GAYTHON: LE STORIE

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L'esperienza di Maria, mamma di un ragazzo gay

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Vogliamo presentarvi le storie di alcune di quelle eroine e eroi senza corona, che hanno combattuto e combattono le quotidiane battaglie dell’accettazione e della lotta al pregiudizio, affrontando con orgoglio l’omosessualità dei loro figli. Ad aiutare questi genitori, c’è da anni in Italia l’Agedo, la Associazione di genitori e amici di Omosessuali, che oggi, per continuare a realizzare i suoi importanti progetti, chiede l0aiuto di tutti noi. partecipa, facendo una donazaione, anche solo di 20.000 lire, nella pagina di Gaython.

Di seguito, riportiamo la storia di una di queste mamme, tratto dal libro di Giovanni e Paola Dall’Orto "Figli Diversi", che aiuta a capire quanto sia importante un’organizzazione come l’Agedo.

Una famiglia cambiata

È da circa un anno che Maria ha saputo delle tendenze sessuali di suo figlio Luca, ed ancora la piaga è aperta al punto da lasciar sfuggire una forte commozione. Tuttavia la sua disponibilità è totale, in nome dell’amore e dell’ammirazione che prova verso il suo ragazzo.

Suo marito è un uomo un poco chiuso, forse autoritario, molto cambiato però, e certo maturato, per la sofferenza causatagli dalla scoperta dell’omosessualità del figlio.

Luca è stato un bravo scolaro, quasi un "ragazzino modello", fino alla scuole medie, dopo le quali ha iniziato a manifestare una certa inquietudine, sfociata nell’abbandono dell’Università dopo aver dato con successo sei esami. Il figlio era lodato per la sua intelligenza e bravura, ma aveva difficoltà a farsi amici, difficoltà alimentata dalla sua tendenza a stare a casa da solo a leggere.

Verso i ventidue anni la madre si accorse che qualcosa non andava in Luca: faceva telefonate di nascosto, viaggi lunghissimi per andare a trovare una fantomatica ragazza, che però non veniva mai presentata in famiglia, nonostante le richieste.

Maria si chiese che cosa ci fosse di particolare, immaginando una relazione con una donna sposata, magari con figli, oppure con una ragazza non "per bene", temendo addirittura problemi di droga, non presumendo mai l’omosessualità del figlio.

Quando esasperata chiese ancora una volta chiarimenti, Luca l’invitò a sedersi e le spiegò la verità. La "ragazza" era in realtà un ragazzo, che viveva a settecento chilometri di distanza, e col quale Luca aveva una relazione.

Maria dice che quando apprese la notizia "si sentì venir meno". Fu come, spiega, una sensazione "di essersene andata da lì", di non esserci più.

Da quel momento è iniziata la solita tormentosa autoanalisi, alla ricerca delle proprie possibili colpe nell’educazione del figlio. All’idea che l’omosessualità del figlio dipendesse da una educazione sbagliata, subentrò l’idea che si trattasse solo di un desiderio di provare nuove sensazioni, che però fu subito scartata perché non coincideva col carattere di Luca.

Saputo che suo figlio frequentava il centro gay di Milano, Maria ci volle andare, anche per vedere chi frequentasse. Ne restò meravigliata, perché scoprì che, incredibilmente, gli omosessuali sono persone uguali agli eterosessuali, con le stesse capacità lavorative e organizzative, e con stili di vita quotidiana simili!

Provò conforto, e trovò anche le informazioni che cercava leggendo qualche libro della biblioteca del centro gay. Non osò parlarne subito con le amiche, ma trovò aiuto e comprensione presso una cognata.

Ora è diventata combattiva nella difesa degli omosessuali: il concetto di perversione che le era stato inculcato sparì quando si disse che se Luca era omosessuale, nella sua rettitudine, allora l’omosessualità era un’altra cosa: per lo meno non una perversione. Anche le amiche ebbero poi una reazione positiva: anzi ora difendono combattive e solidali Luca e l’omosessualità quando ne sentono parlare con spregio.

In casa però cerca di parlarne il meno possibile perché Luca ha una sorella minore a cui Maria ritiene sia prematuro parlarne. Lo fa però in maniera indiretta, affrontando l’argomento, cercando di creare una mentalità che possa in un secondo momento permettere il discorso e l’accettazione. Forse, dice lei, è una scusa per non soffrirne.

Maria pensa che occorrerebbe una maggiore preparazione psicologica per le madri, addirittura quando mettono al mondo i figli: dovrebbero sapere che esiste la possibilità che nostro figlio o figlia nasca omosessuale.

E’ stata Maria ad informare il marito. Temeva che avrebbe rifiutato il figlio, ma infine lo affrontò con coraggio, schierandosi preventivamente dalla parte di Luca.

La reazione temuta non ci fu: il marito soffrì moltissimo per due giorni, come non aveva fatto mai in vita sua, e per la prima volta mise in dubbio la propria capacità di padre, forse con la sensazione del proprio fallimento; alla fine riuscì però ad accettare l’idea della "diversità" di Luca.

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d'amore Viennese.

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