GAYTHON DECOLLA

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Parte bene la raccolta di fondi per l'AGEDO

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Dobbiamo confessarlo: non pensavamo che l’iniziativa Gaython sarebbe partita così bene! Già nei primissimi giorni sono decine le donazioni giunte, per un ammontare totale, alle 12 di giovedì 28 giugno, di 1.570.000 lire! La prima cosa da fare, dunque, è ringraziare chi ha già partecipato.

In realtà l’Associazione dei Genitori e Amici di Omosessuali AGEDO ha sempre riscontrato una calorosa considerazione nel panorama gay/lesbico italiano, dove viene ricambiata con quell’affetto che normalmente sono loro, i genitori, a darci quotidianamente. E’ quindi naturale e giusto che nel momento in cui una associazione che svolge un’attività così importante, chiede mezzi per poter realizzare i propri progetti, tutti i figli gay e le figlie lesbiche rispondano all’appello.

L’Agedo è nata nel 1992, quando Paola Dall’Orto, mentre intervistava alcuni genitori per il libro "Figli diversi", che ha scritto con suo figlio Giovanni, cominciò a comprendere la necessità per i genitori che affrontavano l’omosessualità dei figli di poter condividere le esperienze e le sensazioni. Da allora l’Agedo ha raccolto tante persone, e tante esperienze sono state fatte da parte dei genitori come da parte dei figli. Crediamo siano queste esperienze quelle che maggiormente testimoniano l’importanza dell’attività di questa associazione; e per questo motivo ne riportiamo due molto toccanti, raccontate da Paola Dall’Orto, presidente dell’Agedo. Ci auguriamo che queste storie vissute possano motivare sempre più persone a sostenere l’attività dei genitori di omosessuali!

UNA MADRE

Voglio solo ricordare le parole di una mamma che, seppur non subito, ha accettato il figlio, all’opposto del marito. Sono parole che mi ha riferito durante un colloquio: "Ricordo – mi disse – 15, 20 giorni prima che si verificasse questo momento (cioè quello della "confessione" ), mio figlio mi veniva vicino spesso e mi diceva di abbracciarlo, di stringerlo, di baciarlo e mi chiedeva se gli volevo bene, qualsiasi cosa avesse fatto. Io lì per lì, gli rispondevo che sì, gli volevo bene, ma non riuscivo a intuire dove volesse arrivare. Capii solo dopo, quando, mentre eravamo a tavola, stavano mandando in onda alla tv una manifestazione di omosessuali. Io intervenni dicendo che ognuno è libero di vivere la propria vita, per cui non mi davano alcun fastidio. Mio marito era contrariato, asseriva che non erano persone normali, che erano dei malati. Intervenne mio figlio, difendendo i gay. Io però, anche se non avevo nessun motivo per detestarli, gli dissi che se fosse stato così anche lui, mi avrebbe fatto morire: lui ci guardò e con grande sforzo, quasi piangendo, ci disse che anche lui era così. Ci fu un assoluto silenzio, il cibo mi si fermò in gola, mi girava la testa. Volevo scappare perché mi sentivo male. Anche mio marito rimase impietrito: chiese se stava scherzando o se questa era la verità. Nostro figlio confermò. In quel momento la nostra cena finì e cominciò un incubo. Lo tempestammo di domande chiedendogli da quanto tempo l’avesse capito. Ci disse che era da due, tre anni che era tormentato, che si portava dentro questa angoscia , ma non aveva il coraggio di dircelo: Ha combattuto, ha sofferto da solo, è stato in conflitto con se stesso perché non voleva crederci, non voleva ammettere di essere così. Ora ha 20 anni. Se lui ce l’avesse detto prima noi saremmo ricorsi allo psicologo o almeno avremmo trovato non so quale sistema per capire dove avevamo sbagliato noi, l’avremmo curato. "Mamma, mi disse, non capisci, è un’attrazione che senti dentro, è un sentimento innato, non è una malattia, non é una cosa che cerchi o scegli tu" .Io mi sentivo di ghiaccio, vuota, insensibile, mi sembrava di vivere al di fuori della realtà. Come avremmo potuto intuirlo, visto che non aveva nessun comportamento effeminato?

Ci abbracciavamo mentre lui ci confermava il suo affetto: lui era sempre il ragazzo di prima ed era diverso solo il suo modo di vivere la sua sessualità, ma per il resto non cambiava nulla".

Ho riportato queste testimonianze perché sono emblematiche del vissuto purtroppo sempre difficile, doloroso che tutta la famiglia, spesso compresi i fratelli e le sorelle, è costretta inutilmente a percorrere proprio a causa dei pregiudizi sociali, in un clima pesante di confusione, di caos, di ruoli scambiati

UN PADRE

Non dimenticherò però mai l’incontro con uno dei pochi padri che si sono rivolti all’AGEDO: venne con la moglie per essere aiutato: voleva capirlo, voleva poter continuare il dialogo col figlio come lo aveva prima che questo peso gli opprimesse il cuore: voleva aiutarlo, seppur ignaro della realtà omosessuale. L’atteggiamento era severo, compìto, consapevole della difficoltà di accettare che il figlio, già venticinquenne, potesse uscire la sera a trovare il suo compagno: fosse stata una compagna non ci sarebbero stati problemi! Tutti i suoi atteggiamenti verso di lui si erano ribaltati! Eppure era lo stesso figlio di prima!

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