Genova: la polizia scheda gli omosessuali

Gli agenti pattugliano i giardini del sesso di Carignano e identificano i frequentatori. Le associazioni gay insorgono: «È una violenza e una violazione della privacy »

L’accusa, gravissima, viene dall’avvocato pisano Ezio Menzione, che contesta il comportamento della Polizia genovese, chiamata a controllare i frequentatori di Mura delle Cappuccine, uno degli angoli a luci rosse della città. «Siamo intervenuti per le proteste degli abitanti della zona che lamentano danneggiamenti e atti di teppismo — dicono al commissariato di piazza Matteotti — Le segnalazioni parlano, tra l’altro, di lampioni rotti appositamente per creare il buio e appartarsi».

Nel corso di questi accertamenti, gli uomini del vicequestore Angelo Gaggiano si sarebbero mescolati con gli uomini che normalmente usano quella zona come punto di incontro. Arrivando a una conclusione: «Non abbiamo riscontrato reati. La zona è risultata essere utilizzata da chi esercita la prostituzione maschile solo per stabilire dei contatti. Poi, per gli incontri, le coppie appena formate salivano in auto e si allontanavano». Cioonostante gli agenti, hanno rilevato i dati personali delle persone che frequentano la zona, azione che, secondo Menzione è una vera e propria schedatura: «Non c’è altra parola per definirla — dice l’avvocato pisano, esperto in tematiche di discriminazione sessuale — e una lampante violazione della privacy. Se infatti si può parlare di “identificazione” di persone sorprese a commettere un reato, l’ammissione che questi ragazzi non stavano facendo proprio nulla non lascia dubbi: sono stati schedati soltanto perché sono omosessuali. È questo è un fatto estremamente grave, soprattutto dopo che la magistratura ha già stigmatizzato certi episodi del passato coprendo di ridicolo le forze dell’ordine».

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In passato, infatti, i poliziotti genovesi avevano suscitato molte polemiche per essersi infiltrati nella stessa zona di battuage, adescando addirittura i frequentatori: li denunciavano nel momento in cui questi, sollecitati dagli stessi poliziotti in incognito che si fingevano gay, si spogliavano. «Cercavano l’approccio, ma appena questo avveniva scattava la denuncia — accusa l’avvocato Ezio Menzione — finché la magistratura ha messo la parola fine ridicolizzando l’operato della polizia ». La vicenda si era conclusa con 150 proscioglimenti e la chiusura di tutti i procedimenti avviati con la motivazione che, a fronte di una provocazione, non si poteva parlare né di atti osceni né di violenze sessuali.