può consentire di fare queste affermazioni. Noi siamo e saremo sempre contro le dittature cubane o cinesi e insieme alle altre organizzazioni omosessuali nel mondo continueremo a batterci contro coloro che vessano e torturano o uccidono i gay.
Franco vuoi dire qualcosa a Pezzana?
Volentieri! Dico a Pezzana che questi livori non servono a nessuno. Lui è stato e rimane una figura importante per tutto il movimento omosessuale italiano. Le sue battaglie restano patrimonio per coloro che sono venuti dopo e rimarranno forza e stimolo per tutti. Sappia spronare la sua parte politica ad accogliere le richieste di cui il movimento gay necessita. Si faccia strumento di aggregazione e non di separazione tra le tante anime che militano a destra o a sinistra.

di Mario Cirrito

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