Gay e sport da combattimento: un connubio impossibile?

Abbiamo contattato il Gruppo Marc e Parinya, uno dei pochissimi gruppi al mondo che raccoglie omosessuali che pratichino discipline da combattimento.

Esistono omosessuali che pratichino sport da sempre ritenuti ‘machisti’ cioè per soli uomini virili, come gli sport da combattimento? In Italia, sì, e si sono riuniti in un gruppo grazie allo sforzo di alcuni ragazzi, che, un po’ per scommessa un po’ per passione, hanno messo su il Gruppo Marc e Parinya.

E’ nata un po’ come scommessa. Mi sono detto: scommettiamo che non è vero che non c’è nessuno che fa questo tipo di sport? Così ho ideato un volantino, molto artigianale, e l’ho mandato presso delle saune e dei gruppi, con un fermoposta, e pubblicando due o tre annunci su Babilonia. Mi son dato del tempo, aspettando risposte. Dopo un po’ mi ha chiamato Diana da Milano, e con lei abbiamo avuto l’idea di creare Marc e Parinya, dal nome di due atleti, Marc Leduc medaglia d’argento alle olimpiadi di Barcellona nella Boxe nel ’92, e a Parinya Kiatbusaba che è un travestito che faceva Tai-Boxe a un buon livello.

Come è organizzato il vostro gruppo?

Il circolo Maurice di Torino si è reso gentilmente disponibile a ospitarci. Lì possiamo ricevere posta (Gruppo Marc e Parinya, c/o Circolo Maurice, V. della Basilica, 3/5 – Torino), e ricevere telefonate (ogni secondo sabato di ogni mese al n° 011.5211116). Abbiamo anche un indirizzo di posta elettronica che è: gayboxeitalia@hotmail.com.

Ci sono molti gruppi come il vostro, nel mondo?

Al momento attuale, a parte un gruppo a Los Angeles, siamo l’unico gruppo al mondo che si occupa di questi sport specifici. Voglio dire, ci sono gruppi di lotta o arti marziali, ma non di questi sport specifici.

Che reazioni incontrate nell’ambiente legato a questi sport?

Non sono in grado di dirti come è la situazione in generale, ma penso che molto dipenda dalla posizione geografica; nel centro o nel sud d’Italia c’è più richiamo verso i bulli, mentre dove vado io non ci sono esagitati. Forse le palestre che sono più disponibili ad allenare delle ragazze sono, in generale, anche più disponibili verso i gay. Ma quello che consiglio è che prima di dichiararsi è meglio aspettare di essere in due o in tre, o almeno di essere arrivati a un buon livello in modo che l’istruttore ti possa apprezzare; ma soprattutto consiglio di parlare prima con l’istruttore, piuttosto che con gli altri ragazzi, perché è lui che può condizionare la vita della palestra.

Un altro ‘agguerrito’ membro del gruppo è Luigi (nella foto), di Roma, ballerino e insegnante di ginnastica, ma anche istruttore di aero-kick-boxing, una disciplina nata dall’utilizzo di questa arte marziale nell’ambito del fitness. Lo becchiamo mentre è in partenza per la Repubblica Dominicana, dove deve tenere degli stage di Aero-kick-boxing.

In America c’è la tendenza a far diventare le arti marziali come l’aero-kick-boxing e tutte le discipline legate alla boxe, attività da palestra per la massa. Io ho sviluppato queste tecniche tramite dei corsi, e poi andando anche da alcuni campioni del mondo di kick-boxing, per portarle in sostituzione delle vecchie lezioni di ginnastica aerobica o di step, che vanno molto di moda adesso.

Insomma, arti marziali non solo per auto-difesa, ma anche come disciplina per tenersi in forma?

Sì, ora anche in Italia si sta sviluppando questa possibilità. Io sono un formatore nazionale e internazionale della ginnastica, mi chiamano in tutta Italia e in varie parti del mondo, come adesso in Repubblica Dominicana, per fare gli stage di aggiornamento soprattutto aull’aero-kick-boxing.

Ma che differenza c’è con la ‘normale’ kick-boxing?

L’aero-kick-boxing si differenzia un po’ dalla kick-boxing perché, anche se c’è l’aspetto tecnico, l’attività è soprattutto mirata a un allenamento cardio-vascolare, pur utilizzando le tecniche della kick-boxing, e viene praticato nelle palestre e quindi nelle lezioni di fitness in generale.

E che impatto credi che ci sia per queste discipline nell’ambiente omosessuale?

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Da questo punto di vista va molto male. Per questo abbiamo fondato questo gruppo. Gli addetti ai lavori di queste discipline spesso, soprattutto al sud, sono dei personaggi un po’ montati, addirittura dei ‘picchiatori’ che vanno a rompere le scatole nei luoghi gay. Individualmente invece ci sono delle realtà in cui tutti sono celati, nascosti, ma è molto difficile venire allo scoperto in queste discipline cosiddette machiste, riservate a un certo ambito. Ma chi attacca è lo stesso che quando è solo con te ha un atteggiamento ambiguo, ma nel gruppo deve mantenere un atteggiamento omofobo.

Qual è il compito, quindi, del gruppo Marc e Parinya?

Molte persone non si iscrivono a questi club perché sanno che se vengono scoperti, possono andare incontro a disagi. Il nostro lavoro è quello di far uscire fuori gli omosessuali che le praticano, ma anche dare la posssibilità a chi ama le arti marziali, di praticarle al di là dei gusti sessuali, in modo che non ci sia discriminazione per colui che vuole praticarle.

Angelo, di Vicenza, 35 anni, invece non ha avuto episodi di discriminazione («Forse anche perché sono straight-looking», dice). Angelo ha praticato kickboxing/full contact per tre anni fino all’anno scorso, quando ha dovuto interrompere per problemi di lavoro.

Continua nella seconda pagina…Angelo, consiglieresti questo sport a un ragazzo gay?

Guarda, io sono sicuro che, se dovesse nascere un interesse vero e lontano da ogni radice sessuale, potrei convincere il mio valido maestro a dare se non altro una lezione o dimostrazione introduttiva (vista la sua mentalità molto aperta) a Vicenza nella palestra dove insegna o meglio ancora in discoteca, anche una discoteca gay. Aggiungo inoltre che questo sport è molto interessante per coloro che intendono differenziare la solita palestra con qualcosa che possa dare sicuri e veloci risultati in fatto di definizione e fluidità nei movimenti.

Come si svolgono gli allenamenti?

Gli allenamenti, almeno quelli da me frequentati, sono molto intensi e dopo circa 30 minuti di duro riscaldamento (corsa, saltelli, flessioni, addominali, gambe, braccia e quant’altro in maniera del tutto naturale – corpo a corpo senza pesi), si passa a una fase tecnica di una 40ina di minuti per poi passare a scambio libero (sempre full contact – ovvero con tutti i colpi ben piazzati anche se nel "quasi" pieno rispetto della tecnica).

Hai conosciuto molti gay che praticano questi sport?

No, solo uno o due, conosciuti in discoteca. Io spero che molti gay e lesbiche comincino a considerare questo e altri sport di combattimento perchè non si deve essere "etero cazzuti" per saper combattere. A me, ad esempio, dopo il primo anno, vista la mia buona riuscita nelle tecniche, molto spesso il mio maestro mi faceva seguire i nuovi arrivati che, nonostante fossero etero cazzuti, erano naturalmente "imbranati" nel combattere. Vedendo me che dimostravo agilità nel movimento e sicurezza nella tecnica, questi ragazzotti erano bonariamente portati ad elogiare la mia capacità di combattimento ed ad ammettere la loro "inferiorità" in caso di scontro ma solo perchè all’oscuro della mia omosessualità. Lo avessero saputo sono sicuro si sarebbero sentiti altamente frustrati nell’ apprendere che una ragazzo gay avrebbe potuto in qualsiasi momento metterli a ko. Non vi dico che goduria poter "domare" quelli che per strada, se lo avessere saputo, avrebbero tentato di riempirmi di botte. Aggiungo solo una cosa: a chi dovesse mai pensare di iniziare una qualsiasi tecnica di combattimento con lo scopo esclusivo di poter menare chiunque, sappia che là fuori esiste sempre qualcuno più bravo da cui imparare. Dico pure che uno sport da combattimento è armonia, velocità e forza e mai esempio di cattiveria e violenza gratuita.

Tra i fondatori del gruppo c’è Diana, una transessuale milanese; pubblicheremo tra pochi giorni anche la sua storia. Tornate a trovarci!