GAY PER LA PACE IN PALESTINA

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Una delegazione di omosessuali arriverà in Medio Oriente per parlare a israeliani e palestinesi. E' "Queer for Peace" il coordinamento gay internazionale nato in Italia per un mondo...

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SASSARI – L’idea è nata durante il seminario su gay, lesbiche e neoliberismo che si è svolto lo scorso novembre a Firenze, nell’ambito delle iniziative della convention del popolo dei “no-global”. Fu allora che il Movimento Omosessuale Sardo, capeggiato da Massimo Mele, lanciò la proposta di una missione di pace GLBT in Palestina per giugno 2003; idea che, nei mesi successivi, è stata estesa alla creazione di un movimento internazionale GLBT contro la guerra e per la globalizzazione dei diritti umani.
Ora questo progetto prende forma e nome: si chiama “Queer for Peace” e porterà una delegazione di gay italiani in Medio Oriente, dove incontrerà rappresentanti della società e delle istituzioni sia israeliane, sia palestinesi. Dal 10 giugno, la delegazione sarà a Gerusalemme, per incontrare esponenti della società civile israeliana e del parlamento e dire loro che «36 anni di occupazione sono troppi e che violenza, morte e distruzione non portano la pace ma solo odio e altra distruzione». Poi il gruppo prenderà parte al Pride di Gerusalemme, previsto per il 14 giugno, e che non sempre si svolge in un clima disteso. Il gruppo giungerà poi il 15 giugno nella West Bank e a Gaza, per vedere gli effetti dell’occupazione e della guerra, ma soprattutto per incontrare esponenti dell’associazionismo e della politica palestinese. Con loro, i rappresentanti dei gay parleranno anche dei diritti fondamentali degli individui, come il diritto alle identità e all’orientamento sessuale. E sono già diversi i dirigenti palestinesi che hanno dato la loro disponibilità e altri si aggiungeranno.
«L’idea di una iniziativa in Palestina nasce dall’esigenza sentita da molt* di noi di accompagnare la teoria ad una pratica politica che ci rendesse soggetti attivi del cambiamento, portandoci ad interagire con gli eventi e con il resto del movimento portando/partendo dal nostro specifico» scrivono nel documento di presentazione i promotori dell’iniziativa, che denunciano il fatto che le politiche di liberazione, come quella di liberazione sessuale, abbiano assunto «un carattere puramente difensivo, riducendole ad un rivendicazionismo spesso funzionale al sistema etero/liberista».
«Abbiamo pensato alla Palestina per il valore simbolico che il conflitto israeliano/palestinese ha assunto nel tempo come paradigma dell’imperialismo, ma anche di quell’incomunicabilità violenta, che radicalizza le posizioni e foraggia fondamentalismo e autoritarismo. Ma anche perché in Palestina, come in gran parte dei paesi arabi cosiddetti moderati, il crescente potere delle organizzazioni fondamentaliste, assieme ad una sorta di militarizzazione dei rapporti sociali dovuta alla guerra, ha interrotto la tradizionale “tolleranza repressiva” nei confronti dell’omosessualità iniziando una vera e propria persecuzione in cui i gay sono arrestati, torturati e, quando vengono espulsi da Israele e spediti a Gaza, anche uccisi come collaborazionisti».
Tra le prime adesioni giunte, figurano quelle di Titti De Simone (Parlamentare PRC), Franco Grillini (parlamentare DS), Nichi Vendola (parlamentare PRC) e Gianni Vattimo (Parlamentare europeo DS). Anche Arcigay e Arcilesbica hanno dato la loro adesione, così come il MIT e CGIL ufficio nuovi diritti nazionale.
Per approfondimenti, adesioni e informazioni, potete consultare il sito www.queerforpeace.org.

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