Gay in Tunisia: il servizio shock di “Terra!”

Torture, abusi sessuali e maltrattamenti: la storia di Skandar e Brahim

Il programma di approfondimento culturale Terra!, in onda in seconda serata su Rete 4, ha mandato in onda il 4 aprile uno sconvolgente reportage della giornalista Sandra Magliani tra Kairouan e Tunisi, città teatro di una surreale lotta alla libertà di essere omosessuali. La storia è quella di Skandar e Brahim, due 19enni arrestati mesi fa per sodomia e di cui avevamo parlato : il loro caso ha assunto rilevanza internazionale e ha finalmente portato a conoscenza l’opinione pubblica di questo orrore, perpetuato in Tunisia ormai da troppo tempo. Dopo aver passato 40 giorni in carcere, i giovani sono stati rilasciati e messi al sicuro in una casa fornita da una Ong locale: pochi giorni fa la notizia di un nuovo incarceramento, questa volta ancor più grave perché a Tunisi, città capitale e (almeno teoricamente) lontana dalla ultraconservatrice Kairouan. I ragazzi sono stati fortunatamente liberati ieri: le accuse di sodomia e prostituzione sono cadute ma cinque di loro, accusati di consumo di cannabis, sono ancora in carcere.

Il servizio mandato in onda pochi giorni fa risale a fine marzo, solo due giorni prima del secondo arresto, e lo scenario dipintovi è sconcertante: la polizia è entrata senza un mandato nella casa dello studente nella quale alloggiavano, portandoli via solo per esser venuti a conoscenza dei loro rapporti omosessuali e per il loro modo di vestire. I giovani sono stati vittime di soprusi in carcere, dove sono stati violentati e costretti a dormire sul pavimento senza cibo per giorni, oltre che a subire un fantomatico test anale atto a dimostrare la loro omosessualità: l’avvocato Fadua Braham, che abbiamo già ascoltato varie volte e che da tempo si batte per i diritti dei giovani gay tunisini, rivela che in realtà se il malcapitato rifiuta di svolgere il test non è obbligato a farlo.

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Video Terra! Unioni incivili di gayit

Di fatto però, questo test viene effettuato con la forza. Il fatto è potuto avvenire nella totale indifferenza perché effettivamente la notizia è stata nascosta: il “processo” fantoccio ai ragazzi è durato solo 4 giorni, senza alcun tipo di tutela. È grazie alle organizzazioni umanitarie tunisine e internazionali che si è arrivati alla scarcerazione e, in prospettiva più ampia, a portare alla luce questi fatti riprovevoli: è per questo che è importantissimo contribuire con la propria voce, su Facebook ben noto al pubblico di Gay.it.

“La Tunisia è un paese in cui il conflitto sull’omofobia è aperto. È stato il primo e in un certo senso l’unico paese arabo a fare una rivoluzione democratica 5 anni fa e adesso stanno venendo fuori i giovani gay che sfidano apertamente l’articolo del codice penale che sanziona gli atti omosessuali. Per questo motivo la battaglia che si svolge su omofobia e diritti in Tunisia è cruciale per determinare il futuro di tutto il mondo arabo e di tutto il mondo islamico”, afferma Stefano Sechi.

Speriamo che, alzando la voce tutti insieme, riusciremo a neutralizzare una volta per tutte questa indicibile violazione dei diritti umani basilari.