GAY, DIVISI PER LEGGE

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Andrea, italiano, vive da 20 anni in Brasile con Francesco, brasiliano. Ora deve stare in Italia. Ma senza il compagno, che per la legge non ha diritto di...

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GENOVA – Il caso di Andrea, finito su tutti i giornali, fa discutere molto anche su chat, blog e ogni altra forma di comunicazione diretta che la piattaforma internet offre ad ogni utente. Come sempre, una realtà di liberismo e comprensione supera leggi obsolete e assurde. Andrea (così lo hanno chiamato) è rientrato a Genova dopo venti anni vissuti in Brasile. Il suo rientro è dovuto ad un aggravarsi delle sue condizioni di sieropositivo conclamato. Ha un ragazzo di nazionalità brasiliana con cui, in questi venti anni, ha diviso piaceri e passioni, dolori e quotidianità.
Come qualsiasi persona al mondo, in un momento per lui così delicato e doloroso, desidera avere colui che ama al suo fianco. Normale, no? Macché! Il congiungimento con il suo convivente non può realizzarsi, perché le nostre leggi lo prevedono solamente per le coppie “istituzionali”: cioè eterosessuali! Riusciamo a riempirci di alta tecnologia, discutiamo di civiltà e democrazia e, oggi, nella cattolica Italia, un omosessuale rientrato in patria per gravi motivi di salute, non può usufruire della vicinanza del suo ragazzo cui ha dedicato tantissimi anni della sua esistenza.
Dove sono i partiti gayfriendly? Quale silenzio impedisce alle organizzazioni omosessuali di trattare questo caso con la solerzia e l’importanza che necessita? Perché la maggioranza politica di questo paese non possiede lungimiranza e, se vogliamo, anche pietà per un suo compatriota che ha il solo, dannato peccato di desiderare l’amore verso un altro uomo?
Su uno dei siti in cui si discute il caso di Andrea ecco cosa scrive Marco: “Ammetto che la notizia è un po’ forte. Ma poi ci ho pensato. Mi sono ricordato di quando tornavo a casa, dopo l’estate, ed ero triste perché sapevo che la ragazzina conosciuta al mare, sarebbe tornata in un’altra città, una scuola diversa, etc.; avrei dato molto per stare con lei e, se quella immensa tristezza mi colpiva dopo pochi giorni, quanto grande deve essere il dolore di chi è amato per vent’anni. Ah, già: sono uomini ma, conta davvero tanto?”.
Nella stessa città in cui Andrea sta cercando di curarsi, venerdì e sabato ci sarà un convegno nazionale organizzato dal Centro studi psicogiuridici dal titolo: “Rapporti familiari e responsabilità civile”. L’avvocato Corrado Marvasi, uno dei promotori del convegno spiega che il caso è affidato alla collega Nicoletta Paschetti: “qualche suo collega ha fatto delle commistioni tra le due cose. Da avvocato le dico che essendo un caso molto delicato e seguito con professionalità da una collega, non credo di poter dire molto. Credo, comunque, che la storia di Andrea sarà discusso nell’assise di venerdì e sabato, rientrando nelle problematiche familiari”.
Franco Grillini, firmatario di una interrogazione urgente al Parlamento, ci dice: «Questa situazione dimostra che è sempre più urgente una legislazione che riconosca i diritti delle coppie omosessuali. Dobbiamo proseguire una battaglia che non è ideologica ma rivolta ai diritti umani. Non poter fare il ricongiungimento per assistere il proprio compagno morente è, credo, uno dei vertici di crudeltà a cui la nostra società condanna le persone omosessuali. Anche per questo occorre sostenere la campagna “Un Pacs per tutti” portata avanti dall’ArciGay». Recentemente, lo stesso Grillini aveva avuto un incontro con il capo della polizia De Gennaro, in riferimento all’atteggiamento delle questure su questa materia. De Gennaro aveva spiegato che erano le questure a decidere. Grillini ci ha assicurato che presto si recherà a Genova per parlare con il questore di quella città.
L’avvocato Nicoletta Paschetti non nasconde affatto le sue preoccupazioni giuridiche su una legislazione che offre diritti spettanti a coniugi ufficiali e negati ad Andrea e al suo compagno sudamericano. Neppure la via di Strasburgo dove ha sede la Corte Europea per i diritti umani, sembra essere percorribile. “Potevamo studiare la via del visto turistico” spiega l’avvocato Paschetti “ma Andrea voleva stare accanto al suo compagno con tutti i diritti che sono dovuti a una famiglia. Vivono insieme da tantissimo e lui era convinto che nessuno li avrebbe potuto separare.” Beh, ci ha pensato la questura di Genova, applicando leggi che oggi non dovrebbero avere diritto di cittadinanza in nessun posto del mondo.
E’ questo che i nostri parlamentari devono comprendere: applicare il loro mandato e metterlo al servizio anche di quei cittadini diversi per cultura, religione e sesso. Dare alle coppie di fatto una legge che garantisca equità con gli altri cittadini di questo paese. Quando i radicali (sempre loro, chissà come mai) lanciarono le campagne per salvare le donne dalle mammane e per dare diritto alle coppie che non si amavano più di potersi civilmente rifare una nuova famiglia, la Chiesa cattolica lanciò i suoi strali, le sue “scomuniche” ma la laicità dello Stato generò due leggi che oggi sono diritto per tutti.
Il diritto per gli omosessuali di vivere accanto al proprio amore o di averlo vicino quando la vita sembra affievolirsi non può essere diverso dagli altri individui. Ad Andrea, in questo momento tragico, resta la solitudine e il pensiero di un amore negato dalle nostre leggi. Scrive Lucia: “Qui non si tratta di moralità, ma di semplice buon senso. Come pensate stia l’uomo che deve affrontare una grave malattia se viene separato dalla persona amata? Va beh, dai andiamo a messa domenica prossima e preghiamo per la pace nel mondo”.

di Mario Cirrito

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