Gay, lesbiche e Medio Oriente: sicuri sia tutta colpa dell’Islam?

di

Indagine di Nicolamaria Coppola sull'omosessualità nei paesi islamici e sulla fuga a Ovest

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
5316 0

Un giornale qualsiasi, prima pagina: foto di pellegrini del mare, barconi stracolmi di persone indistinte. Mettiamo a fuoco: donne, uomini, vecchi e vecchie, bambine e bambini. Affamati, consumati dal sole e dal mare. Di solito il nostro pietismo da bravi occidentali si ferma qui e non guarda oltre. Certo, già questo basta a capire l’enorme dramma che c’è dietro. Ma la realtà è che, oltre il nostro sguardo di effimera compassione, c’è di più. Ci sono vite vere e ci sono identità dimenticate o, peggio, mai conosciute. Ci sono esseri umani a cui è stato impedito di autodeterminarsi; persone a cui sarà impedito di trovare la propria identità anche lì dove speravano di trovare pace e benessere.
Marianicola Coppola, caporedattore di “Epos World Views”, che attualmente vive tra Italia e Iraq, ci dà una mano a comprendere una parte, seppur minima, di queste identità. Minima perché lo fa attraverso un lavoro pionieristico in un campo ancora troppo sconosciuto.
“Omosessualità in Medio Oriente” (Aracne editrice, 2015, 324 pagine, 15 euro) ci fa conoscere, attraverso l’analisi della situazione politico-religiosa dei paesi arabi di religione islamica, la realtà che ci circonda.

Non affronta la questione immigrazione, ma, con il rigore scientifico della sua analisi, ci ricorda da dove vengono molte di quelle persone e che cosa si portano dietro. Perché, anche se mal vestiti, qualcosa si portano dietro. Si portano dietro un enorme tesoro culturale, con tutti i pregi e i difetti di ogni cultura. Spesso, però, si portano dietro anche il fardello della discriminazione basata sull’orientamento sessuale.
Coppola ci fa scoprire che la questione LGBTQI non è solo occidentale: la questione LGBTQI, anzi, è tanto più medio-orientale quanto più ci ricordiamo l’importanza di quello Stonewall che noi, a differenza loro, abbiamo avuto mezzo secolo fa. Per parlare di Medio Oriente dobbiamo proprio partire dall’Occidente e guardarci indietro nel tempo, per vedere chi eravamo noi e chi erano loro, chi siamo noi e chi sono loro; anzi, chi abbiamo fatto diventare noi.
Analisi rigorosa di dati ed eventi storici, sostenuta da una spiccata sensibilità letteraria per trovare la risposta ad una domanda che diamo troppo per scontata: “È colpa dell’Islam?”.

L’autore, ben consapevole di metter piede in un terreno vergine, tenta in ogni modo di scardinare i pregiudizi e gli stereotipi tipici del lettore occidentale, in un continuo rimando ai testi sacri islamici, alle tradizioni non codificate, agli usi e ai costumi, ribaltando la visione occidentale del Medio Oriente e esaltando i punti su cui far forza per l’apertura del Medio Oriente al tema dei diritti e delle identità.
“Omosessualità in Medio Oriente” è un vero e proprio manuale didattico, che, con un linguaggio semplice e un digredire attraverso “tesi-antitesi-sintesi”, vuole iniziare il lettore ad una questione ignorata o sottovalutata, senza dimenticare alcun elemento per comprendere una delle realtà sociali, politiche e culturali più complesse del mondo.
Un vero e proprio gioco di specchi e una lunga catena di cause ed effetti che balzano da Oriente ad Occidente e viceversa.
Quest’opera ci impone di rimanere umani, perché l’omosessualità non è una questione occidentale od orientale. “Si tratta di una realtà umana” (H. Clinton).

di Marco Mancini

Leggi   Verona ospiterà il World Congress of Families: nello spot anche i faccioni di Salvini e Fontana
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...