Gentilini invoca lo stupro

È tornato alla carica Gentilini, il vicesindaco di Treviso, che chiedeva la pulizia etnica per i culattoni. Questa volta invoca lo stupro con uno scalpello per i familiari di Alfonso Pecoraro Scanio.

Sono le solite dichiarazioni forti quelle di Gentilini, quelle a cui dopo un po’, pericolosamente, ci si abitua, come è avvenuto per i toni duri usati abitualmente dal leader del suo stesso partito Umberto Bossi. Questa volta l’ira di Gentilini si rivolge al ministro all’Ambiente Pecoraro Scanio: «a Gorgo al Monticano hanno violentato una donna con uno scalpello davanti e di dietro». «E io dico a Pecoraro Scanio che voglio che succeda la stessa cosa a sua sorella o a sua madre». «E già che parliamo di culi, sia chiaro che anche i gay io non li voglio vedere per le strade».

E Il pubblico lo premia con un’ovazione.

«Difficile dare una risposta, insulta persone che nemmeno conosce con questi toni – risponde Pecoraro Scanio – mi aspetterei una presa di distanze». «È talmente aberrante… Sono affermazioni che dovrebbero essere fuori da qualsiasi contesto civile – continua il ministro – frasi che possono spingere menti squilibrate a commettere delitti. Si parla di omicidio. Tra l’altro, avendo parlato di madre e sorella, valuterò con gli avvocati come procedere».

Ma il problema, secondo Pecoraro, non è personale: «Si collega con gli atteggiamenti sempre più aggressivi nei confronti dei Verdi e del ministero, colpevoli di cercare di far rispettare le regole».

La solidarietà al ministro dell’Ambiente è arrivata dal capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli: «Le parole di Gentilini sono vergognose e indecenti. Come fa il Polo a tollerare che un uomo delle istituzioni possa esprimersi così?».

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