Gay Pride nel Rinascimento: Perugia tra radici e orgoglio queer

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Una rievocazione storica della Perugia a cavallo tra Medioevo e Rinascimento: i ragazzi dell'Arcigay locale hanno dato vita a un'appropriazione queer di una manifestazione tradizionale.

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A pochi giorni dal Perugia Pride Village (che si terrà il 24, 25 e 26 giugno), Omphalos Arcigay Arcilesbica pubblica il progetto fotografico Perugia Pride 1416. Riprendendo il nome da Perugia 1416, la neonata rievocazione storica del periodo a cavallo tra Medioevo e Rinascimento, che si fonda sul coinvolgimento dei cinque rioni storici della città, i ragazzi dell’Arcigay locale hanno dato vita a un’appropriazione queer della manifestazione tradizionale, un gesto dal notevole effetto sociale e che sta regalando visibilità ai ragazzi di Omphalos e al loro imminente Pride. Un progetto che, si legge nel testo che accompagna le foto, “vuole sottolineare l’importanza di approfondire anche la storia dei costumi sociali di un’epoca a noi lontana: le carte d’archivio e i documenti che riguardano Perugia non aspettano altro che essere letti e studiati con un approccio libero e una mente aperta”. Storie realmente accadute, da cui sorprendentemente trapela già un certo coraggio, un orgoglio queer ante litteram, come quella del Coppetta che in una dissertazione difende la naturalità dell’amore tra uomini, oppure quella del poeta Nuccoli che afferma la sua volontà di continuare ad amare un giovane anche se per questo sarà insultato e schernito.

Abbiamo fatto qualche domanda a Lorenzo Ermenegildi, segretario di Omphalos Arcigay Arcilesbica e consigliere nazionale Arcigay, oltre che studente. Ecco cosa ci ha raccontato.

Com’è nata l’idea di questo shooting in costume? A chi è venuta l’idea?

Questo progetto nasce dall’idea di Riccardo Strappaghetti, responsabile dell’archivio storico dell’Omphalos, a seguito di una lunga e approfondita ricerca storica che sta eseguendo sulla storia del mondo omosessuale perugino nel medioevo.

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La rievocazione in costume esisteva già? Cosa ricorda?

Sì, il nome “Perugia Pride 1416″ è ispirato dal neonato palio in costume dei quartieri perugini che appunto si chiama appunto “Perugia 1416” (qui il sito del palio).

Chi sono i ragazzi che vediamo negli scatti? 

Nelle foto sono ritratti alcuni dei volontari e delle volontarie dell’Omphalos e anche alcuni dirigenti dell’associazione. Ci sono ragazze e ragazze sia LGBTQI che etero che ogni giorno si impegnano in associazione per le numerose attività, le campagne e i servizi che Omphalos offre alla comunità LGBTQI perugina e umbra.

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Che messaggio avete voluto affidare a questo progetto?

Il progetto, oltre a promuovere l’imminente Pride di Perugia, serve anche a ricordare che, anche se ai più non note, le persone LGBTQI esistono e sono sempre esistite.

Com’è la scena LGBTQI a Perugia? Com’è essere gay da quelle parti?

Perugia, pur essendo una città di medie dimensioni, anche grazie ai suoi atenei, è da sempre riconosciuta come una città piuttosto gay friendly. La comunità LGBTQI perugina è grande e compatta e trova il suo centro politico e culturale nell’Omphalos, associazione che ad oggi, con oltre duemila associati, è tra i più grandi circoli LGBTQI del Paese. La situazione certo cambia se ci si sposta nel resto dell’Umbria, dove l’influenza culturale e politica della chiesa è ancora preponderante.

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Che reazioni avete ricevuto col vostro lavoro? Come hanno reagito le persone attorno a voi?

La campagna è stata presa con molta simpatia sia dalla nostra comunità, sia da buona parte della cittadinanza. Purtroppo non sono mancati i commenti “sdegnati” da alcuni ambienti dell’estrema destra, ma sapremo farcene una ragione.

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