Gerusalemme: aggredita delegazione Arcigay

Qualche incidente all’inizio, poi la prima sfilata gay della città si è svolta senza problemi. Un uomo, poi bloccato, aveva strappato la bandiera tricolore che la delegazione portava al corteo.

GERUSALEMME – Uno dei manifestanti anti-gay che hanno cercato di disturbare stamane la marcia degli omosessuali a Gerusalemme ha strappato il tricolore dalle mani di uno dei membri della delegazione italiana dell’Arcigay, mentre alcune migliaia di omosessuali erano concentrati nella centrale piazza Tsion da cui sono poi partiti in corteo. Lo ha constatato un giornalista dell’Ansa sul posto.

Un uomo, che è stato immediatamente bloccato dalla polizia presente in forze, si è improvvisamente avvicinato al gruppo dell’Arcigay e ha strappato il tricolore delle mani di uno dei componenti della delegazione italiana, guidata da Renato Sabbadini, responsabile esteri dell’organizzazione.

Prima dell’inizio del corteo, che ha poi raggiunto senza incidenti il Parco dell’Indipendenza attraversando il centro di Gerusalemme, quattro componenti della delegazione dell’Arcigay avevano attuato un’iniziativa simbolica di fronte alla Chiesa del Santo Sepolcro, nella Città vecchia, esponendo triangoli rosa come quelli che distinguevano gli omosessuali nei campi di sterminio nazisti.

Alla marcia di Gerusalemme, partecipano circa quattromila tra gay e lesbiche israeliani, palestinesi e di altri paesi, molti dei quali scandiscono slogan e inalberano striscioni in favore della pace e per la fine dell’occupazione dei Territori.

Anche Walter Veltroni, sindaco di Roma, aveva salutato con favore la ‘Gay Pride March’ che si è svolta oggi venerdì 7 giugno a Gerusalemme, definendola "un’ importante opportunità" per la città israeliana "di raccogliere quanti credono sinceramente e lavorano per la pace, siano essi religiosi o laici, arabi o ebrei, gay o eterosessuali". Il sindaco di Roma lo ha scritto in un messaggio al segretario generale dell’ArciGay, Aurelio Mancuso.

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"In questi tempi di violenza e disperazione in Medioriente la nobile parata di orgoglio umano organizzata dalla ‘Jerusalem Open Housè potrebbe diventare un evento di speranza per tutte le comunità che vivono a Gerusalemme", scrive ancora Veltroni. Il sindaco ricorda poi come "il Comune di Roma stia lavorando nella stessa direzione ed abbia aperto alcune settimane fa a Gerusalemme un ufficio per la pace, che promuoverà iniziative a favore del dialogo e della pace".

La manifestazione aveva scatenato un’ondata di proteste da parte dei leader dei gruppi ebraici ortodossi: Mosha Hummer, un consigliere d’amministrazione della città, ha definito la marcia "una dimostrazione di gente malata". Secondo gli ebrei ortodossi, è valida l’affermazione biblica secondo cui l’omosessualità è "un’abominio".

Nonostante gli oppositori non avessero in programma contro-manifestazioni, la polizia di Gerusalemme era in stato di allerta per il rischio di incidenti. Oltre al rischio di attacchi da parte di terroristi palestinesi, la polizia temeva che la prima parata gay organizzata a Gerusalemme potesse essere contestata in modo violento da quanti, tra gli stessi israeliani, sono contrari all’evento.

La polizia ha arrestato ieri tre giovani, presunti simpatizzanti dell’estrema destra, che erano in possesso di striscioni incitanti a lanciare uova contro i partecipanti al corteo. L’estremista di destra Itamar Ben Givir, in risposta all’arresto, ha dihiarato:"Arriveremo al corteo per rimuovere l’orgoglio dalla faccia degli omosessuali".